Quando una figlia diventa la madre di sua madre: il difficile equilibrio tra amore e responsabilità (pagina 2)
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna
La responsabilità può crescere gradualmente, fino a occupare uno spazio considerevole nella vita di una donna. Ci sono le telefonate quotidiane, le visite, le pratiche burocratiche, i controlli medici e le decisioni da prendere. A tutto questo si aggiunge il lavoro mentale: ricordare le scadenze, anticipare le difficoltà, coordinare eventuali aiuti e preoccuparsi anche quando si è lontane.
Non sempre questo impegno viene riconosciuto dagli altri familiari. Può accadere che una figlia diventi il riferimento principale semplicemente perché vive più vicino, ha orari più flessibili o è considerata quella più capace di gestire le situazioni. Talvolta, invece, entrano in gioco aspettative culturali secondo cui le donne sarebbero naturalmente più portate a prendersi cura degli altri.
Il rischio è che l’assistenza venga data per scontata e che la persona che se ne occupa finisca per sentirsi in colpa ogni volta che desidera del tempo per sé. Uscire con un’amica, partire per un fine settimana o concedersi qualche ora di riposo può sembrare un lusso, anche quando sarebbe necessario per mantenere un equilibrio.
A complicare le cose ci sono i sentimenti contraddittori. Si può amare profondamente la propria madre e, nello stesso tempo, provare irritazione per le richieste continue, tristezza per il cambiamento del rapporto o stanchezza davanti a responsabilità che sembrano non finire mai. Queste emozioni non cancellano l’affetto: raccontano la fatica di una situazione che può essere impegnativa sia sul piano pratico sia su quello emotivo.