PFAS: sostanze chimiche “eterne” rilevate nel 98% delle acque statunitensi testate

Pubblicato il da Redazione - Green

PFAS: sostanze chimiche “eterne” rilevate nel 98% delle acque statunitensi testate

La Preoccupante Presenza dei “Forever Chemicals” Negli Acque Statunitensi

Un recente studio condotto dalla Waterkeeper Alliance, un’importante organizzazione ambientalista statunitense, ha rivelato una contaminazione da “forever chemicals” in ben il 98% delle vie d’acqua testate negli Stati Uniti. Questi sostanze chimiche, note anche come PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche), rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica e per l’ambiente, persistingo nel nostro ecosistema per centinaia, se non migliaia di anni.

Negoziazioni Globali sul Plastico e il Ruolo dei PFAS

La scoperta di Waterkeeper Alliance giunge in un momento critico, mentre i rappresentanti di tutto il mondo si riuniscono a Ginevra, in Svizzera, per discutere un trattato globale sulla plastica. Un tema caldo di discussione riguarda le sostanze chimiche presenti nella plastica, in particolare i PFAS utilizzati nei prodotti monouso. L’inefficienza dei sistemi di trattamento delle acque reflue nel rimuovere queste sostanze rappresenta una problematica centrale nelle negoziazioni.

Lo studio ha esaminato campioni raccolti sia a monte che a valle di 22 impianti di trattamento delle acque reflue negli Stati Uniti. La Waterkeeper Alliance ha anche analizzato dati provenienti da dieci aree dove i biosolidi (fanghi derivanti dalla depurazione) sono stati utilizzati come fertilizzanti. Come ha dichiarato Kelly Hunter Foster, avvocato senior di Waterkeeper Alliance, l’inquinamento da PFAS è una questione di giustizia ambientale, poiché le comunità a basso reddito e le minoranze ne sono particolarmente colpite.

“Sfortunatamente, le comunità latine e di colore si trovano a dover sostenere il peso [dei PFAS]”, ha affermato Vanessa Muñoz, responsabile del programma per le vie d’acqua presso la Hispanic Access Foundation.

I ricercatori hanno scoperto che il 95% dei campioni prelevati a valle degli impianti di trattamento presentava livelli elevati di PFAS, il che indica che questi impianti non sono in grado di rimuovere efficacemente sostanze chimiche associate a gravi problemi di salute, come ritardi nello sviluppo nei bambini, problemi di fertilità e alcune forme di cancro.

Hunter Foster ha spiegato che il problema principale è rappresentato dagli scarichi industriali di PFAS negli impianti di trattamento delle acque reflue, che non sono progettati per affrontare queste sostanze chimiche. Inoltre, l’80% dei siti di applicazione dei biosolidi ha mostrato livelli elevati di PFAS, rivelando una spaventosa realtà per la salute pubblica.

Per tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue e per il 90% dei siti di biosolidi analizzati, i livelli totali di PFAS superavano gli standard di salute umana stabiliti dal gruppo di lavoro ambientale degli Stati Uniti. Di oltre 15.000 sostanze chimiche appartenenti alla classe PFAS, solo una piccola parte è stata oggetto di studi tossicologici approfonditi. Questa lacuna nella ricerca è allarmante, specialmente in vista delle recenti dichiarazioni dell’Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti, che ha annunciato l’intenzione di estendere i termini di conformità per alcune sostanze PFAS e di riesaminare come tali standard siano stati stabiliti.

“Questo non è un buon segno per il rafforzamento e l’adeguamento degli standard necessari per proteggere la salute pubblica”, ha osservato Hunter Foster. Per migliaia di comunità statunitensi, il bisogno di norme regolatorie più severe riguardo ai PFAS è diventato urgente.

È necessario adottare regolamenti che includano l’intera gamma di sostanze PFAS in uscita dagli impianti, non solo quelle più frequentemente discusse. Le implicazioni di questi risultati sono enormi e richiedono un’azione immediata da parte delle autorità governative e della società civile per garantire un futuro più sicuro e sano per tutti.

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti su questo argomento critico, è possibile consultare fonti ufficiali come il sito della Waterkeeper Alliance e l’Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti.

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