Maturità: è giusto valutare una persona con un solo voto?

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Maturità: è giusto valutare una persona con un solo voto?

Il Ritorno al Colloquio d’Esame e la Maturità: Un Cambiamento Necessario

Con l’ennesima riforma del sistema educativo, le scuole si trovano a dover adattarsi a nuovi cambiamenti senza realmente avere voce in capitolo. In questo ultimo mese dell’anno scolastico, ci si impegna a preparare simulazioni del colloquio d’esame, cercando di seguire il flusso degli eventi senza esserne travolti.

Tradizionalmente conosciuto come “esame di Stato”, oggi sta emergendo un nuovo linguaggio che enfatizza il termine “maturità”. Questo non è solo un cambiamento lessicale, ma riflette una visione più ampia del sistema educativo. Le parole, specialmente in contesti scolastici, non sono mai neutrali; queste costruiscono modelli educativi e giustificano pratiche e politiche.

Questo cambiamento induce a una riflessione profonda su un equivoco pedagogico che merita una denuncia. Il colloquio orale attribuisce, infatti, cinque punti alla “maturazione personale” dello studente, cercando di quantificare qualcosa di intrinsecamente complesso: la crescita umana.

Il Rischio di Misurare la Crescita Personale

Ogni insegnante sa bene che il voto è concepito per valutare prestazioni e competenze specifiche. Trasformare la maturazione individuale in un numero rischia di oltrepassare i confini della valutazione didattica, entrando in un campo più ambiguo: quello del giudizio sulla persona. Possiamo davvero attribuire un numero al percorso esistenziale e relazionale di uno studente? La scuola dovrebbe sostenere questa crescita, piuttosto che tentare di misurarla come una qualsiasi competenza.

L’esame ha storicamente rappresentato un rito di passaggio, un simbolo della transizione dall’adolescenza all’età adulta, ma oggi rischia di ridursi a una mera performance finale. Questa logica appartiene a una scuola che valorizza la prestazione e la selezione, piuttosto che l’autenticità e la complessità dell’individuo. In poche ore, l’intero percorso di studi viene ridotto a un’unica valutazione, che non può mai riflettere adeguatamente la ricchezza esperienziale dello studente.

Il problema non si limita alla nuova visione della maturità. Lo ritroviamo anche nelle innovazioni introdotte negli ultimi anni, come l’alternanza scuola-lavoro, che ha spesso trasmesso il messaggio che i giovani debbano essere immediatamente utili e sfruttabili nel sistema produttivo. Anche l’educazione civica, che dovrebbe essere uno spazio di riflessione etica e politica, viene limitata alla fredda quantificazione del voto. L’orientamento, invece di favorire l’esplorazione dell’identità individuale, diventa una burocrazia di moduli e requisti.

Rifiutare il cambiamento non è l’obiettivo; è fondamentale chiedersi se le novità introdotte siano realmente orientate verso un futuro migliore o se stiano semplicemente aggiornando una vecchia scuola basata sulla misurazione.

Per affrontare le sfide del futuro, serve superare non solo l’esame finale, ma anche la logica punitiva che ancora pervade il nostro sistema educativo. È cruciale abolire pratiche come la bocciatura, che spesso interrompono percorsi educativi piuttosto che sostenerli. Analogamente, il voto di condotta mescola profitto disciplinare e complessità comportamentale, contribuendo a ridurre l’individuo a un numero.

Una soluzione alternativa è rappresentata da un portfolio finale delle competenze, che restituisca una visione autentica della traiettoria dello studente. Questo strumento permetterebbe di documentare apprendimenti, difficoltà e progressi in modo più continuo e riferito all’individualità, piuttosto che alla performance finale.

La scuola dovrebbe astenersi dal richiedere ai giovani di esibirsi e iniziare a sostenerli nel loro percorso di autocomprensione.

Se desideriamo ripensare realmente la funzione educativa della scuola, dobbiamo iniziare dal rifiuto di ogni forma di pedagogia che misura la persona anziché coltivarla. È urgente riflettere sull’innovazione e sul futuro della scuola, poiché questo influenzerà anche la nostra società. Una formazione autentica e significativa può avvenire solo se il sistema educativo si distacca dalla misura e dall’oggettivazione dell’individuo, aprendosi a una visione più olistica dell’educazione.

Fonti: Ministero dell’Istruzione, Riforma della Scuola Italiana.

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