Novartis, studio Natalee dimostra beneficio ribociclib in sopravvivenza a tumore alla mammella in fase iniziale
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Sanità e Salute
MILANO (ITALPRESS) – Novartis ha annunciato i risultati dell’analisi di follow-up a 6 anni dello studio di Fase III Natalee, che dimostrano il beneficio clinicamente significativo in termini di sopravvivenza globale dato dalla combinazione di ribociclib e terapia endocrina (ET) rispetto alla sola ET. Lo studio è stato condotto nella più ampia popolazione di pazienti con tumore della mammella HR+/HER2 in fase iniziale (eBC), in stadio 2 e 3, ad alto rischio di recidiva, compresi i pazienti con malattia linfonodo-negativa ad alto rischio e tutti i pazienti con coinvolgimento linfonodale. L’inibitore di CDK4/6 di Novartis in associazione alla terapia endocrina (ET) ha ridotto il rischio di morte di circa il 20% (19.1%) rispetto alla sola ET con un beneficio in termini di sopravvivenza globale coerente in tutti i principali sottogruppi.
I risultati sono stati presentati al Congresso annuale 2026 della European Society for Medical Oncology (Esmo). Al momento dell’analisi, i pazienti non ricevevano più l’inibitore di CDK4/6 di Novartis da un periodo mediano di tre anni, pari a 38 mesi, e avevano superato la durata di cinque anni della terapia endocrina prevista dal protocollo. Il beneficio assoluto in termini di sopravvivenza libera da malattia invasiva è aumentato dal 4.1% a cinque anni al 5,3% a sei anni, rafforzando l’evidenza del valore a lungo termine dell’associazione tra l’inibitore di CDK4/6 e terapia endocrina. Inoltre, un numero inferiore di pazienti trattati con l’inibitore di CDK4/6 di Novartis in associazione alla terapia endocrina (ET) ha sviluppato una recidiva metastatica rispetto ai pazienti trattati con la sola ET; anche il beneficio in termini di sopravvivenza globale ha continuato ad aumentare nel tempo, con una differenza assoluta passata dal 1,2% a cinque anni al 2,1% a sei anni.
I risultati relativi alla sopravvivenza specifica per tumore della mammella (BCSS) sono risultati coerenti con il beneficio osservato in termini di sopravvivenza globale, mostrando una riduzione di circa il 30% del rischio di morte specifico per il tumore della mammella (HR=0.709; 95% CI: 0.559-0.890) rispetto alla sola ET. “È proprio in occasioni come il Congresso Esmo che vediamo come l’innovazione possa cambiare concretamente la storia naturale di una malattia”, dichiara Giuseppe Curigliano, professore ordinario di Oncologia medica all’Università di Milano e direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia, presidente eletto della European Society for Medical Oncology (Esmo). “I risultati a sei anni dello studio Natalee dimostrano un beneficio clinicamente significativo in termini di sopravvivenza globale con questa molecola in associazione alla terapia endocrina. Si tratta di evidenze particolarmente rilevanti perché ottenute nella più ampia popolazione di pazienti ad alto rischio studiata fino a oggi in questo setting, compresi i pazienti con malattia linfonodo-negativa ad alto rischio”, prosegue. “Se pienamente valorizzata, questa innovazione potrebbe offrire ogni anno a oltre 10.000 pazienti in Italia una nuova opportunità di ridurre il rischio di recidiva e guardare al futuro con maggiore fiducia”, conclude. L’inibitore di CDK4/6 di Novartis è l’unico della classe ad aver dimostrato un beneficio statisticamente significativo in termini di sopravvivenza globale in tre studi randomizzati e controllati, Monaleesa-2, Monaleesa-3 e Monaleesa-7, nel tumore della mammella metastatico e un beneficio clinicamente significativo in termini di sopravvivenza globale nella più ampia popolazione di pazienti con tumore della mammella in fase iniziale ad alto rischio di recidiva, compresi i pazienti con malattia linfonodo-negativa.
“È particolarmente significativo osservare come il beneficio di questa molecola in termini di sopravvivenza globale, già dimostrato nella malattia avanzata, trovi oggi riscontro anche nella fase precoce. I dati a sei anni dello studio Natalee indicano che aggiungere questo inibitore di CDK4/6 alla terapia endocrina adiuvante può fare una differenza concreta per il futuro delle pazienti, con un vantaggio che continua a crescere anche anni dopo la conclusione del trattamento. È inoltre incoraggiante che il beneficio risulti coerente in un ampio spettro di pazienti ad alto rischio, con e senza coinvolgimento linfonodale. Il profilo di tollerabilità è gestibile, con eventi avversi prevalentemente di tipo laboratoristico e asintomatici: un aspetto importante per sostenere l’aderenza e la continuità terapeutica”, spiega Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli.
In Italia, l’inibitore di CDK4/6 di Novartis è rimborsato in associazione alla terapia endocrina adiuvante per il trattamento di pazienti con tumore della mammella HR+/HER2? in fase iniziale con coinvolgimento linfonodale e ad alto rischio di recidiva. “Da oltre 35 anni Novartis è impegnata nella ricerca per reimmaginare la cura del tumore al seno, con l’obiettivo di offrire a un numero sempre maggiore di pazienti la possibilità concreta di un futuro libero dalla malattia. I risultati a sei anni dello studio Natalee rappresentano un ulteriore passo in questa direzione: il beneficio clinicamente significativo in termini di sopravvivenza globale osservato nell’ampia popolazione di pazienti ad alto rischio evidenzia il vantaggio di poter intervenire precocemente e di tradurre l’innovazione scientifica in prospettive di lungo periodo per le pazienti“, afferma Marco Rago, Medical Head Oncology di Novartis Italia.
– foto ufficio stampa Novartis –
(ITALPRESS).
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