Produzione chimica 2026 in calo, politiche Ue decisive per il futuro del settore

Pubblicato il da Marco Vaccarella - Economia

MILANO (ITALPRESS) – “Le politiche dell’Unione europea sono di vitale importanza per comprendere se intendiamo ritagliarci una parte da co-protagonisti, o subire l’aggressività delle nuove leadership industriali del mondo, rinunciando al nostro benessere e ai nostri valori”. Così il presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, ha aperto l’assemblea della federazione davanti a una platea di oltre 650 imprenditori. Di fronte alle debolezze strutturali di un’Unione europea di cui è stata troppo a lungo data per scontata la leadership industriale, Buzzella rimarca che l’Europa, con un mercato stabile e di sicuro interesse, importanti risparmi e 450 milioni di consumatori, dispone di un patrimonio produttivo straordinario, nel quale la chimica può tornare a giocare un ruolo strategico: “l’industria è decisiva per l’Europa e la chimica lo è per l’industria. Ma siamo davvero sull’orlo di una crisi esistenziale”, è l’allarme lanciato. “Tra i motivi, costi energetici e delle materie prime, dumping cinese, carenze infrastrutturali, competitività, normative. Per mantenere resilienza economica, forza strategica e prosperità sostenibile, una robusta base industriale è indispensabile”.

Con 60 miliardi di fatturato e oltre 117 mila addetti altamente qualificatila chimica è la quinta industria del Paese e l’Italia è il terzo produttore europeo. Il settore, caratterizzato dalla presenza equilibrata di medio-grandi gruppi a controllo sia nazionale sia estero e pmi, evidenzia una forte propensione all’export, che supera i 40 miliardi. Numeri che testimoniano il valore della chimica per la crescita e lo sviluppo del Paese con ricadute positive in termini economici, occupazionali, scientifici e sociali. Tuttavia, proprio l’industria chimica è tra i settori più impattati dagli shock imprevedibili derivati dalla complicata situazione geopolitica, dagli effetti dei conflitti, prima in Ucraina e poi in Iran, in quanto utilizza gas e petrolio sia a fini energetici sia come materie prime. Nella prima parte del 2026 la produzione chimica in Italia ha beneficiato di un’anticipazione degli acquisti da parte dei settori clienti, amplificata dai timori per possibili interruzioni nelle catene di fornitura. Alla luce dell’aggravarsi del quadro globale e di una domanda complessivamente ancora debole, la seconda parte dell’anno sconta una nuova fase di flessione.

È prevista in ulteriore contrazione nel 2026 (-3%) con possibili ricadute anche sul 2027. In questo scenario, occorre confrontarsi con la forza di Stati Uniti e Cina e l’aggressività dei mercati emergenti. “Nel 2019 – ha avvertito Buzzella – proveniva dalla Cina il 5% delle importazioni chimiche italiane, contro il 17% del 2025. In questo stesso lasso temporale le nostre esportazioni verso quel mercato sono aumentate del 20%, ma le importazioni sono cresciute del 410%. A ciò si aggiunge un vero e proprio dumping strutturale, con aiuti pubblici ricevuti dalle imprese cinesi tra le tre e le otto volte superiori rispetto a quelle dei Paesi dell’Ocse”. In questo contesto, salute umana, animale e vegetale e qualità degli ecosistemi diventano ambiti interconnessi dai quali dipendono sicurezza, benessere e qualità dello sviluppo. Tra le minacce alla competitività del settore chimico restano costi energetici insostenibili, e la pressione delle politiche climatiche: tra costi diretti e indiretti del sistema ETS, la chimica italiana versa oltre 600 milioni all’anno, destinati a diventare 1,5 miliardi entro il 2030.

£La transizione ecologica deve essere pragmatica, non ideologica” è l’auspicio di Buzzella. È necessario potenziare gli incentivi alla ricerca attraverso strumenti accessibili anche per le pmi e dedicati non solo all’innovazione radicale, ma anche a quella incrementale. Il credito d’imposta va rafforzato e reso strutturale allineandolo a standard europei”. Per Buzzella “la transizione non si fa senza industria, è impossibile senza chimica e non si realizza facendo finta che la competizione di mercato non esista, a scapito di occupazione, benessere economico e sociale. Non chiediamo protezioni. Chiediamo di poter competere. Sappiamo farlo. Ma ad armi pari. Perché l’industria chimica non è il passato dell’Europa, è la condizione per il suo futuro”, ha concluso.

– foto da video xm4/Italpress –

(ITALPRESS).

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