Proteggere i corridoi marini può salvare le popolazioni di uccelli marini in declino.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
La crisi degli uccelli marini migratori
Quasi la metà delle specie di uccelli marini migratori è in declino, in parte a causa di sistemi di conservazione che si fermano ai confini nazionali, mentre gli uccelli migratori non li rispettano. Un nuovo studio ha mappato sei “corridoi marini” che attraversano gli oceani del mondo, rivelando come 151 specie dipendano da rotte interconnesse che attraversano dozzine di paesi. Queste vie di collegamento uniscono siti di nidificazione, aree di alimentazione e corridoi migratori, ma affrontano minacce persistenti come la cattura accidentale, le specie invasive e il cambiamento climatico.
La coordinazione della protezione lungo queste rotte – piuttosto che concentrarsi solo su siti isolati – potrebbe migliorare i risultati della conservazione per gli uccelli marini su scala globale. È un aspetto fondamentale, dato che le specie migratorie attraversano giurisdizioni con scarso riguardo per i confini politici, affidandosi a habitat sparsi su grandi distanze e governati da regole diverse.
Riprogettare la conservazione sulla base delle vie migratorie
Questa sfida è particolarmente evidente per gli uccelli marini che, a differenza di altre specie, si spostano attraverso interi bacini oceanici, nidificando su isole remote e nutrendosi in acque distanti. Quasi metà delle specie migratorie mostra segni di declino, con gli uccelli marini tra i gruppi più minacciati. Per la loro conservazione è necessaria una coordinazione che includa vari luoghi e stagioni, un compito impegnativo da mantenere.
Il concetto di “corridoi migratori” ha già dimostrato di aiutare a organizzare la conservazione terrestre. Utilizzando questo stesso approccio, un documento politico pubblicato di recente nel Journal of Applied Ecology della British Ecological Society applica il concetto anche agli oceani. Recenti progressi nelle tecnologie di tracciamento hanno reso possibile identificare sei corridoi marini che coprono gli oceani Atlantico, Pacifico, Indiano e Meridionale, semplificando la comprensione delle rotte migratorie e della responsabilità associata a ciascun percorso.
Queste vie migratorie coincidono con le acque di 54 paesi, molti dei quali sono già parte di accordi internazionali sulle specie migratorie. Alcuni stati sono collegati a più corridoi, come la Francia, presente in tutti e sei. L’evidente sovrapposizione significa che molte giurisdizioni sono già connesse tramite quadri politici esistenti.
I dati sulle specie raccontano una storia simile. Gli autori dello studio identificano 151 specie di uccelli marini che fanno uso di questi corridoi, rappresentando circa il 40% di tutti gli uccelli marini. Di queste, circa il 42% è globalmente minacciato, una proporzione superiore alla media. Molte popolazioni sono in declino, con alcune regioni che mostrano cali drastici. La maggior parte delle specie è associata a un singolo corridoio, mentre altre migrano attraverso più di uno, collegando parti remote degli oceani.
Le minacce alla biodiversità marina
Le principali minacce agli uccelli marini sono ben note e includono specie invasive, catture accidentali in pescherie e cambiamenti climatici. Questi rischi variano in base alla regione. Nelle parti degli oceani Pacifico e Indiano, le specie invasive interessano una gran parte delle popolazioni, mentre nell’Oceano Meridionale il rischio predominante è la cattura accidentale. Il cambiamento climatico contribuisce a variare la disponibilità di cibo e le condizioni di nidificazione, mentre molte specie affrontano più di una di queste pressioni contemporaneamente, complicando ulteriormente il coordinamento delle azioni.
Sono già disponibili strumenti per affrontare queste minacce. L’eradicazione di mammiferi invasivi sulle isole è diventata una prassi comune nella conservazione. Misure per ridurre la cattura accidentale nelle pescherie a traino possono rivelarsi efficaci e ci sono sforzi attivi per aiutare gli uccelli marini ad adattarsi a condizioni in cambiamento, inclusa la creazione di nuove colonie in luoghi più adatti.
Il valore del concetto di corridoi risiede nella sua capacità di incoraggiare la cooperazione tra giurisdizioni e settori. La formalizzazione del riconoscimento dei corridoi marini, in fase di considerazione dalla Convenzione sulle Specie Migratorie, potrebbe supportare questo processo. Per il settore marino, un approccio simile richiederebbe un mix di accordi vincolanti e volontari e sarebbe supportato da partnership tra governi, scienziati, industria e gruppi di conservazione.
Esistono esempi di successo: gli accordi basati sulle vie migratorie hanno creato forum di cooperazione e condivisione di dati in ambito terrestre. Ora, elementi simili potrebbero risultare efficaci anche in mare, in caso di attuazione e sostegno di misure integrate per la protezione.
Le sfide rimangono, come le lacune nei dati, in particolare per stadi di vita meno studiati come i giovani esemplari. La comprensione dell’incrocio spaziale tra minacce e distribuzione delle specie non è ancora completa. La coordinazione non può avvenire senza una volontà politica condivisa, rendendo questo approccio un punto di partenza necessario per la conservazione degli uccelli marini.
Fonti:
– BirdLife International
– Royal Society for the Protection of Birds (RSPB)
– Journal of Applied Ecology
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