Riccardo Fogli, la voce della nostalgia: ode a una carriera lunga una vita
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Ci sono voci che appartengono a un’epoca e altre che, proprio perché hanno saputo raccontarla, finiscono per attraversare le epoche. Riccardo Fogli appartiene alla seconda categoria. Nato a Pontedera il 21 ottobre 1947, ha costruito una carriera che attraversa la storia della musica italiana: prima bassista e voce dei Pooh, poi interprete solista capace di conquistare il Festival di Sanremo e di trasformare la propria sensibilità in una cifra artistica riconoscibile.
La sua è una storia fatta di canzoni d’amore, partenze, ritorni e cambiamenti. Una storia nella quale la nostalgia non è mai stata soltanto malinconia, ma un modo per dare forma ai ricordi, alle relazioni, alle occasioni perdute e a quelle ritrovate. Lo stesso Fogli, in un’intervista al RadiocorriereTv, si è definito «il cantante dell’amore», raccontando quanto questo sentimento abbia attraversato il suo repertorio.
Nel giorno del suo compleanno, allora, vale la pena ripercorrere una carriera che non può essere racchiusa soltanto in Piccola Katy, Tanta voglia di lei o Storie di tutti i giorni. Perché dietro quei titoli c’è il percorso di un artista che ha saputo lasciare un segno prima dentro una delle band più importanti della musica italiana e poi con una voce tutta sua.
Riccardo Fogli, la voce della nostalgia: ode a una carriera lunga una vitaPrima dei Pooh c’era un ragazzo di Pontedera
Prima delle grandi platee, dei dischi e dei palcoscenici televisivi c’era un ragazzo toscano che aveva scelto la musica quasi come una necessità. Fogli nasce a Pontedera nel 1947 e muove i primi passi come bassista e cantante negli Slenders, formazione rock di Piombino. È una gavetta lontanissima dalle celebrazioni che arriveranno dopo, fatta di strumenti, locali e lavoro.
Quell’esperienza gli permette però di sviluppare una caratteristica che resterà centrale per tutta la sua carriera: la capacità di stare dentro una canzone senza sovraccaricarla. La sua voce non nasce per imporsi con la forza, ma per creare una particolare intimità con chi ascolta.
È al Piper di Milano che il suo percorso cambia. Nel 1966 viene notato dai Pooh, che gli propongono di entrare nella formazione al posto di Gilberto Faggioli. È l’inizio di una storia destinata a diventare parte della memoria della musica italiana.
Il ragazzo che entrò nella storia dei Pooh
Con i Pooh, Fogli entra in studio per Per quelli come noi, il primo album al quale partecipa, pubblicato nel 1966. Inizialmente il suo ruolo è soprattutto quello di bassista e corista, ma progressivamente la sua voce assume maggiore importanza all’interno della formazione.
Arrivano così brani come Piccola Katy e In silenzio, canzoni che contribuiscono a definire il primo grande volto dei Pooh. Nel 1969, con Contrasto, Fogli è ormai una delle voci centrali del gruppo.
È un passaggio fondamentale perché permette di comprendere la sua identità artistica. Prima ancora della carriera solista, Fogli aveva già sviluppato quella particolare capacità di interpretare sentimenti semplici senza renderli banali. L’amore, la distanza, il desiderio e la malinconia diventano materia musicale.
Tanta voglia di lei e l’inizio della leggenda
Il 1971 è uno degli anni fondamentali per la storia dei Pooh. Con Tanta voglia di lei, la band entra in una nuova fase artistica e commerciale. Il singolo, pubblicato nell’aprile di quell’anno, arriva in testa alla classifica e diventa uno dei simboli del repertorio del gruppo.
La voce di Fogli è immediatamente riconoscibile. Ha una delicatezza particolare, quasi confidenziale, che rende la canzone una confessione più che una semplice interpretazione.
Poco dopo arriva anche Pensiero, altro brano destinato a diventare uno dei classici dei Pooh. In quegli anni il gruppo sta costruendo quella formula musicale che lo accompagnerà per decenni e Fogli ne è una componente fondamentale.
