Quanto è pericoloso inserire uno stent: rischi, procedure e recupero

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Sintomi e Cure: consigli, rimedi e prevenzione

Quanto è pericoloso inserire uno stent: rischi, procedure e recupero

Uno stent è un piccolo tubicino che il chirurgo posiziona all’interno di un’arteria ostruita per mantenerla aperta. Le arterie più comuni in cui si applica lo stent sono le arterie carotidi e le arterie coronarie.

Le arterie carotidi si trovano su entrambi i lati del collo e rappresentano le principali arterie che forniscono sangue al cervello. Queste arterie possono ostruirsi a causa di depositi di grasso chiamati placche, che riducono o bloccano il flusso sanguigno al cervello. Questa condizione è nota come malattia dell’arteria carotidea e può causare un ictus se il cervello non riceve un adeguato apporto di sangue.

La carotidangioplastica e lo stenting carotideo sono procedure minimamente invasive che consentono di aprire le arterie carotidi ostruite, ripristinando il normale flusso di sangue al cervello. Questi interventi vengono spesso eseguiti per prevenire o trattare un ictus.

Come funzionano la carotidangioplastica e lo stenting carotideo?

Il processo prevede l’inserimento temporaneo di un piccolo palloncino nella zona ostruita dell’arteria, che viene poi gonfiato per dilatare l’area ristretta. Successivamente viene posizionato uno stent, una piccola rete metallica, che mantiene l’arteria aperta e riduce il rischio di restringimento futuro.

Lo stent è permanente e, nel 2-3% dei casi, può nuovamente ostruirsi entro i primi 6-9 mesi. In questi casi potrebbe essere necessario un nuovo intervento di stenting. Anche altre arterie possono restringersi nel tempo, rendendo possibile la necessità di ulteriori stent.

Questa procedura richiede il ricovero ospedaliero ed è svolta da medici con esperienza in questo campo. È considerata sicura, con rischi contenuti e benefici significativi nel prevenire eventi cerebrovascolari.

Rischi e possibili complicanze dello stenting carotideo

Nonostante sia un intervento relativamente sicuro, esistono dei rischi associati allo stenting carotideo, tra i quali:

Quando è indicata la carotidangioplastica e lo stenting?

La chirurgia carotidea tradizionale, detta endoarteriectomia, è un metodo consolidato per trattare l’ostruzione delle carotidi. La carotidangioplastica e lo stenting rappresentano alternative meno invasive, che presentano diversi vantaggi.

Questi interventi vengono valutati particolarmente indicati quando:

Poiché la carotidangioplastica con stenting prevede solo una piccola incisione, i tempi di recupero risultano più brevi e si evita l’anestesia generale, con riduzione dei rischi ad essa correlati.

In alcuni casi, la scelta tra endoarteriectomia o angioplastica con stenting spetta al medico, che valuta attentamente la situazione clinica per decidere il trattamento più sicuro ed efficace.

Procedura della carotidangioplastica e dello stenting: cosa aspettarsi

Le procedure vengono effettuate nel laboratorio di cateterismo (cath lab) di un ospedale. Il paziente rimane cosciente ma viene sottoposto ad anestesia locale per anestetizzare la zona di inserzione del catetere, di solito nell’arteria femorale a livello dell’inguine.

Si inserisce un catetere sottile con un piccolo palloncino gonfiabile all’estremità, che viene guidato fino all’arteria carotidea utilizzando immagini in tempo reale tramite radiografia (fluoroscopia).

Attraverso il catetere viene iniettato un mezzo di contrasto iodato che consente di visualizzare chiaramente la zona della stenosi e il flusso sanguigno. L’iniezione di contrasto può causare una sensazione di calore temporanea sul lato del viso corrispondente.

Il palloncino viene quindi gonfiato per comprimere la placca contro le pareti dell’arteria, dilatando il vaso. Per evitare che frammenti di placca si stacchino e possano causare ictus, viene posizionato al di sotto della zona di intervento un filtro di protezione embolica.

A questo punto viene posizionato lo stent, che può essere rivestito con farmaci per prevenire il rischio di restenosi. Al termine si sgonfia il palloncino e si rimuovono il catetere e il filtro, chiudendo con un bendaggio il punto di inserzione nella zona inguinale.

La durata della procedura è generalmente di 2-3 ore. Dopo l’intervento, il paziente può rimanere in ospedale per 1-2 giorni con le dovute raccomandazioni sulle attività da evitare temporaneamente.

Fonti ufficiali:

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