Non tutto deve essere condiviso: il ritorno della vita privata nell’epoca dei social
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Beauty
Per anni abbiamo imparato a raccontare quasi tutto. Un viaggio, una cena, un acquisto, una giornata speciale, una relazione appena iniziata: smartphone alla mano, ogni momento può diventare una fotografia, una storia o un post. Ma mentre la condivisione continua a essere una parte importante della vita digitale, sta crescendo anche il desiderio opposto: tenere qualcosa per sé.
Non pubblicare non significa necessariamente avere qualcosa da nascondere. Può essere semplicemente una scelta di privacy, oppure il desiderio di vivere un’esperienza senza trasformarla immediatamente in un contenuto destinato agli altri. Una vacanza può rimanere negli album personali, una cena può essere ricordata attraverso una fotografia conservata sul telefono e un momento felice può non avere bisogno di essere accompagnato da una didascalia.
Il piacere di vivere senza pensare alla foto
Quando sappiamo che un’esperienza potrebbe essere condivisa, anche inconsapevolmente possiamo iniziare a viverla attraverso lo sguardo degli altri. Quale fotografia scegliere? Che cosa scrivere? Chi vedrà la storia? Ci saranno reazioni, commenti o messaggi?
Lasciare lo smartphone in tasca permette invece di recuperare una dimensione più spontanea. Durante un viaggio significa osservare davvero un paesaggio, durante una cena ascoltare la persona che abbiamo davanti, durante un concerto lasciarsi coinvolgere dalla musica senza pensare continuamente alla registrazione.
Anche nelle relazioni questa scelta può avere un significato particolare. Non tutte le coppie sentono il bisogno di mostrare il proprio rapporto online e non ogni momento romantico deve diventare una dichiarazione pubblica. La relazione continua a esistere anche quando non viene raccontata.
La privacy come nuova forma di libertà
C’è poi un altro aspetto: ciò che pubblichiamo costruisce nel tempo una sorta di diario pubblico della nostra vita. Foto, luoghi, abitudini, acquisti e informazioni personali possono rimanere online molto più a lungo di quanto immaginiamo.
Scegliere cosa non condividere significa quindi anche decidere quali parti della propria vita devono restare soltanto nostre. Non è necessario sparire dai social o rinunciare completamente alla condivisione. Si può semplicemente diventare più selettivi.
Pubblicare meno può persino restituire valore a ciò che viene condiviso. Se non tutto finisce online, una fotografia può tornare a essere soprattutto un ricordo, una frase può essere detta alla persona interessata invece di essere affidata a una storia e un momento felice può essere vissuto senza bisogno di dimostrare che lo siamo.
In un mondo nel quale raccontare è diventato quasi automatico, decidere di non farlo può essere una forma semplice di libertà: non tutto ciò che ci rende felici deve necessariamente diventare pubblico.