Nuova specie di marsupiale riscoperta dopo vent’anni grazie ai campioni museali.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Scoperta di una Nuova Specie di Marsupiale in Australia
Recentemente, i ricercatori hanno confermato l’esistenza di una nuova specie di marsupiale nel Territorio del Nord dell’Australia. Questo piccolo carnivoro simile a un topo è stato denominato Planigale del Plateau di Arnhem (Planigale petrophila), dal nome dell’area in cui si ritiene viva. Il suo nome scientifico si traduce in “amante delle rocce”.
Le planigali sono i marsupiali più piccoli del mondo, con alcuni che pesano solo pochi grammi. Fino a un recente passato, erano riconosciute solamente sette specie: sei originarie dell’Australia e una proveniente dall’isola di Nuova Guinea.
Nuove Scoperte sulla Varietà di Specie di Planigale
Ricerche precedenti hanno suggerito che una delle specie australiane conosciute, la Planigale ingrami, possa in realtà includere diverse specie. Un esempio è il Planigale del Pilbara (P. tealei) dell’Australia Occidentale, che era stato precedentemente identificato come P. ingrami, ma è stato formalmente descritto come una specie distinta nel 2023.
Nello studio più recente, i ricercatori hanno analizzato campioni storicamente classificati come P. ingrami custoditi in musei australiani, raccogliendo il DNA di oltre 220 esemplari. Hanno dimostrato che le planigali a lungo classificate come P. ingrami rappresentano quattro specie distinte, compresa la già riconosciuta P. tealei.
Una di queste è il Planigale del Plateau di Arnhem, il più grande delle quattro specie, caratterizzato da un pelo grigio scuro e dalla coda più lunga. Attualmente è conosciuto grazie a soli tre esemplari: due maschi e una femmina, tutti raccolti entro 12 chilometri l’uno dall’altro sul plateau.
Linette Umbrello, autrice principale dello studio e ricercatrice associata presso il Western Australian Museum, ha dichiarato: “P. petrophila è apparentemente rara tra le planigali australiane, poiché finora solo tre esemplari sono stati trovati, ed è conosciuta solo da una piccola area del plateau di arenaria e delle pendici rocciose nel Parco Nazionale di Kakadu, nella regione di Arnhem.”
Il habitat roccioso del Planigale del Plateau di Arnhem è inusuale. La maggior parte delle altre specie di planigale tende a vivere in habitat paludosi o in aree con terreni argillosi pesanti, come osserva Andrew M. Baker, co-autore dello studio e professore associato di ecologia presso il Queensland University of Technology, in un articolo su The Conversation.
I ricercatori hanno inoltre confermato che P. ingrami è una specie a parte. È la più piccola delle planigali e ha una distribuzione più ristretta nel nord dell’Australia di quanto si pensasse in precedenza. Gli autori del report suggeriscono anche un nuovo nome comune per P. ingrami: piccola planigale. Prima era noto come planigale dalla coda lunga, ma questa denominazione risulta fuorviante, poiché la specie presenta una coda più corta rispetto al Planigale del Plateau di Arnhem.
Alcuni campioni museali rappresentano una terza specie, il Planigale di Kimberley (P. subtilissima), diffuso in tutta la regione di Kimberley nell’Australia Occidentale e nel Territorio del Nord occidentale. A differenza del Planigale del Plateau di Arnhem, i Planigali di Kimberley sono stati frequentemente rilevati da Australian Wildlife Conservancy e dai suoi partner durante recenti indagini, con minori preoccupazioni per la loro futura sopravvivenza.
L’ultimo avvistamento del recentemente descritto Planigale del Plateau di Arnhem risale al 2004. I ricercatori sostengono che la specie potrebbe essere difficile da studiare, ma che gli sforzi per localizzarla sono di fondamentale importanza per determinare se essa persista nella regione e per comprendere meglio la sua distribuzione.
Fonti ufficiali dichiarano che il monitoraggio delle specie rare e delle loro habitat è cruciale per garantire la biodiversità e la salute degli ecosistemi. La scoperta di nuove specie come il Planigale del Plateau di Arnhem sottolinea l’importanza delle ricerche scientifiche nei musei e nelle aree selvagge. Questi sforzi non solo aiutano a preservare il patrimonio naturale ma contribuiscono anche alla nostra comprensione della biodiversità terrestre.
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