Quantum of Solace: il 29 ottobre 2008 James Bond tornava al cinema con Daniel Craig
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Il 29 ottobre 2008, Londra tornava a essere il centro del mondo di James Bond. All’Odeon Leicester Square andava infatti in scena la première reale di Quantum of Solace, il 22º film della saga cinematografica dedicata all’agente 007 e il secondo interpretato da Daniel Craig. Dopo il successo e la svolta narrativa di Casino Royale, Bond tornava sul grande schermo con una missione ancora più personale, sospesa tra desiderio di vendetta, tradimento e ricerca della verità.
Diretto da Marc Forster, il film riprende la storia appena dieci minuti dopo la conclusione di Casino Royale, trasformandosi di fatto nel primo vero sequel diretto della serie EON. Bond è ancora segnato dalla morte di Vesper Lynd e non ha intenzione di lasciarsi alle spalle ciò che è accaduto. L’indagine lo conduce sulle tracce dell’organizzazione Quantum e dell’ambiguo uomo d’affari Dominic Greene, interpretato da Mathieu Amalric.
Al fianco di Craig c’è Olga Kurylenko, nei panni di Camille Montes, una donna animata da un desiderio di vendetta che incrocia quello di Bond. Il cast comprende inoltre Judi Dench, Jeffrey Wright, Giancarlo Giannini, Gemma Arterton e Mathieu Amalric.
Il secondo Bond di Daniel Craig
Quando Daniel Craig aveva raccolto l’eredità di James Bond in Casino Royale, il personaggio era stato riportato a una dimensione più fisica e vulnerabile. Quantum of Solace sceglie di non ricominciare da capo, ma di proseguire esattamente da dove quella storia si era interrotta.
Bond non è ancora l’agente perfettamente controllato che il pubblico conosceva nelle precedenti incarnazioni cinematografiche. È invece un uomo ferito, ossessionato dalla necessità di capire cosa sia successo a Vesper e determinato a individuare le persone responsabili del suo tradimento.
Questa continuità rende il film particolare all’interno della saga: per la prima volta un’avventura di 007 nasce direttamente dalle conseguenze emotive e narrative del capitolo precedente.
Una storia che comincia dieci minuti dopo Casino Royale
La continuità con Casino Royale non è soltanto tematica. Quantum of Solace riparte appena dieci minuti dopo gli eventi del film precedente, con una sequenza d’azione che catapulta immediatamente Bond nel cuore della nuova missione.
La fuga iniziale attraverso le strade e i tunnel del Lago di Garda stabilisce subito il tono del film. Automobili, inseguimenti e scontri fisici diventano il linguaggio attraverso cui il nuovo Bond affronta il mondo.
Ma dietro l’azione rimane sempre la domanda che lo tormenta: quanto è davvero grande l’organizzazione che si nasconde dietro la morte di Vesper?
Olga Kurylenko è Camille Montes
Accanto a Bond compare Camille Montes, interpretata da Olga Kurylenko. Il personaggio non è costruito semplicemente come una nuova presenza sentimentale nella vita dell’agente segreto: Camille possiede una propria missione e un proprio desiderio di vendetta.
Il suo percorso finisce per incrociare quello di Bond, creando un rapporto basato soprattutto sulla condivisione di una ferita. Entrambi cercano infatti di regolare i conti con uomini che hanno distrutto le loro vite.
La presenza di Camille contribuisce così a spostare il film verso una dimensione più personale. Anche per questo Quantum of Solace rimane fortemente legato al tema della perdita.
Il misterioso Dominic Greene
A interpretare l’antagonista principale è Mathieu Amalric, che veste i panni di Dominic Greene. Apparentemente è un filantropo e ambientalista, ma dietro questa facciata si nasconde un uomo coinvolto in un progetto molto più ambizioso.
Greene è legato a Quantum, l’organizzazione che Bond sta cercando di smantellare. La sua attività conduce l’agente britannico in un territorio nel quale interessi economici, politica e controllo delle risorse naturali si intrecciano.
Il film porta quindi Bond lontano dalla classica minaccia rappresentata da un singolo supercriminale. Il pericolo è una rete di relazioni nella quale diventa sempre più difficile distinguere gli alleati dai nemici.
Un Bond sempre più fisico
La versione di 007 costruita da Daniel Craig punta molto sul corpo e sulla concretezza dell’azione. La produzione realizzò una parte considerevole delle riprese direttamente in location: delle 22 settimane complessive di lavorazione, 13 furono dedicate alle riprese fuori dagli studios.
La troupe attraversò diversi Paesi, tra cui Italia, Panama, Cile, Austria e Messico. Siena, Carrara e il Lago di Garda furono alcune delle location italiane utilizzate per costruire l’universo internazionale della storia.
L’idea era quella di rendere l’azione il più possibile concreta e credibile. Una scelta che si riflette anche nella presenza fisica di Craig, sempre più coinvolto nelle sequenze acrobatiche del personaggio.
Il Lago di Garda diventa teatro dell’inseguimento
Una delle immagini più memorabili del film arriva proprio dall’Italia. Bond attraversa il Lago di Garda durante un inseguimento ad alta velocità che apre la pellicola.
