Overtourism, quando viaggiare troppo rischia di cambiare i luoghi che amiamo (pagina 3)
Pubblicato il da Serena Siino - aggiornato il - Lifestyle
C’è poi un aspetto meno visibile, ma forse ancora più importante: l’overtourism può cambiare il rapporto tra una comunità e il luogo in cui vive. Quando strade, piazze e monumenti diventano costantemente affollati, i residenti possono iniziare a percepire il turismo non più come una risorsa, ma come un’invasione.
Allo stesso tempo, anche il viaggiatore rischia di vivere un’esperienza deludente. Code, prezzi elevati, traffico e luoghi impossibili da godere con calma possono trasformare una vacanza tanto desiderata in una sequenza di attese e fotografie scattate nella folla.
Per questo contrastare l’overtourism non significa necessariamente smettere di viaggiare. Significa soprattutto cambiare il modo di farlo. Scegliere periodi meno affollati, fermarsi più a lungo invece di concentrare molte tappe in pochi giorni, esplorare località meno conosciute e preferire attività gestite da operatori locali sono comportamenti che possono contribuire a distribuire meglio i benefici del turismo.
Anche le amministrazioni possono intervenire con prenotazioni obbligatorie, numero chiuso in alcune aree, gestione degli accessi, regolamentazione degli affitti brevi e contributi destinati alla tutela dell’ambiente e dei servizi.
Il futuro del viaggio potrebbe quindi non essere quello delle destinazioni da conquistare, una dopo l’altra, ma dei luoghi da conoscere con maggiore lentezza. Perché una vacanza davvero riuscita non dovrebbe lasciare dietro di sé soltanto una fotografia da pubblicare, ma anche un territorio capace di conservare la propria identità.
Viaggiare in modo responsabile, in fondo, significa anche questo: lasciare un luogo abbastanza intatto da poter essere amato ancora da chi verrà dopo di noi.