Malesia vieta completamente l’importazione di rifiuti elettronici per combattere il commercio tossico.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Malesia vieta completamente l’importazione di rifiuti elettronici per combattere il commercio tossico.

La Nuova Legge Malese contro l’E-Waste

Nel mese di aprile 2026, la Malesia ha introdotto un divieto assoluto all’importazione di rifiuti elettronici, diventando un esempio per gli altri paesi. In passato, il Paese era uno dei principali destinatari di rifiuti elettrici ed elettronici. La messa in atto del divieto richiede sforzi considerevoli da parte delle autorità doganali per identificare e respingere i carichi di e-waste dichiarati erroneamente come metalli industriali o altre merci. Questa è una sfida impegnativa, considerando il volume di container che transitano quotidianamente attraverso i porti malesi.

Il programma di enforcement include una task force specializzata che ha già rispedito migliaia di tonnellate di e-waste nei paesi di origine. Tuttavia, permangono delle lacune, come il fatto che gli Stati Uniti non sono firmatari della Convenzione di Basilea sui rifiuti pericolosi. Gli operatori locali sostengono che il divieto possa livellare il campo di gioco per le aziende che cercano di riciclare legalmente i rifiuti domestici, ma i residenti delle aree vicino ai porti lamentano che l’incenerimento illegale rimane un problema persistente.

Incendi e Grossi Problemi Ambientali

Il 7 luglio 2026, un container che dichiarava di trasportare minerale di stagno è scoppiato in un incendio poco dopo essere stato scaricato al porto di Klang. I vigili del fuoco, dopo aver domato le fiamme, hanno aperto le porte d’acciaio per scoprire che non c’erano metalli industriali, ma solo un carico di e-waste bruciato. Le autorità e le ONG hanno espresso preoccupazione rispetto ai container con documenti falsi che riescono frequentemente a penetrare nelle discariche illegali malese.

Il trasporto di rifiuti pericolosi deve seguire regolamenti severi. Infatti, la nuova normativa malese, entrata in vigore il 1 aprile 2026, prevede un divieto assoluto all’importazione di rifiuti elettronici. Ciò impone alle autorità doganali di controllare milioni di container ogni anno, affrontando un mercato nero difficile da sradicare. Nik Ezanee Mohd Faisal, capo dell’Agenzia Malese per il Controllo e la Protezione delle Frontiere, ha sottolineato che l’enorme volume di traffico dei container rende arduo il rilevamento manuale.

Fino al 7 luglio, la task force speciale denominata Op Green Shield ha ispezionato 685 container. Di questi, 143 sono stati identificati come contenenti più di 3.370 tonnellate di e-waste, già rimandati nei rispettivi paesi di origine. La pressione sul porto di Klang è evidente, dato che tra gennaio e maggio 2026 sono stati trattati quasi 6,4 milioni di unità equivalenti a venti piedi.

Un’indagine della Basel Action Network ha rivelato che i broker di e-waste degli Stati Uniti hanno esportato circa 1.949 container ogni mese, con la Malesia che figura costantemente come una destinazione principale. Le aziende e i consumatori dei paesi più ricchi, come gli Stati Uniti e il Giappone, continuano a esportare i loro rifiuti elettronici in Asia sudorientale per evitare costi più elevati di smaltimento corretto.

Opportunità per il Riciclo Locale

Il divieto di importazione di e-waste ha aperto possibilità per il mercato del riciclo domestico in Malesia. Mohamed Tarek El-Fatatry, fondatore della struttura di riciclo ERTH (Electronic Recycling Through Heroes), ha accolto con favore la legge, affermando che consente di concentrare gli sforzi sul riciclo dei rifiuti locali, riducendo il carico di rifiuti importati. Prima dell’entrata in vigore del divieto, i riciclatori che rispettavano le norme ambientali si trovavano in svantaggio rispetto ai concorrenti che lavoravano con e-waste importato.

Questa realtà economica alimenta i rischi ambientali associati ai centri di raccolta illegali. Senza accesso legale alle discariche municipali, gli operatori non autorizzati utilizzano metodi ecologicamente dannosi per smaltire i rifiuti. In molti casi, bruciano le parti intere per isolare i metalli preziosi. Le comunità vicine segnalano spesso la presenza di fumi chimici derivanti dagli incendi, aggravando la loro salute.

Tan Yu Jinh, un residente di Telok Panglima Garang, ha riportato un incremento dell’inquinamento atmosferico seguito dall’introduzione del divieto. L’odore dei rifiuti bruciati è diventato una costante nelle sue giornate, provocando frustrazione e preoccupazione per la salute di lui e dei suoi genitori anziani. L’assenza di filtri industriali nei processi di smaltimento dei rifiuti elettronici porta quindi a gravi ripercussioni per la salute pubblica e per l’ambiente. Gli incendi di rifiuti elettrici rilasciano tossine nell’aria, a fianco di metalli pesanti come mercurio e cadmio, rappresentando un rischio a lungo termine per tutte le persone esposte.

Le autorità malese hanno intensificato i controlli, ma affrontano una battaglia difficile contro il traffico di e-waste. La chiamata a una maggiore trasparenza da parte dei governi malese e statunitense diventa quindi cruciale, per evitare che i rifiuti siano diretti verso paesi vulnerabili, aggravando la crisi ambientale.

Le situazioni critiche come queste dimostrano l’importanza di un corretto smaltimento dei rifiuti e della necessità che i paesi collaborino per proteggere la salute pubblica e l’ambiente.

Fonti:
– Basel Action Network. (2023). Ripercussioni del commercio illegale di e-waste.
– Agenzia Malese per il Controllo e la Protezione delle Frontiere (AKPS).
– Rassegna sulla salute ambientale e rischi associati alla combustione di e-waste (2019).

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