Perché ci sentiamo in colpa quando pensiamo prima a noi? Il difficile allenamento all’egoismo sano

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna

Perché ci sentiamo in colpa quando pensiamo prima a noi? Il difficile allenamento all’egoismo sano

Per anni a molte donne è stato insegnato, più o meno esplicitamente, che essere una “brava persona” significa esserci sempre per gli altri. Per i figli, per il partner, per i genitori, per gli amici, per il lavoro. Prima vengono le necessità di chi ci sta intorno, poi, eventualmente, le nostre.

E così può accadere una cosa apparentemente paradossale: quando finalmente ci concediamo qualcosa per noi, invece di sentirci bene proviamo senso di colpa.

Un pomeriggio senza impegni. Una cena fuori senza famiglia. Un viaggio con le amiche. Un’ora in palestra. Un libro letto sul divano mentre qualcun altro si occupa delle incombenze quotidiane. Persino dire semplicemente “no” a una richiesta può diventare difficile.

Il problema è che prendersi cura di sé viene ancora confuso, in molti casi, con l’egoismo. Ma non sono la stessa cosa.

Quando dire “prima io” sembra quasi una colpa

Il senso di colpa nasce spesso dall’idea di essere indispensabili. Se non faccio io quella telefonata, quella commissione, quella faccenda domestica, se non rispondo subito a quel messaggio, qualcuno resterà deluso. E quando questa convinzione diventa un’abitudine, fermarsi può sembrare quasi una trasgressione.

C’è poi una componente culturale. Alle donne è stato tradizionalmente assegnato un ruolo di cura molto forte: occuparsi degli altri, anticiparne i bisogni, mantenere gli equilibri familiari, ricordare appuntamenti e scadenze, essere disponibili.

Il risultato è che molte imparano a considerare normale la propria stanchezza e quasi sospetto il proprio bisogno di riposo.

Ma avere bisogno di tempo, attenzioni e spazio personale non significa amare meno le persone che ci circondano. Significa riconoscere che anche le proprie necessità hanno un valore.

Imparare a dire “oggi non posso” senza aggiungere dieci spiegazioni può essere un piccolo esercizio di libertà. Così come smettere di sentirsi obbligate a rispondere immediatamente a ogni richiesta o accettare che qualcun altro possa occuparsi di qualcosa anche se non lo farà esattamente come lo avremmo fatto noi.

Il cosiddetto “egoismo sano” parte proprio da qui: non mettere sempre gli altri al primo posto e smettere di considerare automaticamente i propri bisogni come secondari.

Prendersi cura di sé non significa diventare egoiste

L’egoismo sano non consiste nell’ignorare gli altri. Consiste nel creare un equilibrio.

Una donna può essere una madre presente senza rinunciare completamente a se stessa. Può amare il proprio partner senza avere bisogno di condividere ogni momento della giornata. Può essere una figlia attenta senza sentirsi responsabile di ogni problema dei genitori. Può essere una professionista affidabile senza essere disponibile 24 ore su 24.

Anzi, avere uno spazio personale può rendere più autentiche anche le relazioni.

Il tempo dedicato a se stesse non deve necessariamente essere qualcosa di straordinario. Può essere una passeggiata, una giornata al mare da sole, un caffè bevuto lentamente, un allenamento, un appuntamento dal parrucchiere, una serata davanti a una serie televisiva o semplicemente qualche ora senza dover soddisfare le esigenze di qualcun altro.

La vera difficoltà, spesso, non è trovare quel tempo. È permettersi di usarlo senza sentirsi in colpa.

Per riuscirci bisogna cambiare una convinzione radicata: non dobbiamo essere esauste per avere il diritto di fermarci.

Non serve arrivare al limite per concedersi una pausa. Non serve avere una giustificazione per dire di no. E soprattutto non serve aspettare che tutti gli altri siano sistemati prima di occuparsi di sé, perché quel momento potrebbe non arrivare mai.

Imparare a mettersi qualche volta al primo posto non significa diventare meno generose. Significa smettere di essere generose a proprie spese.

E forse è proprio questa la forma più difficile, ma anche più importante, di cura di sé: capire che pensare anche a noi non è una colpa. È un diritto.

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