Microplastiche nell’ambiente: da dove arrivano e come possiamo limitarle
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Sono praticamente invisibili, ma possono essere presenti nell’acqua, nel suolo e nell’aria. Le microplastiche sono particelle di materiale plastico generalmente inferiori ai 5 millimetri e rappresentano una delle forme più difficili da controllare dell’inquinamento da plastica. Possono formarsi dalla degradazione di oggetti più grandi oppure essere rilasciate direttamente durante l’utilizzo di prodotti e materiali.
La loro diffusione è legata a numerose attività quotidiane. Non provengono infatti soltanto dai rifiuti abbandonati: anche il lavaggio dei tessuti sintetici, l’usura degli pneumatici, il deterioramento delle vernici e la frammentazione della plastica contribuiscono alla loro presenza nell’ambiente.
Dai vestiti agli pneumatici, le fonti sono numerose
Una delle fonti più conosciute sono i tessuti sintetici. Materiali come poliestere e nylon possono rilasciare minuscole fibre durante la produzione, l’utilizzo e soprattutto il lavaggio. Le fibre possono raggiungere le acque di scarico e, nonostante i sistemi di trattamento, una parte può arrivare nell’ambiente.
Un’altra fonte importante è rappresentata dall’usura degli pneumatici. Il continuo contatto con l’asfalto provoca infatti il distacco di particelle che possono essere trasportate dalla pioggia nelle acque superficiali oppure disperse nel suolo. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, l’abrasione degli pneumatici rappresenta una delle principali fonti di rilascio involontario di microplastiche in Europa.
A queste si aggiungono la degradazione dei rifiuti plastici, il deterioramento delle vernici e la dispersione accidentale di piccoli materiali plastici utilizzati nei processi produttivi. Una volta nell’ambiente, le particelle possono essere trasportate dal vento e dall’acqua e raggiungere ecosistemi anche molto lontani dal luogo in cui sono state prodotte.
Piccoli gesti per ridurre la dispersione
Ridurre completamente la presenza delle microplastiche nell’ambiente non è semplice, ma alcune abitudini possono contribuire a limitarne la dispersione. Per quanto riguarda i tessuti, può essere utile acquistare capi di buona qualità, utilizzarli più a lungo e ridurre i lavaggi non necessari. Anche una corretta gestione dei rifiuti è fondamentale: una bottiglia, un sacchetto o un altro oggetto di plastica abbandonato può infatti deteriorarsi progressivamente fino a trasformarsi in particelle sempre più piccole.
Anche negli spostamenti quotidiani si può intervenire. Limitare l’uso dell’auto quando possibile significa ridurre, tra le altre cose, l’usura complessiva degli pneumatici. Una guida regolare e una corretta manutenzione del veicolo contribuiscono inoltre a contenere consumi e usura.
Per i consumatori è importante anche prestare attenzione alla composizione dei prodotti e preferire, quando possibile, materiali durevoli e riutilizzabili. L’obiettivo non è eliminare completamente la plastica dalla vita quotidiana, ma diminuire il consumo usa e getta, prolungare la durata degli oggetti e impedire che i rifiuti finiscano nell’ambiente.
Le conoscenze scientifiche sugli effetti delle microplastiche sono ancora in evoluzione. È però ormai riconosciuto che queste particelle rappresentano un problema ambientale persistente e difficile da rimuovere una volta disperse.
Ridurre la plastica alla fonte, utilizzare più a lungo ciò che acquistiamo e smaltire correttamente i rifiuti sono quindi azioni semplici, ma importanti per diminuire progressivamente la quantità di particelle che raggiungono acqua, aria e suolo.