Razzismo a scuola: parole subliminali e pratiche costanti per un ambiente inclusivo e rispettoso.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Razzismo nelle scuole: un tema attuale
Il razzismo è un tema complesso da affrontare nell’ambito educativo. Una ricerca condotta da Filomena Gaia Farina, docente di sociologia all’Università di Padova, insieme a Annalisa Frisina e Alessio Surian, ha cercato di rispondere alla domanda: è presente razzismo nelle nostre scuole? Lo studio, che ha coinvolto oltre 300 studenti dal 2019 al 2024, rivela aspetti inquietanti di questa problematica.
Il razzismo vissuto nei contesti educativi
Secondo la professoressa Farina, presentata nel suo saggio pubblicato sulla rivista specializzata Pedagogika, si tende a percepire il razzismo come un fenomeno estraneo ai contesti educativi, relegandolo a eventi drammatici o a discorsi d’odio espliciti. Questa visione rassicurante, però, può mascherare la realtà quotidiana.
La ricerca dimostra che il razzismo non si limita a episodi eclatanti, ma è piuttosto radicato nelle pratiche quotidiane e nelle istituzioni scolastiche. L’educazione antirazzista richiede pertanto un impegno costante che deve svilupparsi in modo sistematico. Dal punto di vista sociologico, il razzismo rappresenta una gerarchia di potere storicamente costruita, che persiste anche in contesti che si definiscono come egualitari. La problematica si sviluppa su due livelli: quello istituzionale e quello quotidiano.
La dimensione istituzionale include norme e procedure di inclusione, come la mancanza di cittadinanza formale per alcuni studenti, che influisce profondamente sulle loro opportunità e traiettorie di vita. D’altro canto, la dimensione quotidiana è caratterizzata da interazioni giornaliere, come sguardi, battute e svalutazioni che possono sembrare innocue ma che, accumulandosi, contribuiscono a creare un contesto di microaggressioni. Questi atti possono manifestarsi in domande come “Da dove vieni davvero?” o in complimenti sulla competenza linguistica, azioni che in apparenza possono apparire benevole ma che in realtà perpetuano gerarchie di valore tra i corpi.
Un aspetto critico emerso dalla ricerca è la discrepanza tra le intenzioni degli educatori e gli effetti reali delle loro azioni. Nel tentativo di ribadire un’uguaglianza di fondo, molti insegnanti tendono a non riconoscere le differenze visibili, come il colore della pelle, pensando che i bambini non le notino. Questo comportamento, tuttavia, può portare a una mancanza di legittimazione delle esperienze di discriminazione che gli studenti affrontano ogni giorno.
Per affrontare il razzismo in modo efficace, è fondamentale che gli adulti riflettano sulla propria posizione e sui pregiudizi impliciti. Chiedersi chi viene percepito come “bravo” o chi interrompe più frequentemente aiuta ad evidenziare i propri automatismi. Un approccio educativo efficace può includere attività didattiche che analizzano il linguaggio quotidiano e che pongono interrogativi su chi viene interrogato e perché.
Nella scuola primaria, è essenziale l’utilizzo di albi illustrati che presentino una varietà di rappresentazioni culturali, in modo da promuovere una visione inclusiva sin dalla giovane età. Per la scuola secondaria, suggerisce la ricerca, è utile analizzare le produzioni culturali di giovani provenienti da contesti razzializzati e promuovere una riflessione critica sui media che spesso perpetuano stereotipi e pregiudizi.
In sintesi, l’antirazzismo non deve essere considerato un progetto aggiuntivo o emergenziale, ma piuttosto una dimensione fondamentale di una scuola democratica. L’educazione deve essere orientata a formare soggetti consapevoli delle ingiustizie presenti nella società, capaci di riconoscerle e di interrogarsi criticamente su di esse. La sfida è impegnativa, ma fondamentale per il futuro delle nuove generazioni.
Fonti ufficiali:
- Università di Padova
- Rivista Pedagogika
- Ministero dell’Istruzione – Linee guida sull’Integrazione e Inclusione
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