Maturità in chiusura: ultime emozioni e riflessioni sugli esami che cambiano la vita.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Riflessioni sugli Esami di Stato: Un Mondo in Transformazione
Con la fine dell’anno scolastico, arrivano anche gli esami di Stato, una tradizione che si ripete annualmente. Come ogni annata, i giornali si riempiono di raccolte di aneddoti divertenti, in particolare dai colloqui orali degli studenti. Quest’anno, però, queste citazioni sembrano più stanche e rituali del previsto, come se fossimo intrappolati in una liturgia che si ripete senza variazione. Anche se avrei la mia dose di citazioni da condividere, mi sembra che nulla di quanto detto finora abbia la freschezza necessaria per destare interesse. Frasi come “D’Annunzio era un estetista” hanno perso il loro mordente, essendo già sentite troppe volte.
Nel mentre, mentre la mia auto si fa strada attraverso la campagna milanese, rinfrescata da recenti piogge, rifletto su una vera novità dell’esame, introdotta da questo Ministero: la presentazione personale all’inizio della prova orale. Anche se inizialmente considerata come uno stratagemma per evitare polemiche, questa novità ha rivelato di più. Molti studenti siedono e raccontano la loro storia, spiegando le motivazioni che li hanno portati a scegliere quella scuola cinque anni fa. Emergono così interessi e passioni che colpiscono anche i commissari interni. Il nuovo “curriculum dello studente”, reso pubblico, mette in evidenza esperienze preziose che in passato rimanevano nascoste.
Durante questi quindici minuti di presentazione, un giovane candidato racconta il proprio cammino di fronte a una ristretta giuria di docenti. È evidente che emergono diversità: i ragazzi più ingenui si limitano a frasi fatte come “ho capito me stesso” e “questo liceo mi ha dato tanto”, mentre quelli che hanno lavorato su di sé mostrano una sorprendente capacità di autoanalisi, evidenziando il reale significato dell’esame di “maturità”. In questa fase, si intravede sicuramente quello che si dovrebbe intendere come il vero valore di questo percorso.
La Cerimonia degli Esami: Tradizione o Formalità?
Un aspetto che suscita particolare perplessità è il crescente desiderio di imitare le celebrazioni delle lauree, già da tempo precedute da festeggiamenti immediati al termine della discussione della tesi. Quest’anno, nel liceo in cui insegno, molti studenti sono accompagnati da familiari muniti di mazzi di fiori e bottiglie di spumante. Appena chiusa la porta dell’aula, il suono dei tappi che saltano e i cori goliardici si fanno sentire. Vorrei far notare a questi ragazzi: “Ma perché festeggiate?”. Non aspettano nemmeno di conoscere il voto, dando per scontato che, alla fine, saranno tutti promossi.
Le statistiche parlano chiaro: le promozioni si attestano da decenni su percentuali che rasentano il 99.7% e il 99.9%. Sentire dire in TV che “quest’anno la percentuale dei promossi è aumentata” fa sorridere, considerando quanto questo non dia valore al vero sforzo degli studenti. L’esame non è più visto come una prova necessaria per il superamento del ciclo scolastico. Infatti, per i ragazzi, basta presentarsi e non copiare agli scritti per essere promossi. Anche se ci impegniamo come insegnanti a garantire valutazioni giuste, a volte ci ritroviamo a dover promuovere studenti il cui impegno sembra non meritare il diploma.
Questa situazione stimola una riflessione: perché allora i ragazzi festeggiano? Sembra che per loro l’esame sia solo una formalità. È chiaro che l’importanza del voto finale sia scesa, visto che dal 2015 questa cifra non influisce più sulla formazione delle graduatorie per l’accesso alle facoltà universitarie.
Il Significato dell’Esame: Una Transizione Necessaria
Ciononostante, l’esame rappresenta la conclusione di un ciclo, quello della scuola superiore. Anche se i ragazzi possono sentirsi più adulti, ignorano che le aspettative di crescita e crescita personale siano cambiate nel tempo. Nella società moderna, molte tappe della vita sono state posticipate; quello che una volta era considerato “adatto” per un ventenne è ora avvenuto a trent’anni. Gli esami di Stato possono essere visti come “un piccolo passo per un uomo”, senza però fungere da “grande passo” per la loro futura carriera.
In questo contesto, è utile confrontarsi con fonti ufficiali, come il Ministero dell’Istruzione, per comprendere le attuali tendenze sugli esami di Stato e le riforme introdotte negli ultimi anni. Le osservazioni fatte possono stimolare una discussione più ampia su quale sia il reale valore di un esame e su come possiamo rendere il sistema educativo più significativo e meno ritualistico per tutti gli studenti.
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