Maturità: un esame più severo, ma chi conosce la storia sa che non è solo questo.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
La “nuova” maturità italiana ha origini lontane, risalenti a 57 anni fa. Precisamente il 15 febbraio 1969, il decreto legge n. 9, voluto dal governo dell’epoca, è stato introdotto per rispondere al forte movimento studentesco che stava crescendo in Italia. Il ministro della Pubblica Istruzione, Fiorentino Sullo, promosse questo cambiamento per instaurare un dialogo con gli studenti, la cui mobilitazione era alle porte culminando in eventi storici come il ’68.
Un Cambio di Direzione nell’Esame di Stato
Il decreto, convertito in legge nel mese di aprile, segnò un cambiamento radicale nell’impostazione dell’esame di maturità, in particolare per l’esame orale. Questo venne definito come “un colloquio” basato sui programmi svolti nell’ultimo anno, incentrato su “concetti essenziali delle materie o gruppi di materie coordinate.” La legge stabiliva che il colloquio si tenesse su due materie scelte dal candidato e dalla commissione esaminatrice, con la possibilità di discutere anche su altre materie a richiesta dello studente.
Le disposizioni specificavano ulteriormente che, tramite un’ordinanza da emettere nella prima quindicina di aprile, il Ministro dell’Istruzione avrebbe indicato non più di quattro materie, esplicitamente diverse da quelle incluse nelle prove scritte, su cui si potesse discutere durante il colloquio finale.
Ad aprile del 1969, furono comunicate le quattro materie che avrebbero potuto entrare a far parte del colloquio finale, insieme ai dettagli su come ciascun candidato potesse selezionare le materie da affrontare. Durante l’appello quotidiano, lo studente poteva indicare la materia prediletta. Prima dell’inizio del colloquio, la commissione decideva, a maggioranza, quale delle altre tre materie sarebbe stata discussa. Qualora vi fosse parità, il voto del presidente prevaleva sempre. Il colloquio iniziava con la materia scelta dal candidato.
La Maturità del 1969 vs. quella del 2026
La maturità del 1969 è spesso ricordata come quella “facile dei sessantottini”, associata a un sistema educativo che privilegiava il “voto politico” e perfino l’“esame di gruppo.” Ma come si confronta con l’idea di una maturità severa e meritocratica prevista per il 2026? È giunto il momento di esaminare i dati piuttosto che le narrative popolari.
| Esame Facile del 1969 | Esame Meritocratico del 2026 |
|---|---|
| Numero di prove scritte: 2 | Numero di materie colloqui: 4 (una delle quali è italiano) |
| Data di comunicazione delle materie: Aprile | Data comunicazione materie: Fine gennaio |
| Scelta materia da parte dello studente: Inizio esame orale | Scelta materia da parte dello studente: Non prevista |
| Scelta da parte della commissione: Giorno del colloquio | Scelta da parte della commissione: Non prevista |
Un ulteriore confronto da considerare riguarda il contesto storico. La cosiddetta “maturità facile” del 1969 seguiva decenni di un sistema educativo più elitario, noto come “maturità gentiliana”, che rimaneva piuttosto selettivo, soprattutto nei licei. Il voto finale era espresso in sessantesimi, e in molte scuole, i punteggi più alti si attestavano intorno a 48, corrispondente a 8/10 negli anni precedenti, riservato ai migliori studenti, molti dei quali avrebbero poi intrapreso carriere accademiche di successo.
Al contrario, l’esame di maturità attuale prevede una parte del punteggio finale legata al curriculum degli ultimi tre anni, rendendo più accessibile ottenere un voto elevato. Di conseguenza, l’affermazione che la maturità del ’69 fosse più facile sembra un modo per rafforzare l’idea di una maturità odierna più seria e rigorosa. Tuttavia, non ci sono dati concreti che supportino l’idea che il sistema attuale valuti con maggiore precisione le competenze e le conoscenze degli studenti.
In conclusione, l’evoluzione della maturità rimane un tema di dibattito e analisi. I dati concreti sono fondamentali per un giudizio accurato e informato sulle reali differenze tra i due sistemi. Ministero dell’Istruzione e altre fonti ufficiali continueranno a fornire aggiornamenti e statistiche per permettere una visione chiara della situazione.
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