Quando la natura rappresenta un rischio per la sicurezza e la nostra vita quotidiana.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
La Sicurezza Nazionale nel Regno Unito e la Perdita di Biodiversità
Il pensiero sulla sicurezza nazionale del Regno Unito è stata storicamente influenzata da preoccupazioni comuni, come stati ostili, terrorismo, fornitura di energia e, più recentemente, minacce informatiche. Una nuova valutazione del governo britannico introduce un argomento innovativo in questo ambito: la perdita globale di biodiversità e il collasso degli ecosistemi rappresentano ora un rischio diretto e crescente per la sicurezza nazionale. Questo ha ripercussioni che vanno oltre le politiche di conservazione, toccando aspetti cruciali come la fornitura alimentare, la stabilità economica, l’emigrazione e i conflitti.
L’analisi è chiara nel suo approccio. Non si tratta di una revisione scientifica né di una strategia ambientale, ma di un’analisi in stile intelligence progettata per supportare la pianificazione della sicurezza nazionale in un contesto di incertezze. Essa si basa su letteratura scientifica, giudizi di esperti e ragionamento probabilistico, utilizzando gli stessi strumenti impiegati per valutare rischi geopolitici o militari. La valutazione principale è espressa con grande fiducia: il degrado degli ecosistemi minaccia già la prosperità e la sicurezza del Regno Unito e, senza un intervento significativo, tali rischi sono destinati a intensificarsi verso la metà del secolo e oltre.
I Rischi dei Sistemi Ecosistemici
Al centro di questa valutazione c’è il concetto di rischio a cascata. Gli ecosistemi sono fondamentali per la produzione alimentare, la disponibilità di acqua, la regolazione del clima e il controllo delle malattie. Quando questi iniziano a deteriorarsi, gli effetti raramente rimangono locali. Un fallimento delle colture in una regione può avere ripercussioni sui mercati globali. La scarsità d’acqua può destabilizzare stati fragili e le epidemie infettive possono diffondersi rapidamente attraverso società interconnesse. Questa valutazione sottolinea che la perdita di biodiversità non deve essere vista come un problema ambientale isolato, ma come un moltiplicatore di stress sociali, economici e politici esistenti.
Il rapporto identifica vari percorsi attraverso i quali il degrado degli ecosistemi può tradursi in rischi per la sicurezza:
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Incertezza alimentare e idrica: Il degrado del suolo, delle risorse ittiche e delle popolazioni di impollinatori riduce i raccolti e aumenta la volatilità nei mercati alimentari globali. Il Regno Unito importa circa il 40% del proprio cibo e dipende pesantemente dalle catene di approvvigionamento estere per prodotti freschi, mangimi animali e fertilizzanti. Le interruzioni nelle principali regioni produttrici potrebbero far aumentare i prezzi e limitare l’accesso, particolarmente per le fasce più vulnerabili della popolazione.
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Pressioni migratorie: L’insicurezza alimentare e il declino dei mezzi di sussistenza nelle zone rurali sono già fattori importanti che guidano la migrazione in parti dell’America Centrale, Africa e Asia. La valutazione indica evidenze che anche piccoli incrementi nell’insicurezza alimentare possono determinare aumenti sproporzionati nei flussi migratori, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per le politiche regionali e internazionali.
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Conflitti e crimine organizzato: La scarsità crea opportunità. La competizione per terre, acqua, risorse ittiche e minerali potrebbe esacerbare conflitti esistenti o generarne di nuovi. Gruppi di crimine organizzato e attori armati non statali potrebbero sfruttare tali carenze per alimentare mercati neri, traffico di esseri umani e cattura di risorse, erodendo ulteriormente la governance negli stati vulnerabili.
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Rischio pandemico: Con il degrado degli ecosistemi e il contatto ravvicinato fra specie e umani, la probabilità di trasmissione di malattie zoonotiche aumenta. Associato a una mobilità crescente e sistemi sanitari già stressati, ciò alza il rischio di epidemie con conseguenze globali.
Il rapporto pone un’attenzione particolare su ciò che viene definito “ecosistemi critici”, il cui collasso potrebbe avere effetti globali sproporzionati. Sei regioni vengono evidenziate grazie alla loro estensione, alla rapidità del possibile collasso e alla loro importanza per clima, cibo e disponibilità idrica: la foresta pluviale amazzonica, il bacino del Congo, le foreste boreali in Russia e Canada, l’Himalaya e le barriere coralline e mangrovie del Sud-Est asiatico. Un grave degrado in uno di questi ecosistemi potrebbe alterare i modelli meteorologici globali, ridurre le terre coltivabili, interrompere le risorse ittiche e rilasciare ingenti quantità di carbonio, aggravando i rischi climatici.
Per il Regno Unito, la sicurezza alimentare emerge come una vulnerabilità centrale. Il rapporto è chiaro: basandosi sui modelli alimentari attuali e sui sistemi di produzione, il Regno Unito non può nutrire la propria popolazione senza importazioni. L’autosufficienza completa richiederebbe cambiamenti significativi nei modelli di consumo, nell’uso del territorio e nella politica dei prezzi, insieme a investimenti sostanziali nella resilienza agricola. Il collasso degli ecosistemi all’estero non sarebbe un problema solo esterno, ma influenzerebbe direttamente l’inflazione domestica, le restrizioni alimentari e la pressione politica interna.
Il rapporto non sostiene che l’innovazione tecnologica possa risolvere da sola questi rischi. Sebbene le nuove tecnologie in agricoltura e produzione alimentare possano fornire un aiuto, richiedono tempo, capitale e sistemi stabili per poter essere implementate su larga scala. La protezione e il ripristino degli ecosistemi vengono presentati come opzioni più sicure ed economicamente vantaggiose, soprattutto considerando l’incertezza riguardo ai futuri punti critici.
Ciò che colpisce di questa valutazione non è l’allarmismo, ma il tono con cui è redatta. Essa evita linguaggi apocalittici, enfatizzando l’incertezza, i limiti della conoscenza e la necessità di un giudizio probabilistico. Il messaggio è chiaro: la perdita di biodiversità è passata dai margini delle politiche ambientali al cuore della pianificazione per la sicurezza nazionale.
Fonti: Governo del Regno Unito, National Geographic.
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