Mekong River Agreement del 1995: opportunità e sfide per un futuro sostenibile.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Mekong River Agreement del 1995: opportunità e sfide per un futuro sostenibile.

Trent’anni dopo l’Accordo del Mekong: impatti ecologici e conseguenze

Dopo trent’anni dall’Accordo del Mekong del 1995, il trattato e la Commissione del Mekong non sono riusciti a fermare il danno cumulativo inflitto al fiume da dighe, perdita di sedimenti, estrazione di sabbia e flussi alterati. L’espansione dell’energia idroelettrica e grandi progetti come le dighe sulle correnti principali del Laos e il canale Funan Techo in Cambogia stanno accelerando il declino ecologico, danneggiando la pesca e compromettendo il sistema Tonle Sap-Mekong. Questo succede nonostante i processi di consultazione attivati per prevenire tali impatti. Come afferma l’autore, “questo non è cooperazione; è una corsa sfrenata che sta lacerando il Mekong”.

L’Accordo del Mekong del 1995 doveva costituire una base per la cooperazione tra Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam, promettendo un utilizzo equo, nessun danno significativo e una gestione congiunta del fiume. La Commissione del Mekong, quale custode, aveva il compito di condividere dati, consultare sui progetti e proteggere la salute del bacino. Tre decenni dopo, il traguardo dei 30 anni della MRC, fissato per novembre 2025, sembra dipingere un quadro di “prosperità condivisa”, con funzionari che evidenziano allerta in caso di inondazioni, studi ambientali e persino accenni alla condivisione di dati da parte della Cina.

I danni delle dighe sul Mekong e le sfide future

Nonostante le affermazioni della MRC che “lavorare insieme è l’unico modo per andare avanti”, la realtà è che il fiume sta affrontando “una morte per mille ferite”, provocata dall’insieme dei danni causati da dighe, perdita di sedimenti e alterazioni dei flussi. Prima del 1995, il Mekong inferiore non aveva dighe grandi. L’Accordo ha cambiato questa situazione. Laos ha costruito le dighe Xayaburi e Don Sahong, che hanno scatenato l’indignazione di Cambogia e Vietnam per il blocco delle rotte di pesce e la perdita di sedimenti.

Il processo PNPCA, pensato per la notifica preventiva e la consultazione, avrebbe dovuto portare a un accordo. Invece, Laos ha ignorato le obiezioni e ha continuato a costruire. La Cina ha guidato la corsa, con 12 dighe sulle correnti principali e una capacità totale di 32 GW entro il 2025. Questi progetti vengono sostenuti da investimenti enormi e il fallimento della MRC nel fermare questa tendenza rappresenta una seria preoccupazione per l’ecosistema.

Le valutazioni economiche indipendenti, tra cui quella pubblicata da Oxfam, concludono che l’impatto economico netto delle dighe sul Mekong inferiore è negativo. Le perdite della pesca e dei sedimenti superano i ricavi dell’energia. Per i 11 impianti di energia idroelettrica previsti e per i tributari, i rischi ecologici possono costare circa 7 miliardi di dollari all’anno. Questo scenario vede il Laos guadagnare revenue a breve termine, mentre Vietnam e Cambogia sopportano fardelli sproporzionati.

Il lago Tonle Sap e il futuro della biodiversità

Il lago Tonle Sap è il cuore pulsante del bacino del Mekong, che cresce di cinque volte nella stagione delle piogge, immagazzinando acque di inondazione. L’Accordo del 1995 richiede cooperazione per mantenere questi flussi naturali intatti. Tuttavia, le dighe a monte intrappolano l’acqua per generare energia. Uno studio del 2025 ha appurato che i flussi inversi sono già diminuiti dal 40 al 50% tra il 1998 e il 2018.

Con l’accelerazione dell’estrazione di sabbia e il cambiamento climatico, la situazione si complica ulteriormente. La pesca ha subito un crollo, con alcune aree che segnalano perdite del 70% nella cattura, mentre le fattorie lottano contro l’erosione costiera e l’intrusione salina.

La situazione si aggrava con il progetto del canale Funan Techo, che si stima possa deviare i flussi del Mekong in Thailandia entro il 2028, aggravando ulteriormente la già critica salinità del delta e compromettendo la produttività agricola.

Rischi e opportunità

La situazione nel Mekong è critica. La MRC deve affrontare un dilemma: attivarsi per proteggere il bacino o continuare a permettere deterioramento. La mancanza di potere di sanzione rende difficile fermare il proliferare di progetti impattanti. La Cina, oltre a controllare le acque, continua a esercitare pressioni attraverso prestiti e investimenti, complicando ulteriormente le dinamiche locali.

I paesi del Mekong devono unire le forze contro questa deriva avversaria, ponendo come obiettivo principale la salvaguardia del bacino, la protezione della biodiversità e il rispetto dell’Accordo del 1995. Solo così sarà possibile ricostruire la fiducia e garantire un futuro sostenibile per le popolazioni che abitano lungo il fiume.

Fonti:

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