“Non credere a niente”: il nuovo singolo di Roberto Funaro fa luce (solo) su ciò che conta davvero
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Trend
“Non credere a niente”: il nuovo singolo di Roberto Funaro tra luce, identità e contemporaneità
Chiudere gli occhi non per difendersi dal buio, ma da un eccesso di luce: con questa immagine potente Roberto Funaro apre Non credere a niente, il suo nuovo singolo disponibile in tutti i digital store per Watt Musik.
Il brano fotografa la società attuale in cui l’abbaglio la fa da padrone e l’eccesso regna sovrano, generando un continuo disorientamento.
Una lettura nitida della sovraesposizione contemporanea
Il singolo mira a indagare la difficoltà nel distinguere ciò che merita attenzione da ciò che attira solo per insistenza o intensità. Siamo tutti sovrastimolati: ecco perché l’artista parla di “troppa luce”. Descrive così il mondo attuale, in cui tutto è illuminato allo stesso modo, rendendoci impossibile distinguere le cose che vediamo.
Non credere a niente, però, non si ferma di certo a questo concetto: apre un secondo livello dedicato al rapporto con il sé originario. Nell’eterna lotta tra l’adulto di oggi e il bambino di ieri – in cui però non esistono vincitori – tutto si può concludere solo con un dialogo sincero. Il bambino – che ancora non conosce il peso delle aspettative – custodisce le domande non filtrate: ecco perché Funaro chiede di poter tornare a quella fase, che però con il tempo inevitabilmente tende a dileguarsi.
Il terzo asse si concentra invece sulla difficoltà di immaginare il futuro: «Non guardare avanti se non vuoi veramente vedere il futuro» riflette una sensazione diffusa di precarietà — climatica, economica, relazionale — che coinvolge tutte le generazioni e rende l’orizzonte spesso sfocato. Funaro non tenta di risolvere questa inquietudine, ma le concede spazio, trasformandola in un elemento vivo del brano.
Focus sui significati e sulla scelta del titolo
Il quarto livello dell’opera si lega al titolo. Non credere a niente non è un invito a diventare cinici, ma un’esortazione a non lasciarsi ingannare alla narrazione preconfezionata della vita che siamo abituati a sentire. Diventa così un modo per imparare ad ascoltare con attenzione e a selezionare ciò su cui vale davvero la pena concentrarsi. In sostanza, l’artista mira a comprendere da dove nasce la corsa prima di assecondarla.
Il quinto e ultimo asse riguarda la dimensione musicale. La linea melodice e l’arrangiamento – curato da Funaro con Lorenzo Sebastianelli – riescono a lasciare il giusto spazio alle parole. La voce incornicia il testo, senza sovrastarlo. Troviamo nel brano pop d’autore, ma anche cenni R&B e tonalità morbide.
Come racconta lo stesso Funaro: “Avevo la sensazione che tutto fosse troppo esposto, troppo immediato, troppo visibile. Ho scritto questo pezzo per recuperare un ascolto più intimo, che passa anche dal silenzio. Chiudere gli occhi non è una rinuncia, ma un modo per capire cosa mi appartiene e cosa no”.
In sintesi, Non credere a niente rappresenta un punto di incontro tra esperienza personale e clima sociale attuale. In questo modo diventa un brano capace di mettere a fuoco il presente non guardandolo dall’esterno, ma vivendolo dall’interno.