Ordini di servizio via WhatsApp: non ufficiali e senza sanzioni per chi non li segue.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Ordini di servizio via WhatsApp: non ufficiali e senza sanzioni per chi non li segue.

Una docente ha espresso dubbi sulla legittimità di un ordine di servizio ricevuto via WhatsApp da un collaboratore del dirigente scolastico. L’ordine stabiliva che il docente dovesse accompagnare la classe 3 B a un evento teatrale, dopo il quale sarebbe dovuto tornare a scuola per tenere una lezione nella classe 4 B. La docente ha sottolineato che tale attività non era stata approvata dal Consiglio di classe e si domanda quali possano essere le conseguenze disciplinari nel caso decidesse di non adempiere all’ordine.

Comunicazioni via WhatsApp: È Legittimo?

Le comunicazioni ufficiali tra il dirigente scolastico e i docenti dovrebbero avvenire attraverso canali formali, come il Registro elettronico o la posta elettronica istituzionale. L’uso di WhatsApp per inviare ordini di servizio o modificare l’orario di lavoro non rispetta le procedure corrette. Questa forma di comunicazione non offre la tracciabilità e la formalità necessarie che caratterizzano le comunicazioni ufficiali.

Inoltre, un docente non ha l’obbligo di utilizzare WhatsApp per ricevere informazioni dalla scuola. Pertanto, gli ordini di servizio comunicati attraverso questo canale non possono essere considerati validi. Rifiutare di eseguire un ordine comunicato via WhatsApp non espone il docente a sanzioni disciplinari.

Diritti del Docente e Tracciabilità delle Comunicazioni

È fondamentale sottolineare che la docente ha il diritto di ricevere comunicazioni ufficiali, protette e tracciabili, in particolare considerando la presenza di relazioni tese con il collaboratore del dirigente scolastico. Ogni ordine impartito da un dirigente o da un suo collaboratore deve essere veicolato attraverso un documento ufficiale, completo di protocollo elettronico, garantendo così la formalità necessaria.

Un ordine di servizio legittimo per qualsiasi docente deve affrontare tramite canali che possano fornire una chiara documentazione e tracciabilità, come ad esempio email ufficiali o comunicazioni stampate e protocollate. Inoltre, l’art. 9, comma 2, del DPR 62 del 16 aprile 2013 stabilisce che ogni procedura deve essere documentata e replicabile, affinché sia possibile garantire la corretta gestione dei processi decisionali.

È inaccettabile che le disposizioni, siano esse ordini di servizio o circostanze di lavoro, vengano comunicate in modalità informale tramite canali di messaggistica instantanea come WhatsApp. La mancanza di una comunicazione formale espone la scuola a possibili contestazioni di legittimità.

Nel caso specifico in cui una docente si trovi a dover decidere se accompagnare la classe a un evento teatrale non autorizzato, è utile ricordare che le decisioni di questa entità devono passare attraverso il Consiglio di classe. Se il Consiglio non ha approvato tale iniziativa, chi l’ha proposta ha o non rispettato le procedure formali.

Il messaggio inviato dal collaboratore del dirigente, per quanto possa essere considerato un ordine, non ha valore ufficiale e non genera obblighi legittimi per il docente. Pertanto, nel caso in cui un insegnante decidesse di svolgere l’orario di lavoro regolare, non ci sarebbero presupposti per un’azione disciplinare, considerando che non sono stati rispettati i protocolli di comunicazione e non è stata seguita la procedura corretta di autorizzazione delle attività didattiche.

In sintesi, la comunicazione di un ordine di servizio tramite WhatsApp presenta delle irregolarità sia sul piano della legittimità sia su quello della formalità necessaria, rendendo impossibile per il docente incorrere in eventuali sanzioni per la sua scelta di non aderire all’ordine ricevuto.

In base alla normativa vigente e alla prassi consolidata in ambito scolastico, le istituzioni educative devono garantire che ogni comunicazione ufficiale sia effettuata in modo appropriato e tracciabile. Questo non solo protegge i diritti degli insegnanti, ma assicura anche che le decisioni prese riguardo alla didattica siano trasparenti e democratiche.

Fonti ufficiali: Gazzetta Ufficiale, MIUR – Ministero dell’Istruzione

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