Perché dopo un temporale il profumo della terra è così intenso? La scienza del “profumo di pioggia”
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
C’è un momento particolare dopo un temporale, quando l’aria cambia e dalla terra arriva un profumo intenso, fresco e inconfondibile. È quello che comunemente chiamiamo “profumo di pioggia”, una sensazione che spesso associamo alla natura che si risveglia dopo un periodo di caldo o di siccità. Ma non è semplicemente l’odore dell’acqua: dietro quel caratteristico aroma c’è una combinazione di processi chimici e biologici.
La parola utilizzata dalla scienza per descrivere il caratteristico odore della terra dopo la pioggia è petrichor, un termine coniato negli anni Sessanta dai ricercatori australiani Isabel Bear e Richard Thomas. Deriva dal greco e richiama l’idea di un’essenza associata alla terra e alla roccia.
Il ruolo dei microrganismi nel terreno
Uno dei principali responsabili di questo odore è la geosmina, una sostanza prodotta da alcuni microrganismi presenti naturalmente nel terreno, in particolare dagli attinobatteri. Quando il suolo è asciutto, queste molecole possono rimanere accumulate sulla superficie e nelle particelle del terreno.
Quando arriva la pioggia, soprattutto dopo un periodo secco, le gocce che colpiscono il terreno favoriscono la liberazione di minuscole particelle nell’aria. La geosmina viene così trasportata attraverso l’atmosfera e raggiunge il nostro naso, producendo quel caratteristico odore che riconosciamo immediatamente come profumo di terra bagnata.
È una molecola estremamente percepibile dall’olfatto umano: anche quantità molto piccole possono essere sufficienti per farci riconoscere quell’aroma.
Le gocce di pioggia trasformano il terreno in una sorta di diffusore
Non tutta la storia del petrichor, però, dipende dalla geosmina. Quando una goccia di pioggia cade su una superficie porosa e asciutta, può intrappolare piccole bolle d’aria. Queste bolle possono risalire rapidamente e rompersi, creando minuscole particelle sospese nell’atmosfera, chiamate aerosol.
È proprio attraverso questi aerosol che alcune sostanze presenti nel terreno e sulla vegetazione possono diffondersi nell’aria. Il fenomeno è particolarmente evidente quando la pioggia arriva dopo un lungo periodo asciutto e il terreno contiene una maggiore quantità di composti accumulati.
Anche le piante contribuiscono all’odore. Durante i periodi secchi possono accumulare sulla superficie del terreno e delle foglie alcune sostanze oleose. La pioggia le mobilita e contribuisce alla miscela di profumi che percepiamo dopo il temporale.
C’è poi un altro fenomeno legato soprattutto ai temporali: l’ozono. Le scariche elettriche dei fulmini possono favorire la formazione di ozono nell’atmosfera. Il suo odore, pungente e particolare, può essere percepito soprattutto durante o subito dopo un temporale e aggiungersi a quello della terra bagnata.
Il risultato è una vera e propria miscela naturale di molecole: geosmina, composti provenienti dalle piante e, in determinate condizioni, ozono. È questa combinazione a creare quella sensazione olfattiva che per molti rappresenta uno dei segnali più riconoscibili dell’arrivo della pioggia.
E c’è un ultimo aspetto curioso: l’olfatto umano è particolarmente sensibile alla geosmina. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questa sensibilità possa avere avuto un’importanza evolutiva, aiutando i nostri antenati a individuare la presenza di acqua o di ambienti umidi. Il profumo che oggi associamo a un temporale sarebbe quindi anche una traccia chimica di un rapporto molto antico tra esseri umani, acqua e ambiente.