Quanto inquina davvero quello che compriamo? La nuova sfida è misurarlo prodotto per prodotto
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Quando acquistiamo un prodotto, raramente ci chiediamo quanta anidride carbonica sia stata emessa per realizzarlo, trasportarlo, utilizzarlo e infine smaltirlo. Eppure, dietro ogni oggetto che entra nelle nostre case esiste una storia fatta di materie prime, energia, lavorazioni, trasporti e rifiuti. Conoscere questa storia sta diventando sempre più importante per capire quale sia realmente l’impatto delle nostre scelte.
La sostenibilità, infatti, non può più essere valutata soltanto attraverso indicazioni generiche come “ecologico”, “verde” o “a basso impatto”. Per comprendere quanto un prodotto contribuisca al cambiamento climatico servono dati, criteri di misurazione e informazioni verificabili.
Dalla fabbrica al fine vita
Per calcolare l’impatto climatico di un prodotto bisogna considerare le diverse fasi della sua esistenza. L’analisi può partire dall’estrazione delle materie prime e arrivare alla produzione, passando per il consumo di energia e acqua, il trasporto e la distribuzione.
In alcuni casi è importante considerare anche ciò che accade quando il prodotto viene utilizzato e successivamente smaltito o riciclato. Un oggetto apparentemente poco inquinante nella fase di produzione, per esempio, potrebbe avere un impatto significativo durante il suo utilizzo se richiede grandi quantità di energia.
Questo approccio permette di avere una fotografia più completa dell’impronta ambientale.
Non tutti i prodotti sono uguali
Anche due prodotti apparentemente simili possono avere un impatto climatico molto diverso. A fare la differenza possono essere i materiali utilizzati, il luogo in cui vengono prodotti, il tipo di energia impiegata negli stabilimenti, la distanza percorsa durante il trasporto e la durata dell’oggetto.
Anche la possibilità di riparare, riutilizzare o riciclare un prodotto può incidere sul suo impatto complessivo.
Per questo motivo non è sufficiente guardare soltanto al prezzo o all’aspetto esteriore. La sostenibilità di un prodotto dipende da una combinazione di fattori che spesso non sono immediatamente visibili al consumatore.
Il ruolo dei dati contro il greenwashing
La crescente attenzione verso l’impatto ambientale sta rendendo sempre più importante distinguere tra informazioni concrete e semplici messaggi pubblicitari.
Definire un prodotto “sostenibile” senza spiegare sulla base di quali elementi viene fatta questa affermazione può infatti risultare poco significativo. Al contrario, indicare dati, criteri e metodologie di valutazione permette di rendere più trasparente il confronto.
È una questione importante anche per evitare il cosiddetto greenwashing, cioè la pratica di presentare prodotti o attività come più rispettosi dell’ambiente di quanto dimostrino realmente i dati.
Le aziende devono conoscere la propria impronta
La misurazione dell’impatto ambientale non riguarda soltanto i consumatori. Sempre più imprese hanno bisogno di conoscere le emissioni associate ai propri prodotti e ai diversi passaggi della catena produttiva.
Questo può diventare fondamentale nei rapporti con fornitori e clienti, soprattutto quando un prodotto entra all’interno di filiere industriali complesse. Avere informazioni precise permette inoltre di individuare le fasi maggiormente responsabili delle emissioni e capire dove intervenire.
La misurazione, quindi, non serve soltanto a comunicare meglio la sostenibilità, ma può diventare uno strumento per modificare concretamente processi e prodotti.
Dove si può ridurre l’impatto?
Una volta individuate le principali fonti di emissione, un’azienda può intervenire in diversi modi. Può scegliere materiali con un’impronta inferiore, utilizzare energia proveniente da fonti meno emissive, ridurre gli sprechi, ottimizzare i trasporti oppure progettare prodotti più resistenti e facilmente riparabili.
Anche piccoli cambiamenti, se applicati a grandi quantità di prodotti, possono avere effetti significativi.
L’obiettivo non dovrebbe quindi essere soltanto quello di sapere quanto un prodotto inquina, ma utilizzare questa informazione per ridurne progressivamente l’impatto.
Anche il consumatore può fare la differenza
Una maggiore disponibilità di informazioni ambientali può aiutare anche chi acquista. Sapere come è stato prodotto un oggetto, quanto è destinato a durare, se può essere riparato e cosa succederà alla fine del suo utilizzo permette di fare scelte più consapevoli.
Ma la responsabilità non può ricadere esclusivamente sul singolo consumatore. Servono informazioni chiare, confrontabili e facilmente comprensibili, insieme a prodotti progettati fin dall’inizio per ridurre il consumo di risorse.
La sostenibilità passa dalla trasparenza
La domanda “quanto inquina davvero quello che compriamo?” potrebbe diventare sempre più comune. Per rispondere non bastano slogan o etichette generiche: occorre conoscere l’intero percorso di un prodotto e misurarne l’impatto.
La vera sfida della transizione ecologica sarà quindi trasformare la sostenibilità da promessa a informazione concreta. Per le aziende significherà misurare, confrontare e ridurre le proprie emissioni. Per i consumatori, avere finalmente gli strumenti per capire che cosa si nasconde davvero dietro ciò che acquistano.