Navi da crociera, l’impatto ambientale: inquinamento, emissioni e costi per le città portuali

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

Navi da crociera, l’impatto ambientale: inquinamento, emissioni e costi per le città portuali

Le navi da crociera sono tra i simboli più evidenti del turismo di massa, ma dietro le immagini delle grandi imbarcazioni che attraversano il Mediterraneo si nasconde un impatto ambientale sempre più difficile da ignorare. Emissioni inquinanti, consumi energetici elevati, scarichi in mare e pressione sulle città portuali: il settore crocieristico è finito al centro di un dibattito che riguarda la sostenibilità del turismo e il diritto delle comunità costiere a vivere in un ambiente salubre.

A riaccendere l’attenzione sul problema è un’analisi diffusa da Cittadini per l’Aria e dalla rete Facciamo Respirare il Mediterraneo, che chiedono di introdurre una tassa nazionale sulle crociere per compensare almeno in parte i costi ambientali e sanitari generati dalle navi. La proposta è quella di applicare un contributo compreso tra 20 e 40 euro per passeggero a ogni scalo, destinando le risorse alla tutela degli ecosistemi e delle città interessate dal traffico marittimo.

Secondo i dati citati dall’associazione, nel 2025 l’Italia ha movimentato circa 15 milioni di passeggeri, con una previsione di crescita fino a 16 milioni nel 2027. Un’espansione che rende ancora più urgente interrogarsi sulle conseguenze ambientali di un modello turistico caratterizzato da imbarcazioni di grandi dimensioni e consumi energetici particolarmente elevati.

Emissioni, fumi e scarichi: cosa rilasciano le navi da crociera

Il problema principale riguarda innanzitutto la qualità dell’aria. Le navi utilizzano grandi quantità di carburante per alimentare i motori e garantire il funzionamento dei numerosi servizi di bordo, anche quando sono ferme in porto. Tra le sostanze emesse figurano ossidi di azoto, ossidi di zolfo e particolato, inquinanti che contribuiscono allo smog e possono avere conseguenze sulla salute delle persone, soprattutto nelle aree urbane vicine agli attracchi.

A questi si aggiungono i gas serra, responsabili del riscaldamento globale. Secondo i dati riportati da Cittadini per l’Aria sulla base dell’analisi di Transport & Environment, nel 2025 le emissioni delle navi da crociera avrebbero generato in Italia costi esterni complessivi per 503 milioni di euro: 114 milioni legati agli inquinanti atmosferici e 389 milioni alle emissioni climalteranti.

L’impatto non si limita però all’atmosfera. Un altro aspetto riguarda gli scrubber, sistemi utilizzati per trattare i gas di scarico attraverso il lavaggio con acqua. Alcuni impianti, in particolare quelli a circuito aperto, riversano successivamente in mare l’acqua utilizzata, che può contenere sostanze inquinanti, metalli e residui della combustione. Per questo il loro impiego è oggetto di crescente attenzione da parte delle associazioni ambientaliste.

Porti sotto pressione, la richiesta di una tassa per chi inquina

Il peso delle crociere si misura anche nelle ore trascorse dalle imbarcazioni all’ormeggio. L’analisi presentata dall’associazione, considerando otto porti italiani – Civitavecchia, Napoli, Genova, Palermo, Livorno, Trieste, Ancona e Portoferraio – indica che nel 2025 sono stati registrati oltre 2.500 scali, con più di 30.000 ore complessive di permanenza in porto.

Durante queste soste le navi possono continuare a utilizzare i motori per alimentare i servizi di bordo, producendo emissioni anche a ridosso dei centri abitati. Una situazione che coinvolge direttamente le comunità costiere e che alimenta la richiesta di interventi più incisivi.

Cittadini per l’Aria propone un contributo nazionale di almeno 20 euro per passeggero e per scalo. Secondo le stime diffuse dalla rete, applicando questa cifra ai movimenti registrati nel 2025 negli otto porti considerati si sarebbero potuti raccogliere 141 milioni di euro. Una somma che potrebbe contribuire a finanziare interventi di tutela ambientale, ripristino degli ecosistemi marini e riduzione dell’impatto sulle città.

Tra le altre richieste figurano limiti al numero di navi e passeggeri, restrizioni agli attracchi vicino ai centri storici, il divieto di utilizzare gli scrubber in determinate aree marine e l’obbligo di collegamento alla rete elettrica da terra nei porti già attrezzati.

La questione riguarda anche Palermo e gli altri scali siciliani, dove il turismo crocieristico rappresenta una risorsa economica ma pone interrogativi sulla qualità dell’aria, la tutela del mare e la convivenza tra attività portuali e vita urbana. La sfida è trovare un equilibrio tra sviluppo turistico e protezione dell’ambiente, affinché i benefici economici non ricadano sulla collettività sotto forma di costi sanitari ed ecologici.

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