Perché ci dimentichiamo perché siamo entrati in una stanza? Il curioso “effetto porta” della memoria

Perché ci dimentichiamo perché siamo entrati in una stanza? Il curioso “effetto porta” della memoria

Nella vita quotidiana l’effetto può essere accentuato da tutto ciò che compete per la nostra attenzione. Smartphone, notifiche, conversazioni, televisione, rumori o semplicemente una giornata particolarmente intensa possono rendere più fragile la memoria di lavoro, cioè quella che utilizziamo per mantenere temporaneamente disponibili le informazioni necessarie a svolgere un compito.


È per questo che può capitare di entrare in una stanza, dimenticare cosa si voleva fare e ricordarsene qualche secondo dopo tornando nel luogo precedente. Il cambio di contesto può infatti riattivare gli indizi associati al pensiero originale.

Un piccolo trucco può aiutare: prima di alzarsi, formulare mentalmente in modo molto preciso l’obiettivo, per esempio “vado in cucina a prendere le chiavi”. Ancora meglio, se l’attività è importante, scriverla o utilizzare un promemoria.

Lo stesso principio spiega perché spesso cerchiamo un oggetto senza trovarlo e poi, tornando sui nostri passi, improvvisamente ci accorgiamo che era proprio davanti a noi. Non è necessariamente distrazione “inspiegabile”: il cervello seleziona continuamente ciò che considera rilevante.

Dimenticare per qualche secondo perché siamo entrati in una stanza, quindi, è spesso una piccola conseguenza del modo estremamente dinamico con cui funziona la nostra attenzione. E forse la prossima volta che resteremo fermi sulla soglia chiedendoci “che cosa dovevo fare?”, invece di preoccuparci della memoria potremo semplicemente tornare nella stanza precedente e aspettare che il filo del pensiero ricompaia.

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