Microplastiche nel terreno, l’inquinamento arriva negli orti e nella catena alimentare
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Quando si parla di microplastiche, il pensiero corre subito al mare, ai pesci e alle spiagge invase dai rifiuti. Eppure l’inquinamento da plastica non riguarda soltanto gli ecosistemi marini. Una parte consistente di queste minuscole particelle si accumula anche sulla terraferma, nei campi coltivati, negli orti domestici e nei terreni destinati alla produzione agricola. Un fenomeno meno visibile, ma che sta attirando sempre più l’attenzione della comunità scientifica per le possibili conseguenze sulla fertilità del suolo, sugli organismi che lo abitano e sulla catena alimentare.
Le microplastiche sono frammenti di plastica generalmente inferiori a cinque millimetri. Possono derivare dalla degradazione di sacchetti, imballaggi, bottiglie, tessuti sintetici e altri materiali, oppure essere rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di particelle molto piccole. Una volta disperse, possono essere trasportate dal vento, dalla pioggia e dai corsi d’acqua, raggiungendo anche aree agricole lontane dalle principali fonti di inquinamento.
Il terreno, che spesso immaginiamo come un ambiente naturale protetto, può quindi diventare un deposito di residui plastici provenienti da attività quotidiane, pratiche agricole e gestione dei rifiuti.
Come arrivano le microplastiche nei campi e negli orti
Le fonti di contaminazione sono diverse. Una delle principali è rappresentata dai materiali plastici utilizzati in agricoltura: teli per la pacciamatura, coperture delle serre, tubazioni per l’irrigazione e contenitori. Quando questi prodotti si deteriorano a causa del sole, delle lavorazioni e degli agenti atmosferici, possono frammentarsi e lasciare particelle nel terreno.
Un’altra possibile via di ingresso è rappresentata dai fanghi di depurazione impiegati come fertilizzanti o ammendanti, che possono contenere residui di microplastiche provenienti dalle acque reflue. Anche il compost, se non adeguatamente selezionato e controllato, può contribuire alla dispersione di frammenti plastici. A questi si aggiungono le particelle trasportate dall’atmosfera e depositate sulle superfici agricole.
Il problema interessa anche gli orti domestici. Sacchi di terriccio, contenitori, reti, teli e piccoli oggetti di plastica lasciati all’aperto possono deteriorarsi progressivamente. Non significa che ogni ortaggio coltivato in un giardino sia contaminato, ma che il suolo non è immune dalla diffusione di questo tipo di inquinamento.
Dalle radici agli alimenti: cosa sappiamo sui possibili rischi
Uno degli aspetti più studiati riguarda la possibilità che le microplastiche vengano assorbite dalle piante. Le ricerche scientifiche hanno individuato particelle plastiche nei tessuti vegetali in determinate condizioni sperimentali. Le dimensioni, la composizione e le caratteristiche dei frammenti sembrano influenzare la capacità di penetrare nei tessuti e di interagire con le radici.
Gli effetti sulle coltivazioni possono riguardare la struttura del terreno, la disponibilità di acqua e nutrienti e l’attività dei microrganismi. Alcuni studi hanno osservato alterazioni nella crescita delle piante e nelle funzioni biologiche del suolo, ma i risultati dipendono dal tipo di plastica, dalla quantità presente e dalle condizioni ambientali.
Le particelle possono inoltre essere ingerite da lombrichi e altri piccoli organismi che vivono nel terreno. In questo modo entrano nelle reti alimentari degli ecosistemi terrestri, con possibili conseguenze ancora oggetto di studio.
Resta importante distinguere tra pericoli potenziali e rischi effettivamente dimostrati per l’uomo. La presenza di microplastiche nell’ambiente e in alcuni alimenti è documentata, ma non sono ancora disponibili conoscenze sufficienti per quantificare con precisione gli effetti sulla salute umana derivanti dall’esposizione attraverso i prodotti agricoli.
Come ridurre la plastica nel terreno: le buone pratiche quotidiane
Contrastare la contaminazione richiede interventi su più livelli. In agricoltura è importante recuperare correttamente i teli e i materiali plastici utilizzati, evitare di lasciarli deteriorare nei campi e preferire, quando possibile, soluzioni riutilizzabili o alternative certificate. Anche la qualità del compost e degli ammendanti deve essere controllata, per evitare che materiali contaminati finiscano nei terreni.
Chi coltiva un orto può contribuire scegliendo attrezzature resistenti e riutilizzabili, raccogliendo tempestivamente i frammenti di plastica e non interrando mai imballaggi o rifiuti. È utile anche evitare l’impiego di materiali di provenienza incerta e smaltire correttamente i contenitori dei prodotti agricoli.
Le microplastiche rappresentano una forma di inquinamento difficile da eliminare una volta disperse. Per questo la prevenzione resta fondamentale: ridurre l’utilizzo della plastica usa e getta, migliorare la gestione dei rifiuti e limitare la dispersione dei materiali significa proteggere non soltanto mari e fiumi, ma anche la terra da cui proviene una parte importante del nostro cibo.