Linfoma non Hodgkin: sintomi, diagnosi e trattamenti possibili

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Sintomi e Cure: consigli, rimedi e prevenzione

Linfoma non Hodgkin: sintomi, diagnosi e trattamenti possibili

Che cos’è il linfoma non-Hodgkin?

Il linfoma non-Hodgkin è un tipo di cancro che origina nel sistema linfatico del corpo. Esistono molte varianti, e la diagnosi differenziale può risultare complessa anche per i professionisti della salute. Sebbene sia più comune tra gli adulti più anziani, il linfoma non-Hodgkin può manifestarsi anche nei bambini. Riconoscere i sintomi non è sempre semplice, ma i progressi nei metodi di rilevazione e cura hanno migliorato significativamente le prospettive di sopravvivenza.

Il sistema linfatico e il suo ruolo

Il sistema linfatico funge da sistema di pulizia del corpo. La linfa, un liquido acquoso, circola tra le cellule e rimuove le tossine e i rifiuti. Questa sostanza viaggia attraverso tubi che si collegano ai linfonodi, piccoli filtri a forma di fagiolo che catturano tossine e germi, facilitando la loro eliminazione. I gruppi di linfonodi si trovano in diverse aree del corpo, tra cui ascelle, addome, inguine, collo e pelvi.

La funzione dei linfociti

I linfociti, un tipo di globuli bianchi, iniziano a svolgere un ruolo cruciale. Le cellule B identificano i germi, mentre le cellule T si occupano della loro eliminazione. Dopo avere svolto il loro compito, queste cellule dovrebbero morire naturalmente. Nel caso del linfoma non-Hodgkin, questo processo di morte cellulare si interrompe, portando a una proliferazione incontrollata delle cellule anormali, causando l’ingrossamento dei linfonodi, spesso nella zona delle cellule B.

Sintomi iniziali da riconoscere

Il sintomo più comune del linfoma non-Hodgkin è un linfonodo gonfio, tipicamente localizzato in ascelle, inguine o collo. Questi linfonodi possono essere indolori, rendendoli facili da trascurare. La presenza di linfonodi ingrossati è comune anche durante infezioni, il che contribuisce a una possibile sottovalutazione. Altri sintomi iniziali includono febbre persistente, sudorazioni notturne, perdita di peso inspiegabile e affaticamento eccessivo.

Sintomi in base alla localizzazione

Poiché il sistema linfatico si estende in tutto il corpo, il linfoma può apparire in qualsiasi area. Ad esempio, se è localizzato nello stomaco, possono manifestarsi nausea o sensazioni di sazietà anche dopo piccoli pasti. Può causare anche reazioni cutanee come prurito o eruzioni cutanee. In caso di coinvolgimento toracico, il paziente potrebbe avvertire dolore o difficoltà respiratorie. È importante prestare attenzione ai segnali del corpo e consultare un medico se i sintomi persistono.

Tipi di linfoma non-Hodgkin

Ci sono più di 30 tipologie di linfoma non-Hodgkin, distinte in base all’origine nel tipo di cellule B o T, all’aspetto cellulare e alle varie proteine e geni coinvolti. I medici valutano anche la velocità di crescita del cancro: i linfomi indolenti crescono lentamente, mentre quelli aggressivi si diffondono rapidamente. Il linfoma diffuso a grandi cellule B è il tipo più comune, solitamente diagnosticato intorno ai 60 anni. Sebbene sia aggressivo, ci sono possibilità di cura.

Stadi del linfoma

La fase del linfoma ha un impatto significativo sulla scelta della terapia. In fase I, il linfoma è limitato a un’area dei linfonodi, o a un organo del sistema linfatico, come le tonsille. In fase IV, il cancro si estende a linfonodi sopra e sotto il diaframma, e può interessare anche altri organi come il fegato o i polmoni.

Approccio del “wait-and-see”

Per i linfomi a crescita lenta nelle fasi iniziali, l’approccio migliore potrebbe essere quello di non intervenire subito. Questi tipi possono rimanere stabili per anni senza causare problemi. Ma è fondamentale mantenere controlli regolari per monitorare la situazione. Se compaiono sintomi o si tratta di un linfoma più aggressivo, è probabile che sia necessario un trattamento tempestivo.

Opzioni di trattamento

Chemioterapia

La chemioterapia è un trattamento comune che utilizza farmaci per eliminare le cellule tumorali. Può essere somministrata per via orale o tramite infusione endovenosa. Spesso vengono usati più farmaci, poiché ciascuno agisce in modo diverso. È possibile che si manifestino effetti collaterali come la perdita di capelli e un aumento del rischio di infezioni.

Trapianto di cellule staminali

La chemioterapia ad alta dose può eradicare una maggior quantità di cancro, ma distrugge anche il midollo osseo, dove vengono prodotte le cellule del sangue. In questo caso, si possono prelevare e conservare cellule staminali per reinserirle nel corpo dopo il trattamento, anche da un donatore. Questo processo è noto come trapianto di midollo osseo.

Immunoterapia e Terapie mirate

L’immunoterapia sfrutta la capacità del sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali, attraverso farmaci come gli anticorpi monoclonali che segnalano le cellule cancerose per la loro eliminazione. Le terapie mirate, invece, agiscono su specifiche differenze biologiche nelle cellule tumorali, limitando gli effetti collaterali rispetto alla chemioterapia tradizionale.

Radioterapia

La radioterapia consiste nell’impiego di fasci di alta energia per distruggere le cellule tumorali. Per i linfomi non-Hodgkin in fase iniziale, questo trattamento può a volte essere sufficiente. Spesso, però, viene combinato con altri approcci come la chemioterapia. Le sedute di radioterapia comportano solo brevi esposizioni e sono indolori.

Sopravvivenza e obiettivi dopo il trattamento

Le prospettive di sopravvivenza sono influenzate da vari fattori come il tipo e lo stadio del linfoma, oltre all’età e alla salute generale del paziente. In media, la percentuale di sopravvivenza relativa a 5 anni per il linfoma non-Hodgkin è del 70%, il che significa che sette persone su dieci sono vive dopo 5 anni dal diagnosticarsi. La sua evoluzione varia da paziente a paziente e non può essere generalizzata.

Cause e prevenzione del linfoma non-Hodgkin

Le cause del linfoma non-Hodgkin rimangono in gran parte sconosciute, anche se l’età giocano un ruolo significativo; è particolarmente comune tra individui con più di 60 anni. Situazioni che indeboliscono il sistema immunitario possono aumentare il rischio, come malattie congenite o infezioni specifiche. Sebbene non esista un metodo infalibile di prevenzione, è fondamentale tenere d’occhio eventuali sintomi e mantenere controlli medici regolari.

Fonti ufficiali

Le notizie riguardanti sintomi e cure riportate su blog.it vengono esposte a titolo informativo. Nel caso, voi o i vostri cari, soffriate di una delle patologie da noi trattate vi invitiamo a contattare il vostro medico curante..

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