Per realizzare la sequenza furono utilizzate sette Aston Martin DBS e otto Alfa Romeo impegnate nell’inseguimento. L’azione prosegue tra strade, gallerie e percorsi tortuosi, trasformando il paesaggio italiano in un gigantesco set cinematografico.
La scelta del territorio italiano non è casuale: la produzione aveva già utilizzato il Paese in modo importante per Casino Royale e continua qui a costruire una parte significativa dell’identità visiva del nuovo Bond.
La sequenza di Siena
Un’altra parte importante della lavorazione italiana si svolge a Siena. Le strade e i tetti della città diventano lo scenario di un inseguimento particolarmente spettacolare.
Durante la sequenza Bond corre sui tetti e compie un salto da una finestra situata a diversi piani d’altezza per raggiungere un autobus in movimento. La produzione puntava ancora una volta su un’azione fisica e immediatamente percepibile dallo spettatore.
Il risultato è una delle sequenze che meglio rappresentano l’approccio scelto da Marc Forster: ritmo serrato, ambientazioni reali e un agente segreto che sembra sempre a pochi centimetri dal pericolo.
Panama diventa Haiti
Il film continua il suo viaggio internazionale anche in Panama. La zona portuale di Colón viene utilizzata per rappresentare Kings Quay, località immaginaria di Haiti.
Qui viene realizzato anche l’inseguimento in motoscafo. La sequenza fu girata realmente sull’acqua e, secondo il regista Marc Forster, non venne utilizzato il green screen per le riprese principali della scena con Craig e Kurylenko.
La scelta conferma una delle caratteristiche della produzione: portare gli attori dentro l’azione anziché costruire tutto artificialmente in post-produzione.
La canzone di James Bond
Per la prima volta nella storia della saga, la title song venne affidata a una collaborazione tra due artisti di grande rilievo della scena musicale contemporanea: Jack White e Alicia Keys.
Another Way to Die, scritta da White e interpretata insieme a Keys, accompagna i titoli di testa con un brano che riflette il tono più aggressivo e nervoso della nuova avventura.
La scelta segnava anche una distanza rispetto alla tradizione delle grandi ballad bondiane. Il film cercava infatti un’identità sonora più ruvida e contemporanea, coerente con il personaggio interpretato da Craig.
Il significato del titolo
Quantum of Solace non è un titolo inventato appositamente per il cinema. Deriva da un racconto breve di Ian Fleming del 1960, nel quale Bond ascolta durante una cena una riflessione sulle relazioni e sulla necessità di trovare una certa forma di conforto reciproco.
Il titolo acquistò quindi un significato particolare nel momento in cui venne associato al Bond di Daniel Craig. Al centro della storia non c’è soltanto la missione dell’agente, ma anche la sua incapacità di lasciarsi alle spalle ciò che è successo a Vesper.
Il “quantum of solace” diventa così una metafora della ricerca di un equilibrio dopo una perdita.
Il finale nel deserto
Il confronto conclusivo si sposta in un ambiente completamente diverso: il deserto di Atacama, in Cile. Qui la produzione utilizzò il complesso dell’European Southern Observatory e un hotel della zona come ambientazione per il rifugio di Greene.
Per le scene ambientate negli interni vennero invece costruiti enormi set a Pinewood Studios. La sequenza finale richiese settimane di lavorazione e numerosi test con esplosioni, fuoco e strutture in collasso.
Craig e Kurylenko parteciparono alle prove degli effetti speciali insieme alla squadra tecnica, così da poter affrontare le riprese conoscendo da vicino la complessità delle sequenze.
La première reale a Londra
Il 29 ottobre 2008, tutta questa lunga lavorazione arrivò infine davanti al pubblico londinese. La première mondiale e reale si svolse all’Odeon Leicester Square, segnando ufficialmente l’ingresso di Quantum of Solace nella storia della saga.
Il film sarebbe arrivato nelle sale britanniche due giorni dopo, il 31 ottobre, dando il via alla distribuzione internazionale.
Era un momento importante anche per Daniel Craig: dopo aver reinterpretato Bond in Casino Royale, l’attore aveva ormai consolidato una versione del personaggio destinata a proseguire nei capitoli successivi.
Un capitolo fondamentale nell’era Craig
Quantum of Solace occupa una posizione particolare nella storia di James Bond. È un film costruito sulla continuità, sulla perdita e sulle conseguenze emotive di ciò che è accaduto nel capitolo precedente.
È anche una pellicola che porta ulteriormente avanti la trasformazione del personaggio iniziata con Casino Royale: Bond rimane un agente d’azione, ma dietro la missione c’è un uomo che sta cercando di capire come convivere con il dolore e con il tradimento.
Il 29 ottobre 2008, alla première londinese, non debuttava quindi soltanto il 22º film della saga. Prendeva forma un altro tassello della lunga evoluzione cinematografica di James Bond, con Daniel Craig sempre più al centro di una versione dell’agente 007 più fisica, tormentata e personale.