“Portobello”: Fabrizio Gifuni racconta la vita di Enzo Tortora su HBO Max.

Pubblicato il da Dario Cangemi - Cinema

“Portobello”: Fabrizio Gifuni racconta la vita di Enzo Tortora su HBO Max.

Il leggendario presentatore italiano, Enzo Tortora, continua a suscitare emozioni forti: accusato ingiustamente, messo in prigione, non ha mai perso la sua dignità. L’attore Fabrizio Gifuni, che lo interpreta, racconta la sua storia.

Data di pubblicazione: 12 Febbraio 2026 – Barbara Mosconi

Ricordi di “Portobello”

Fabrizio Gifuni, da appassionato telespettatore, si ricorda dei momenti passati davanti alla televisione il venerdì sera. “Portobello”, con i suoi due ore di intrattenimento, è diventato un cult, pieno di idee che hanno segnato i successivi format televisivi. “Magari non guardavo tutto, ma il gioco del pappagallo era impossibile da perdere”, confessa l’attore.

La storia di Enzo Tortora

Enzo Tortora è simbolo di malagiustizia in Italia. Gifuni conosceva bene la sua storia, poiché seguiva il processo mentre preparava gli esami di maturità. “Di sera ascoltavo le udienze su Radio Radicale,” racconta, rivelando come il grande teatro del processo lo affascinasse.

Il racconto del dramma di Tortora è ricco di emozioni. “Ci si domanda come mai un uomo tanto amato sia stato abbandonato da un intero Paese,” dice Gifuni. Questo pensiero lo ha guidato all’interpretazione del suo ruolo nel cinema. “Negli ultimi decenni, siamo stati incoraggiati ad azzerare la memoria storica; sono felice che attraverso il cinema possiamo riportare in luce storie dimenticate.”

La direzione artistica di Marco Bellocchio

La serie è diretta da Marco Bellocchio, un maestro del cinema mondiale, un regista in grado di dare voce a storie importanti. “Bellocchio ha un punto di vista unico,” afferma Gifuni, “è fondamentale affrontare queste storie con onestà e uno sguardo distinto”. L’attore ha avuto un anno per prepararsi, un tempo prezioso per studiare il personaggio di Tortora.

“Quegli anni, tra la fine degli anni ’70 e gli ’80, li ho vissuti attraverso il teatro,” spiega. La serie copre un periodo significativo della storia italiana, dal lancio di “Portobello” nel 1977 fino all’arresto di Tortora nel 1983, un periodo in cui l’Italia cambia radicalmente. “L’arresto di Tortora ha alterato la sua vita e ha influito sul suo pubblico”, aggiunge.

La mancanza di protezione e supporto

Dopo l’arresto, la Rai non diede mai un supporto a Tortora. “Era un personaggio scomodo, cacciato due volte dalla Rai per le sue posizioni. Questo ha reso la sua assenza ancor più dolorosa,” racconta Gifuni. “Eppure, una parte del pubblico sembrava divertirsi nel vederlo cadere.”

Riflettendo su questo, l’attore mette in luce come spesso ci sia una curiosità o un piacere nel vedere cadere le personalità pubbliche. “Tortora non aveva alleati né politici né mediatici, una situazione che ha contribuito ad isolare la sua figura.”

La costruzione del personaggio

L’interpretazione di Tortora richiede un’attenzione ai dettagli. Gifuni ha studiato filmati, registrazioni e ha letto libri sull’uomo. “Ho cercato di catturare i suoi gesti, il modo di camminare, di parlare,” ammette. La sua dedizione all’interpretazione si traduce in una ricerca quasi maniacale per avvicinarsi alla verità del personaggio.

Durante la serie, Tortora non piange mai apertamente, ma Gifuni spiega che “ci sono momenti di intensa commozione”. Il personaggio di Tortora deve affrontare l’ingiustizia con dignità, cercando di rimanere lucido in un momento di caos. “Ho sentito profondamente alcune scene, specialmente quando si difende durante il processo,” confessa l’attore, mostrando come la resilienza di Tortora risuoni ancora oggi.

Un dialogo con la famiglia di Tortora

Gaia Tortora, oggi giornalista, ha descritto la serie come “coraggiosa”. Gifuni non ha incontrato la figlia prima di iniziare le riprese per rispetto e libertà artistica. “Bellocchio ha sempre affrontato temi difficili con coraggio,” afferma, “e questa vicenda esplora il lato oscuro della giustizia.”

Gifuni ritiene che la lotta di Tortora somigli a “un incubo kafkiano”, dove la vita di una persona può cambiar radicalmente in un istante. “La storia di Tortora riflette la vulnerabilità di ogni individuo di fronte all’arbitrio della giustizia.”

Un itinerario di crescita

Seppure Gifuni non ha terminato gli studi in Giurisprudenza, ha comunque mantenuto un profondo rispetto per la legge. “Il mio ultimo esame fu proprio di Procedura penale,” racconta. Questo legame tra diritto e teatro si evidenzia nel suo percorso artistico, un viaggio che esplora le complessità della giustizia umana.

In questo racconto di malagiustizia, l’interpretazione di Gifuni offre uno sguardo sui temi di culturalità e memoria, portando alla ribalta una storia che merita di essere ricordata. Dalla sua interpretazione di Tortora emerge non solo un atto di coraggio, ma anche un invito a riflettere su questioni di giustizia e integrità personale.

Fonti: Radio Radicale, Marco Bellocchio, Gaia Tortora, [Wikipedia – Enzo Tortora](https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Tortora)

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