Perché il sassofrasso è vietato: rischi e motivi del divieto alimentare
Pubblicato il da Serena Siino - Lifestyle
Il sassofras è stato storicamente impiegato nella produzione del root beer, una bevanda molto diffusa soprattutto in Nord America. Oggi questo uso è fortemente limitato a causa della presenza di una sostanza chimica chiamata safrolo, contenuta nelle radici e nella corteccia dell’albero. Questa sostanza è stata riconosciuta come potenzialmente cancerogena dall’agenzia statunitense Food and Drug Administration (FDA), portando al divieto del suo utilizzo in alimenti e bevande. La pericolosità del safrolo è correlata alla quantità ingerita e alla durata del consumo, con rischi evidenti di sviluppo tumorale. Inoltre, il safrolo viene utilizzato anche nella produzione illegale di sostanze stupefacenti, come l’ecstasy (MDMA).
Il sassofras: caratteristiche e rischi associati
Il sassofras è una pianta originaria del Nord America, utilizzata tradizionalmente anche dai nativi americani per scopi medicinali e culinari. Le radici e la corteccia hanno una concentrazione elevata di safrolo, mentre le foglie ne sono prive. Storicamente, la radice veniva usata per estrarre questa sostanza. Oltre a nomi come saxifras, albero della febbre (ague tree), legno di cannella e saloop, il sassofras si distingue per le sue proprietà aromatiche.
Nel passato, il sassofras veniva impiegato come additivo alimentare, in particolare per la preparazione del tè di sassofras. Questo tè, però, conteneva una quantità di safrolo fino a 4,5 volte superiore al limite massimo consentito. Per questo motivo, la FDA ha vietato la vendita di tè di sassofras e l’utilizzo del suo estratto come additivo negli alimenti a partire dal 1976.
Attualmente, molte aziende produttrici di root beer utilizzano aromi sintetici privi di safrolo per garantire la sicurezza dei consumatori. Alcuni studiosi ritengono che anche il sassofras senza safrolo possa comportare rischi di tumori, motivo per cui il suo uso è fortemente sconsigliato.
Tra i rischi più noti legati al consumo di sassofras vi sono i danni al fegato e la potenziale cancerogenicità del safrolo presente nella pianta. Si stima che l’ingestione di soli 5 ml di sassofras possa risultare letale per un adulto.
Oltre al rischio di cancro e tossicità epatica, il safrolo è responsabile anche di irritazioni cutanee in alcune persone, soprattutto nel caso di applicazioni topiche.
Usi e controindicazioni del sassofras
Nonostante i rischi, il sassofras è ancora utilizzato nella medicina tradizionale come rimedio erboristico per alcune condizioni. Tra queste vi sono:
- Problemi digestivi
- Infiammazioni lievi
- Disturbi della pelle (usato con cautela)
Oltre all’uso erboristico, il sassofras trova impiego negli aromi per profumi e saponi, mentre le foglie vengono utilizzate come addensante naturale per alcune zuppe tradizionali.
Chi deve assolutamente evitare l’uso di sassofras include:
- Donne in gravidanza o in allattamento: rischi aumentati di aborto spontaneo.
- Bambini: dosi minime possono essere tossiche o fatali.
- Persone in procinto di chirurgia: l’assunzione potrebbe interferire con l’anestesia e rallentare il sistema nervoso centrale, causando sedazione eccessiva.
- Chi soffre di problemi urinari: il sassofras può aggravare i sintomi.
- Chi assume sedativi: rischio di sonnolenza marcata.
Oggi gli esperti raccomandano di evitare il consumo di sassofras in forma non controllata e di preferire alternative sicure, soprattutto a scopo alimentare. L’attenzione rimane alta per prevenire effetti collaterali gravi e potenzialmente mortali.
Fonti ufficiali e approfondimenti:
- FDA – Storia della regolamentazione sul sassofras
- National Library of Medicine – Studi sulla cancerogenicità del safrolo
- National Cancer Institute – Informazioni sul safrolo
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