Moehrle invita l’Europa a tutelare seriamente i propri mari e oceani.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Pascale Moehrle: Un Farole per la Conservazione Marina
Pascale Moehrle, che ha guidato l’ufficio europeo di Oceana dal 2019 al 2025, ha dedicato oltre quarant’anni alla conservazione della fauna selvatica e alle politiche oceaniche. La sua morte è stata annunciata da Oceana il 4 marzo 2026. Moehrle ha svolto un ruolo fondamentale nel persuadere i governi europei a seguire le indicazioni scientifiche riguardanti le pescherecci, limitare le pratiche di pesca distruttive e far rispettare le protezioni nelle aree marine protette. Il suo impegno si è focalizzato sulla traduzione degli impegni europei per la protezione degli oceani in politiche praticabili, in grado di ripristinare gli ecosistemi marini e sostenere le risorse ittiche.
Negli ultimi decenni, i mari d’Europa sono diventati un banco di prova per capire se le politiche ambientali possono tenere il passo con il declino ecologico. Le raccomandazioni scientifiche sulla pesca sono diventate più precise, il monitoraggio satellitare si è espanso e i governi hanno promesso di ripristinare gli ecosistemi marini. Tuttavia, molte popolazioni ittiche rimangono sotto pressione, e pratiche di pesca distruttive continuano a manifestarsi in aree destinate a proteggere la biodiversità. Questo divario tra impegni e risultati è diventato una costante nelle politiche marine.
Lotta e Politiche: L’Impatto di Moehrle
Le organizzazioni ambientaliste hanno cercato di ridurre questo divario trasformando i risultati scientifici in pressione politica. Gli sforzi si svolgono spesso in sale di commissione, consultazioni normative e documenti legali, piuttosto che in mare. Il successo dipende dalla perseveranza: anni impiegati a sostenere limiti di cattura più severi, l’applicazione di regole esistenti o la protezione di habitat fragili e poco resilienti.
Moehrle è stata una delle figure che ha dedicato gran parte della propria vita professionale a questi sforzi. Durante la sua carriera nel settore della conservazione, iniziata nei primi anni ’80, è diventata una voce prominente nel chiedere ai governi europei di gestire la pesca in modo più cauto, trattando gli ecosistemi marini come una priorità centrale delle politiche ambientali. Quando ha assunto la guida dell’ufficio europeo di Oceana, i dibattiti su pesca e protezione marina si intensificavano nell’Unione Europea. Le valutazioni scientifiche avevano a lungo segnalato che molte popolazioni ittiche erano in difficoltà e che le pratiche di pesca distruttiva stavano danneggiando gli habitat del fondo marino.
Moehrle ha concentrato gran parte del suo impegno nel trasformare questi impegni in regole applicabili. Ha spinto i governi a seguire i limiti scientifici di cattura, ridurre le sovvenzioni dannose e rafforzare i controlli nelle aree marine protette. Sottolineava che le riserve marine non dovevano restare semplici “linee su una mappa”; la protezione doveva essere reale e applicata. In acque europee, questo significava affrontare pratiche come il trawling a strascico, in cui reti pesanti vengono tirate lungo il fondo marino. Questa tecnica rimaneva diffusa anche all’interno di alcune aree protette. La Moehrle sosteneva che permettere la pesca distruttiva in zone destinate alla conservazione comprometteva sia la politica ambientale sia la fiducia nelle norme di protezione marina.
Il suo lavoro non si limitava ai limiti di cattura e alla protezione delle aree marine, ma si estendeva agli impatti più ampi della pesca sull’ecosistema. In articoli e interventi politici, ammoniva che l’impatto della pesca sul cambiamento climatico andava oltre il consumo di carburante delle navi. Tecniche che disturbano i sedimenti marini possono liberare carbonio accumulato e indebolire il ruolo degli oceani nella regolazione del clima. Affrontare le emissioni della flotta peschereccia sarebbe stato inutile se gli effetti ecologici della pesca stessa venissero ignorati.
Moehrle è entrata nell’ufficio europeo di Oceana nel 2017 come Chief Operating Officer, supervisando i programmi e le operazioni in diversi paesi. Due anni dopo è diventata direttrice esecutiva e vicepresidente in Europa, un ruolo che richiedeva di bilanciare l’attività di advocacy con la diplomazia. Le campagne di Oceana combinavano ricerca scientifica, sfide legali e pressione pubblica indirizzate ai governi nazionali e alle istituzioni europee.
Per ulteriori approfondimenti sulle politiche marine e le attività di Oceana, puoi consultare www.oceana.org.
L’interesse di Moehrle per la conservazione risale agli anni ’80, periodo in cui iniziò a lavorare insieme a ambientalisti in Asia e nel Pacifico, impegnati nella protezione delle specie in pericolo e nel supporto alle comunità locali. Queste esperienze l’hanno convinta che la protezione ambientale e il benessere umano siano strettamente interconnessi, una visione che ha influenzato il suo lavoro successivo sulle politiche di pesca.
La sua attività di advocacy si concentrava sulla tensione tra le pressioni economiche a breve termine e la salute a lungo termine degli ecosistemi marini. Le attività di pesca sostengono un numero elevato di posti di lavoro e rimangono politicamente sensibili nelle regioni costiere. Per Moehrle, l’obiettivo non era fermare la pesca, ma renderla sostenibile. Sostenne che le popolazioni ittiche si sarebbero riprese se i governi avessero seguito i consigli scientifici e ridotto la pressione sulle risorse già sovrasfruttate.
Anche i suoi ultimi interventi pubblici hanno mantenuto lo stesso tema. All’inizio del 2025, lanciò l’allerta che i continui ritardi nell’applicazione delle regole esistenti sulla pesca rischiavano di spingere i mari europei verso scenari sempre più pessimisti già descritti dagli scienziati. Gli strumenti per prevenire tale esito, affermò, esistevano già; ciò che rimaneva incerto era se i governi avrebbero avuto la determinazione di utilizzarli in tempo.
Per informazioni e aggiornamenti sulla conservazione marina e le politiche ambientali, visita European Commission – Environment.
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