La scelta più difficile: lasciare i Pooh
Nel 1973 arriva la decisione destinata a cambiare tutto: Riccardo Fogli lascia i Pooh per intraprendere la carriera solista. Non è una scelta semplice. Significa abbandonare una formazione ormai affermata per ricominciare quasi da capo, con tutte le incognite che questo comporta.
La separazione professionale non cancella però il legame umano con gli altri componenti. A distanza di decenni, Fogli e i Pooh torneranno più volte a condividere il palco, dimostrando che alcune amicizie artistiche possono sopravvivere anche ai cambiamenti più radicali.
È forse proprio questa la prima grande lezione della sua carriera: avere il coraggio di cambiare quando una storia non sembra più sufficiente. La strada solista sarà difficile, ma gli permetterà di costruire una seconda identità musicale.
La carriera solista e la ricerca di una voce propria
Gli inizi da solista non hanno immediatamente il successo che tutti si aspetterebbero. Fogli deve trovare una nuova dimensione, separandosi inevitabilmente dall’ombra dei Pooh.
Arrivano nuovi album, nuove canzoni e una progressiva definizione del suo repertorio. La sua musica continua a parlare soprattutto di sentimenti, relazioni e fragilità, ma ora senza la cornice del gruppo.
È un periodo di ricerca nel quale Fogli dimostra di non voler essere semplicemente l’ex voce dei Pooh. Vuole diventare Riccardo Fogli, con una carriera autonoma e una storia musicale diversa.
Malinconia, il ritorno al grande successo
All’inizio degli anni Ottanta arriva una nuova svolta. Malinconia, pubblicata nel 1981, riporta Fogli al centro dell’attenzione e gli permette di ottenere importanti riconoscimenti, tra cui il Disco di Platino, il Telegatto e la Vela d’Oro.
Il titolo stesso sembra racchiudere perfettamente una delle caratteristiche più riconoscibili del suo mondo musicale. La malinconia, nelle sue canzoni, non è mai soltanto tristezza: è memoria, desiderio, rimpianto, consapevolezza.
E proprio quella sensibilità prepara il terreno al momento più importante della sua carriera solista.
Storie di tutti i giorni e la vittoria a Sanremo
Nel 1982 Riccardo Fogli sale sul palco del Festival di Sanremo con Storie di tutti i giorni. La canzone conquista il primo posto e diventa il simbolo definitivo della sua carriera solista.
È un momento fondamentale anche per un’altra ragione: Fogli dimostra di poter stare sul palco più importante della musica italiana senza avere bisogno del passato dei Pooh come garanzia. Il pubblico lo riconosce ormai come artista autonomo.
Storie di tutti i giorni diventa così molto più di una vittoria al Festival. È la canzone che certifica la seconda vita artistica di Riccardo Fogli.
La voce che ha fatto della nostalgia una lingua
Ascoltare Riccardo Fogli significa entrare in un territorio musicale nel quale i sentimenti hanno sempre un ruolo centrale. L’amore è il tema più evidente, ma accanto all’amore ci sono il tempo che passa, le separazioni, i ritorni e le occasioni che non si possono recuperare.
In un’intervista al RadiocorriereTv, Fogli ha raccontato proprio il rapporto personale con questo tema, definendosi il cantante dell’amore e spiegando come le esperienze sentimentali siano diventate parte integrante del suo modo di scrivere e interpretare.
È questa forse la sua qualità più riconoscibile: non ha mai avuto bisogno di nascondere la fragilità dietro una posa. La sua voce è diventata il luogo nel quale quella fragilità poteva essere raccontata.
Una carriera oltre gli anni Ottanta
Il successo di Storie di tutti i giorni non rappresenta la fine del percorso, ma una delle sue tappe più importanti. Fogli continua a pubblicare musica e a esibirsi, costruendo un repertorio sempre più legato alla sua identità.
Negli anni successivi la sua figura rimane presente nella televisione e nello spettacolo italiano. Partecipa a programmi e format che permettono anche alle generazioni più giovani di incontrare un artista già diventato parte della storia musicale del Paese.
Nel 2004 vince Music Farm, mentre nel 2013 partecipa a Tale e quale show. Nel 2019 arriva anche l’esperienza a L’Isola dei famosi, confermando una disponibilità a mettersi nuovamente in gioco davanti al pubblico.
