Radici, funghi e micorrize: quanto c’è di vero nella teoria secondo cui gli alberi comunicano (pagina 3)
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
La parte più affascinante della teoria riguarda gli alberi che, secondo alcune interpretazioni, sarebbero in grado di “avvertire” altri alberi di un pericolo. Esistono effettivamente ricerche che hanno osservato risposte delle piante a segnali prodotti da altre piante sottoposte a stress. Ma definire questi fenomeni una vera e propria conversazione è una semplificazione.
Anche l’idea che gli alberi più grandi, chiamati talvolta “alberi madre”, distribuiscano sistematicamente nutrimento alle giovani piante attraverso la rete fungina è stata resa molto popolare dalla divulgazione. Alcuni studi hanno osservato trasferimenti di risorse tra piante, ma il significato ecologico di questi scambi e la loro frequenza dipendono dalle specie, dalle condizioni ambientali e dal tipo di relazione tra pianta e fungo.
La ricerca scientifica sta quindi cercando di capire quanto siano importanti questi collegamenti nei diversi ecosistemi. È certo che radici, funghi e microrganismi formano una rete biologica estremamente complessa, capace di influenzare la nutrizione delle piante, la struttura del suolo e il funzionamento degli ecosistemi.
Meno corretto è invece immaginare la foresta come una comunità nella quale gli alberi “parlano” consapevolmente tra loro. La realtà, forse, è ancora più interessante: senza avere un cervello o un sistema nervoso, le piante riescono a percepire l’ambiente, reagire agli stimoli e interagire con altri organismi attraverso una sofisticata rete di processi chimici, biologici e fisiologici.
La “Wood Wide Web”, dunque, non è una favola: le connessioni sotterranee esistono davvero. Ma la scienza invita a leggerle con cautela, distinguendo ciò che è stato osservato sperimentalmente dalla suggestiva metafora di una foresta che comunica come una grande comunità.