Professore che augurò la morte alla figlia della premier Meloni è deceduto.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
La tragica scomparsa di Stefano Addeo
È deceduto Stefano Addeo, il professore di 66 anni noto per un controverso post pubblicato un anno fa, in cui augurava la morte alla figlia della premier Giorgia Meloni. Il suo decesso è avvenuto presso l’ospedale del Mare di Napoli, dove era ricoverato in terapia intensiva a seguito di un tentativo di suicidio avvenuto il 10 maggio scorso, quando si era lanciato da una finestra da un’altezza di circa due metri.
Addeo era stato soccorso e trasferito all’ospedale, dove inizialmente le sue condizioni sembravano stabili. Tuttavia, dopo alcuni giorni, la situazione si è aggravata, portando infine al suo decesso. Le autorità competenti, inclusi i carabinieri, hanno informato la magistratura e la salma è stata restituita ai familiari.
Polemiche e tentativo di suicidio
Il post controverso di Addeo, in cui augurava “alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola”, una giovane vittima di femminicidio, suscitò forti polemiche e portò alla sospensione del professore, docente di Tedesco in una scuola superiore di Cicciano, in provincia di Napoli.
Solo due giorni dopo la pubblicazione del post, Addeo tentò di togliersi la vita ingerendo un mix di medicinali e alcol. In quell’occasione, avvisò la dirigente scolastica, il che portò a un intervento tempestivo da parte dei carabinieri e del personale del 118. L’operazione di soccorso fu fondamentale e salvò la vita del docente, che viveva con la madre novantenne.
Nei giorni successivi, Addeo rilasciò un’intervista all’Ansa, spiegando le ragioni del suo gesto. “Non ho retto all’accanimento mediatico”, dichiarò. Ammise che il suo gesto era avvenuto in un momento di grande pressione e stress, aggiungendo che il suo post era stato un “errore”. “Mi hanno linciato”, disse, chiedendo pubblicamente scusa per il contenuto delle sue parole.
Addeo, in seguito, rivelò di aver chiesto aiuto all’intelligenza artificiale per redigere il suo post, sottolineando come fosse stato puramente impulsivo e superficiale. Nonostante le sue scuse, mantenne ferme le sue posizioni politiche, esprimendo il desiderio di scusarsi di persona con Giorgia Meloni.
La sospensione e le polemiche successive
La vicenda non si concluse con il tentativo di suicidio. Addeo fu sospeso dal servizio scolastico a causa di provvedimenti disciplinari legati a chat private ritenute inappropriate con una studentessa, in cui esprimeva minacce vaghe relative al suo rientro. Il suo avvocato sostenne che la maggior parte delle accusa era infondata e che le sue condotte risalivano a un periodo precedente al post scontroso.
“Le chat sono state estrapolate da un contesto più ampio e non rappresentavano il mio assistito”, affermò l’avvocato. Nonostante ciò, Addeo ricevette ulteriori otto mesi di sospensione, provvedimento che hanno contestato legalmente.
Il professor Addeo si ritrovò così nell’occhio del ciclone, bersagliato da critiche sui social media e isolato dalla sua comunità. Don Luigi Merola, fondatore dell’associazione “A Voce de Creature” e padre confessore di Addeo, ha condiviso le sue osservazioni riguardo alla condizione emotiva del docente. “È finito nel tritacarne dei social”, ha dichiarato, indicando come la pressione dei giudizi e la mancanza di comprensione lo abbiano portato a un grave stato di isolamento.
Secondo Merola, Addeo portava con sé uno stigma sociale e avvertiva l’assenza di sostegno, mentre il suo unico interesse era la cura della madre anziana. “Il suo schianto è stato il frutto di una pesante disperazione”, ha aggiunto il sacerdote, invitando a una riflessione sull’importanza di essere in ascolto degli altri e delle loro sofferenze.
La storia di Stefano Addeo rimane un drammatico esempio delle conseguenze che l’odio sui social media può generare e del dibattito necessario riguardo alla libertà di espressione, la responsabilità personale e la necessità di empatia in una società che tende a giudicare senza ascoltare.
Fonti: ANSA, Adnkronos.
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