Il ritorno dai Pooh
Una delle pagine più emozionanti della sua storia arriva nel 2016, quando Fogli torna accanto ai suoi ex compagni per celebrare i 50 anni dei Pooh. È una reunion che assume inevitabilmente il valore di un ritorno alle origini.
Il gruppo si presenta con la formazione a cinque composta da Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian, Stefano D’Orazio e Riccardo Fogli. Il progetto comprende concerti negli stadi, all’Arena di Verona e un album celebrativo.
Per Fogli è anche la dimostrazione che lasciare una band non significa necessariamente cancellare ciò che si è costruito insieme. Alcune storie possono interrompersi professionalmente e, anni dopo, trovare una nuova forma.
Roby Facchinetti e un’amicizia lunga più di cinquant’anni
Tra i legami più significativi c’è quello con Roby Facchinetti. I due si incontrano nel 1966 e attraversano insieme gli anni fondamentali della prima storia dei Pooh. Le loro strade professionali si dividono nel 1973, ma l’amicizia continua.
Nel 2017 quella relazione artistica torna a trasformarsi in musica con l’album Insieme, realizzato a due voci. Il progetto contiene otto brani inediti e tre canzoni storiche e nasce dopo la reunion dei Pooh.
È un’altra fotografia perfetta della carriera di Fogli: tornare alle proprie radici senza smettere di andare avanti.
Sanremo, ancora una volta
Il Festival di Sanremo attraversa più volte la storia professionale di Fogli. Prima la vittoria del 1982, poi il ritorno sul grande palcoscenico insieme ai Pooh nelle reunion.
Nel 2018, inoltre, Fogli e Facchinetti partecipano al Festival come coppia artistica, portando sul palco dell’Ariston il percorso nato con il progetto Insieme. L’ANSA ricordava allora come entrambi avessero già conquistato la vittoria al Festival in momenti diversi delle loro carriere.
Nel 2023 Fogli torna ancora una volta all’Ariston con i Pooh per un medley dei grandi successi della band, in un’esibizione dedicata anche alla memoria di Stefano D’Orazio.
La musica come memoria
Forse il segreto della longevità di Riccardo Fogli sta proprio qui: le sue canzoni non hanno mai avuto bisogno di appartenere esclusivamente al loro tempo.
Chi ha ascoltato Piccola Katy da ragazzo può ritrovarla decenni dopo con un significato diverso. Chi ha vissuto gli anni di Storie di tutti i giorni può riconoscersi ancora in quella melodia. E chi scopre oggi il suo repertorio può incontrare una voce lontana dalle mode, proprio per questo ancora immediatamente identificabile.
La nostalgia diventa allora non soltanto il tema di alcune canzoni, ma una parte della sua stessa identità artistica: la capacità di guardare indietro senza rimanere prigioniero del passato.
Un artista che ha saputo ricominciare
La carriera di Riccardo Fogli può essere letta come una successione di inizi. Prima gli Slenders, poi i Pooh, quindi la scelta solista, il momento difficile, il grande successo di Storie di tutti i giorni, la televisione, i ritorni e le reunion.
Ogni volta c’è stato qualcosa da lasciare e qualcosa da ricostruire. Ed è proprio questa capacità di ricominciare senza rinnegare ciò che è venuto prima a rendere interessante la sua storia.
Fogli non è soltanto il cantante di una generazione. È un artista che ha attraversato generazioni diverse mantenendo intatto il tratto più riconoscibile della propria voce.
Buon compleanno, Riccardo Fogli
Il 21 ottobre 1947 nasceva a Pontedera un ragazzo destinato a diventare prima una delle voci dei Pooh e poi uno dei cantanti più riconoscibili della musica italiana. Oggi, nel giorno del suo compleanno, la sua storia appare come un lungo filo musicale capace di collegare epoche, canzoni e generazioni.
Da Piccola Katy a Tanta voglia di lei, da Malinconia a Storie di tutti i giorni, ogni tappa racconta un frammento di quell’artista che ha fatto dell’amore, della nostalgia e della vulnerabilità la propria lingua.
E forse è proprio questo il modo migliore per celebrare Riccardo Fogli: non soltanto ricordando le canzoni che hanno segnato il passato, ma riconoscendo il valore di una voce che, dopo quasi sessant’anni di carriera, continua a raccontare storie di tutti i giorni.