Mark Zuckerberg e la difficoltà di vivere nel mondo reale: una riflessione attuale.
Pubblicato il da Ignazio Aragona - Tecnologia
L’IA e l’arte: Un nuovo approccio alla creatività
Recentemente, un uomo con cui stavo arrampicando mi ha raccontato di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per creare un poster motivazionale da appendere nella sua camera da letto. Il poster mostrava un orso che camminava su una slackline sopra un canyon, con un cartello che diceva “Fai cose fighe”. Ho tentato di rispondere educatamente, ma mi sono chiesto quale fosse la reazione che stesse cercando. Voleva forse che qualcuno, forse io, lo definisse “cool” o “ispirante”? Sembra che non fossi l’unica persona a cui aveva mostrato quel poster; aveva già ricevuto altre reazioni e nessuno sembrava dire nulla di significativo a riguardo.
Questa situazione mi ha fatto riflettere su un fenomeno più grande: il modo in cui oggi l’arte, soprattutto quella generata da IA, viene recepita. Esiste una sorta di turbociceppo di elementi poco apprezzabili, come i poster motivazionali e l’arte generata da IA, messi insieme in un’unica esperienza. La reazione generale sembra essere confinata a suoni educati, senza una vera interazione emotiva.
Le implicazioni dell’arte sviluppata da IA
La vera domanda è: quale dovrebbe essere la risposta di fronte a un’opera che non ha avuto un vero creatore umano? Anche l’arte meno apprezzata richiede un certo sforzo e un’espressione dell’individuo. La creazione artistica implica tempo e attenzione, mentre l’arte generata dall’IA si limita a digitare una richiesta in un box. Non c’è nulla di cui reagire.
A proposito di intelligenza artificiale, Mark Zuckerberg ha recentemente diffuso un manifesto scritto, probabilmente da lui o dal suo team di comunicazione, se non da un’IA. L’obiettivo di questo saggio di 6.500 parole è quello di delineare un futuro positivo per l’IA, un segnale preoccupante poiché una tecnologia progettata per cambiare il mondo deve difendersi. L’opinione pubblica è diventata scettica nei confronti dell’IA, e i centri dati sono mal visti dall’opinione pubblica. Inoltre, sono emersi preoccupanti avvertimenti sulla possibile perdita di posti di lavoro.
Questi timori sono comuni e forniscono una visione cupa del futuro. Chi scrive che l’IA eliminerà gran parte della forza lavoro non sembra rendersi conto che costruire tale futuro è una follia.
Zuckerberg cerca di posizionarsi come un guru tecnologico, tentando di tranquillizzare le persone che le cose andranno bene. Tuttavia, il suo manifesto sembra essere una risposta tardiva alla rabbia diffusa riguardo all’IA. Si parla di come Meta stia costruendo risorse energetiche per i centri dati, anche se non a favore dell’energia rinnovabile, e di come prevenire la tirannia governativa possa rientrare fra le nostre prerogative.
Zuckerberg ha un’ampia rete di contatti nel settore della tecnologia; sarebbe bello pensare che potesse consultare le persone giuste per affrontare queste problematiche, ma appare più intento a pacificare l’opinione pubblica.
Riflessioni sull’IA e il suo impatto sociale
Il manifesto di Zuckerberg propone che “ciascuno avrà un’agente personale eccezionalmente capace che comprende i propri obiettivi”. Sorprendente è il fatto che enfatizzi “relazioni” e “hobby”. Ma cosa rende forti le relazioni? Di solito, è l’investimento personale. Un agente IA potrebbe fare meglio nel prevedere i regali di compleanno, ma non sostituirà mai il mio tempo e la mia attenzione. L’amore non è solo un sentimento, ma un modo di prestare attenzione.
Quando Zuckerberg cita come esempio un’IA in grado di scegliere una ricetta personalizzata da cucinare con la figlia, ci mostra quanto possa essere fuorviante l’uso di tali strumenti. Potrebbe trascorrere un momento più significativo, magari scegliendo insieme una ricetta di famiglia o creando un’esperienza di legame. Senza quell’attenzione, il tempo trascorso insieme sembra più focalizzato sulla produttività che sulla relazione.
Infine, Zuckerberg parla della creazione di strumenti straordinari per esprimere idee e avviare nuovi business. Ma tutti possediamo già questi strumenti e la vera soddisfazione viene dal processo di apprendimento e pratica. Creare un video, ad esempio, è tanto divertente quanto gratificante, e l’impegno speso rende il risultato finale più appagante.
Sgomberando il campo dall’idea di una “tutore personalizzato con un dottorato in ogni materia”, la realtà è che il miglior apprendimento spesso avviene attraverso l’interazione sociale, il confronto con altre persone, che stimola la curiosità.
Zuckerberg assicura che tutti potranno beneficiare dei progressi scientifici, ma non spiega come garantire che tali benefici siano effettivamente disponibili a tutti. In fin dei conti, ciò che sta suggerendo è mantenere una situazione in cui solo le persone benestanti possono accedere ai migliori strumenti dell’IA.
Quale significato attribuiamo alla vita?
Nel momento in cui leggiamo un libro o ascoltiamo della musica, sperimentiamo qualcosa che va oltre il semplice consumo. Ogni artista porta il proprio tocco personale, e noi rispondiamo a quella visione estetica. Qual è il significato di vivere bene? Queste domande fondamentali si intrecciano con le promesse fatte da Zuckerberg sull’IA.
Se l’IA può effettivamente realizzare ciò di cui si parla, ciò implica un interrogativo cruciale: cosa realmente si consegue interagendo con essa senza fare sforzi? Se il nostro obiettivo non richiede attenzione o lavoro, è sufficiente per attribuirgli valore?
Ritornando al poster motivazionale del mio amico, ci troviamo di fronte a un’opera che esprime ben poco di lui. È frutto di un processo privo di impegno vero e proprio, e il messaggio principale è che forse ha bisogno di un promemoria per “fare cose fighe”, un concetto che per me non dovrebbe richiedere alcun invito.
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