Montagnareale: svelato il mistero dietro la morte dei tre cacciatori. Chi è il colpevole?
Pubblicato il da Redazione - Attualità
Tragedia nei boschi di Montagnareale: ecco cosa è successo durante una battuta di caccia mortale
Il 28 gennaio, una mattina nebbiosa e piovosa ha fatto da cornice a una terribile tragedia nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi messinesi. La scarsa visibilità e un terreno fangoso hanno trasformato una battuta di caccia al cinghiale in un dramma che ha portato alla morte di tre uomini in pochi attimi. Dopo oltre 20 giorni di indagini, gli inquirenti sono riusciti a mettere insieme i pezzi del puzzle per chiarire la dinamica dell’accaduto.
La sequenza tragica del 28 gennaio
Secondo le ricostruzioni, tutto ha avuto inizio quando Antonio Gatani, un 82enne, ha raggiunto un sentiero stretto che portava a una radura. Improvvisamente, ha udito un rumore tra la vegetazione e, ritenendo di trovarsi di fronte alla preda, ha sparato. Questo gesto ha innescato una serie di eventi drammatici che avrebbero cambiato per sempre la vita di molte persone.
Il colpo ha colpito Giuseppe Pino, morto sul colpo dopo essere stato centrato da cinque pallettoni. Anche suo fratello Devis, 26 anni, è stato ferito al fianco. Le indagini balistiche hanno confermato che Giuseppe non aveva nemmeno avuto tempo di sparare in risposta, trovandosi in una situazione di pericolo imminente.
Di fronte al corpo senza vita del fratello, Devis ha reagito d’istinto, impugnando la sua carabina e sparando verso Gatani. Purtroppo, il proiettile ha colpito Devis stesso, causando una morte rapida e tragica, insieme a quella di Giuseppe. In pochi istanti, due uomini giacevano privi di vita lungo il sentiero, mentre il silenzio dei Nebrodi si rompeva con il fragore degli spari.
La presenza di un terzo protagonista
A.G., 50 anni, un amico di Gatani, si trovava con lui nel bosco. Il figlio di Gatani ha confermato che aveva visto suo padre allontanarsi con A.G. quella mattina. Inizialmente interrogato come testimone, A.G. ha ammesso di essere presente durante la sparatoria, ma le sue dichiarazioni sono state fatte senza la presenza di un legale, rendendole potenzialmente non utilizzabili in sede di indagine.
La Procura ha ipotizzato che, dopo aver assistito alla morte del suo amico, A.G. potrebbe aver colpito Devis con il suo fucile in un momento di panico. Questo avvalora l’idea che la sparatoria sia stata una tragica concatenazione di eventi. Le perizie tecniche e le analisi balistiche forniscono ulteriori elementi a sostegno di questa ricostruzione, confermando la posizione dei corpi e le condizioni in cui sono stati trovati.
Un elemento cruciale per la ricostruzione dei fatti potrebbe essere la webcam montata sul fucile di Devis. Questa potrebbe aver catturato i drammatici momenti della sparatoria, anche se la qualità delle immagini risulta essere compromessa. Gli inquirenti sono in attesa di ulteriori analisi su questo dispositivo.
A.G. sarà nuovamente interrogato nei prossimi giorni. Solo lui ha la possibilità di chiarire in maniera definitiva cosa sia realmente accaduto quel giorno invernale, quando una battuta di caccia si è trasformata in una strage. In un primo momento, aveva condiviso alcune informazioni, ma l’intervento del suo legale ha portato a un cambiamento della sua versione. Le indagini continuano, mentre si cerca di fare luce su un incidente che ha scosso l’intera comunità.
Fonti ufficiali: ANSA, Il Messaggero.
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