Popoli indigeni in Asia esclusi dalla pianificazione biodiversità: un rapporto allarmante.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Popoli indigeni in Asia esclusi dalla pianificazione biodiversità: un rapporto allarmante.

La Marginalizzazione dei Popoli Indigeni nelle Decisioni sulla Biodiversità

Numerosi popoli indigeni in Asia affermano di avere poca influenza sugli obiettivi di biodiversità delle loro nazioni, nonostante le richieste contenute nell’accordo globale sulla biodiversità delle Nazioni Unite per una partecipazione effettiva e significativa nella presa di decisioni. Un rapporto della Asia Indigenous Peoples Pact (AIPP) ha rivelato che solo il 13% degli intervistati ha partecipato a consultazioni guidate dallo Stato, mentre quasi il 60% ha riferito che la loro partecipazione non è stata significativa. Questi risultati sono basati su un’indagine che ha raccolto 85 risposte da 15 paesi e 59 organizzazioni indigene in Asia, un continente che ospita quasi due terzi della popolazione mondiale di indigeni.

Nonostante la scarsa rilevanza della loro partecipazione, il rapporto evidenzia un aumento nell’inclusione dei popoli indigeni nelle revisioni delle Strategie Nazionali per la Biodiversità e i Piani d’Azione (NBSAP) rispetto al periodo 2011-2020. Le comunità indigene hanno espresso preoccupazioni riguardo alla natura “tokenistica” della loro partecipazione, in quanto spesso si sentono escluse dal processo decisionale reale, con le decisioni finali che vengono prese da ministeri e funzionari governativi.

La Necessità di Piani Guidati dagli Indigeni

Una delle proposte avanzate da fonti indigene è lo sviluppo di una Strategia e Piano d’Azione per la Biodiversità guidato dai popoli indigeni (IPBSAP). Questo documento rappresenterebbe una versione indigeno-centrica delle NBSAP, affrontando le minacce e le sfide specifiche che le comunità indigene devono affrontare. Jacqueline Cariño, coordinatrice di Partners for Indigenous Knowledge Philippines, sottolinea che pur non garantendo una condivisione del potere, l’IPBSAP possa servire da strumento di advocacy per influenzare le politiche nazionali e far emergere le prospettive dei popoli indigeni.

In Filippine, è stato sviluppato un IPBSAP nel 2024 che include 23 obiettivi in linea con il Quadro Globale sulla Biodiversità di Kunming-Montreal, dimostrando come sia possibile influenzare i decisori a considerare i diritti e le prospettive indigene. Sebbene il documento non assicuri una parità di potere, contribuisce a porre in risalto le questioni che riguardano le comunità indigene e le loro priorità.

Il rapporto della AIPP ha messo in luce che solo il 6% degli obiettivi nazionali menzionano il diritto dei popoli indigeni al consenso libero, preventivo e informato. Inoltre, il 59% degli intervistati ha affermato di non avere tempo, informazioni e risorse sufficienti per partecipare in modo significativo ai processi di revisione delle NBSAP. Anche se in Nepal i popoli indigeni sono riusciti a ottenere ruoli all’interno dei comitati di revisione delle NBSAP, l’inclusione delle persone con disabilità rimane un grande problema, come testimonia Khadga Saru Magar, presidente dell’Associazione Indigena e Disabile del Nepal.

Le evidenze raccolte mostrano come, malgrado i tentativi di inclusione, i popoli indigeni sono frequentemente trattati come meri partecipanti alla consulta, senza reale evidenza di un cambiamento nelle politiche proposte.

Promuovere Soluzioni Sostenibili

Gli autori del rapporto hanno voluto non solo evidenziare le lacune nella partecipazione dei popoli indigeni, ma anche mostrare come le loro conoscenze tradizionali possano essere fondamentali per la conservazione a lungo termine delle foreste e della biodiversità. Infatti, alcuni gruppi indigeni, specialmente le donne, stanno già sviluppando sistemi locali di raccolta dati per validare i successi storici nella conservazione, contribuendo così a politiche che tengano conto della reale partecipazione indigena.

Nonostante gli sforzi per promuovere una maggiore inclusività, le istituzioni governative restano i principali decisori, mentre le organizzazioni di conservazione e le agenzie delle Nazioni Unite detengono un’influenza significativa come finanziatori e esperti tecnici. In alcuni casi, la partecipazione indigena risulta ancora un atto di facciata, rafforzando modelli di conservazione tecnocratici.

Cariño sottolinea che la competenza tecnica non è di per sé negativa, ma dovrebbe riconoscere il valore delle conoscenze locali e delle pratiche indigene. L’implementazione degli IPBSAP potrebbe rivelarsi strumento efficace per garantire che i diritti dei popoli indigeni vengano rispettati e riconosciuti, soprattutto in un contesto di crescente danno ambientale causato da attività minerarie e industriali.

Il rapporto sollecita maggiore attenzione e investimenti in partnership e sistemi di conoscenze guidati dagli indigeni, affinché si possa davvero garantire un’interazione significativa tra i popoli indigeni e le politiche nazionali per la biodiversità. Le fonti ufficiali come l’AIPP e documenti delle Nazioni Unite forniscono ulteriore supporto a queste osservazioni, evidenziando la necessità di un cambiamento radicale nell’approccio delle politiche riguardanti la biodiversità e i diritti indigeni.

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