Plastica fusa ai detriti di corallo: nuova preoccupazione per l’inquinamento marino.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Gli scienziati stanno trovando plastica ovunque la cercano, dal fondale marino agli stomaci delle tartarughe. Recentemente, ricercatori in Giappone hanno scoperto della plastica termicamente incollata ai detriti corallini, un amalgama che hanno chiamato “plasticoral”, secondo uno studio recente. Questa scoperta solleva preoccupazioni riguardo la potenziale fuoriuscita di sostanze chimiche nell’oceano, il degrado dell’habitat e un nuovo modo per i microplastici di entrare nell’ambiente marino, affermano gli esperti.

Ifenna Ilechukwu, primo autore dello studio all’Università di Ryukyus in Giappone, e i suoi colleghi hanno trovato cinque pezzi di “plasticoral” su tre diverse spiagge durante un normale monitoraggio dei rifiuti marini nell’isola di Okinawa nel 2024. La scoperta è avvenuta per caso durante la ricerca.

I ricercatori avevano precedentemente descritto i plastiglomerati, detriti di plastica fusi con rocce, legno o altri materiali naturali. Tuttavia, quando il team ha trovato dei detriti corallini con della plastica non solo appiccicata sulla superficie ma permanentemente incollata ad essi, hanno capito di aver trovato qualcosa di insolito. Il “plasticoral” è una sottoclasse dei plastiglomerati, ma rappresenta qualcosa di diverso.

L’analisi in laboratorio ha rivelato che quattro dei campioni di plastica erano di polietilene, comunemente usato per le bottiglie monouso. Un campione era di polipropilene, una plastica più rigida usata per contenitori alimentari e tappi di bottiglia. Entrambi sono tra i tipi di plastica più comuni trovati negli oceani e possono ammorbidirsi e deformarsi quando riscaldati.

La combustione della plastica può rilasciare una serie di sostanze chimiche, tra cui diossine cancerogene e particelle fini, che rappresentano gravi rischi per la salute umana e la fauna selvatica. Inoltre, il bruciare la plastica può causare la rapida frammentazione in microplastici, che possono facilmente entrare nell’ambiente e nella catena alimentare.

Il team ha trovato la plastica su detriti corallini sulla spiaggia, non sui coralli vivi in mare. Tuttavia, tali detriti possono fornire habitat per piccoli invertebrati che vivono tra le fessure, mentre alghe e spugne possono colonizzare le superfici coralline, creando microhabitat utilizzati da pesci e altri organismi più grandi. Quando la plastica si fonde sulla superficie dei detriti, potrebbe non funzionare efficacemente come substrato naturale.

Le stime suggeriscono che attualmente ci sono circa 199 milioni di tonnellate di plastica negli oceani del mondo. I microplastici si trovano praticamente ovunque sul pianeta, portando gli scienziati a suggerire che la Terra si trovi in una nuova era geologica chiamata “Plastocene”.

Ilechukwu ha affermato che il plasticoral potrebbe “potenzialmente rappresentare una fase iniziale nella transizione dai rifiuti di plastica temporanei a un record sedimentario più persistente della Plastocene negli ambienti tropicali dei reef”. Il team di ricerca spera di collaborare con altri ricercatori e il pubblico per documentare rifiuti di ogni tipo, compreso il plasticoral.

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