Ricerca propone soluzioni ecologiche per fermare e invertire la perdita di biodiversità.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Ricerca propone soluzioni ecologiche per fermare e invertire la perdita di biodiversità.

La Salute degli Ecosistemi: Un Sguardo Necessario

Recenti ricerche pubblicate su *Frontiers in Science* sottolineano che per affrontare il problema della perdita di biodiversità è fondamentale monitorare la salute degli ecosistemi e i processi naturali, non limitandosi solo a contare il numero di specie. Il documento promuove il “Three Global Conditions Framework” (3Cs), che classifica le regioni in base al livello di impatto umano, per guidare sforzi di conservazione mirati in vista della scadenza del *Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework* nel 2030. Gli esperti avvertono che l’attuazione di queste misure rappresenta una sfida persistente, dato che il Global Biodiversity Framework non ha carattere giuridicamente vincolante. Progredire dipende dalle azioni degli Stati e dalla gestione dei costi sociali ed economici legati a queste soluzioni.

Il Ruolo Fondamentale dell’Aquila Arpia

Dai suoi nidi in cima alla foresta amazzonica, l’aquila arpia gioca un ruolo cruciale nella salute del suo ecosistema. Questo rapace regola le popolazioni di animali come bradipi e scimmie, evitando che, senza controllo, consumino troppe foglie, trasformando il baldacchino in un colabrodo. Purtroppo, la devastazione della più grande foresta pluviale del mondo ha messo in pericolo la sopravvivenza dell’aquila arpia (Harpia harpyja). La scarsità di alberi alti nelle vicinanze dei nidi impedisce ai pulcini di trovare luoghi sicuri dove atterrare mentre apprendono a volare. La perdita di habitat, unita alla caccia, ha portato la specie a essere considerata vulnerabile dalla IUCN. La sua estinzione potrebbe accelerare la morte di tutto l’ecosistema, come ha affermato il conservazionista Harvey Locke in un’intervista a *Mongabay*, con effetti collaterali come la diminuzione delle piogge sulle terre agricole della regione.


La figura di Locke, cofondatore dell’Iniziativa per la Conservazione Yellowstone-Yukon, evidenzia che l’aquila arpia non è solo un affascinante uccello, ma è vitale per il suo ambiente. Altre specie chiave, come elefanti, castori e bisonti, svolgono ruoli simili nei loro rispettivi habitat. Senza di esse, il tessuto degli ecosistemi, anche quelli fortemente compromessi, si sfalderebbe. Locke sottolinea: “Se rimuoviamo questi elementi, l’intero sistema si disgrega.”

La ricerca rivela che le specie chiave, come l’aquila arpia, sono essenziali per mantenere la salute degli ecosistemi amazzonici. In un documento, Locke e i suoi colleghi utilizzano l’aquila arpia come esempio per dimostrare l’importanza di monitorare i processi naturali e la salute degli ecosistemi, oltre ai conteggi delle specie. Il loro studio è stato pubblicato l’8 aprile sulla rivista Frontiers in Science.


Con l’avvicinarsi della scadenza fissata dal Global Biodiversity Framework per fermare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, la ricerca di un futuro “nature-positive” sta guadagnando rilevanza. L’Iniziativa Nature Positive, un’organizzazione che rappresenta gruppi di conservazione e aziende, ha usato questo obiettivo per definire il termine. Il 14 luglio, l’iniziativa ha aperto un vertice a Kumamoto, in Giappone, in preparazione ai prossimi incontri delle Nazioni Unite nel 2026 su desertificazione e biodiversità.

Marco Lambertini, delegato dell’Iniziativa Nature Positive, ha avvertito che il 2030 si avvicina rapidamente. Ha dichiarato: “Il messaggio è che siamo indietro.” Al Summit verranno presentati esempi innovativi da tutto il mondo, dimostrando come possiamo e sappiamo adottare pratiche favorevoli alla natura nel nostro modo di fare business e governare le nostre città e territori.


Gli autori del documento invitano a utilizzare il Three Global Conditions Framework, introdotto da Locke e colleghi nel 2019, per affrontare gli obiettivi del Global Biodiversity Framework. I 3Cs classificano diverse parti della Terra in base all’impatto umano sugli ecosistemi, con l’intento di guidare le soluzioni necessarie per fermare la perdita globale di biodiversità.

Con l’aumentare delle sollecitazioni per pratiche favorevoli alla natura, si pongono interrogativi su come queste si tradurranno in realtà, soprattutto riguardo agli impatti economici. Nathalie Pettorelli, biologa conservazionista e professoressa all’Istituto di Zoologia della Zoological Society of London, ha evidenziato che un esempio da considerare è quello del governo britannico, che ha adottato l’idea che crescita economica e vitalità della natura siano interconnesse. La sfida consiste nel definire concretamente come dovrebbe apparire quell’ambiente.

Locke sottolinea che anche gli sforzi ben intenzionati per trovare un equilibrio tra economia e biodiversità sono spesso fondati su una “fonda misapprehensione di come funziona realmente il mondo”. Egli sostiene che economia e società non sono semplicemente sovrapposizioni con la natura, ma ne fanno parte integrante. “La Terra è il contesto di tutto ciò che facciamo,” afferma Locke.


Locke fa notare che negli ultimi 250 anni abbiamo compreso che le risorse del nostro pianeta non sono illimitate. In effetti, viviamo in “un sistema chiuso” dove le azioni umane, come il consumo di combustibili fossili e la deforestazione, hanno conseguenze dirette. Esegue un richiamo alle tradizioni culturali, come il Taoismo e il pensiero indigeno, che non hanno esitazioni su questo punto. Se non invertiamo la perdita della natura, ci aspetta un futuro difficile.

Studi condotti da Johan Rockström, uno degli autori dello studio, evidenziano che abbiamo già oltrepassato sette dei nove limiti planetari, e questo dovrebbe servire come monito per il nostro futuro.

Pettorelli evidenzia l’importanza di soluzioni implementabili e adattate alle circostanze di ciascun paese, enfatizzando che le decisioni finali ricadranno sui governi. Le implicazioni sociali delle azioni per migliorare la biodiversità devono essere considerate, ponendo la questione di chi definisce le priorità e chi sostiene i costi delle soluzioni adottate.

In questo contesto, nasce la necessità di affrontare le sfide legate alla sostenibilità e di costruire un equilibrio tra natura e società, affinché possiamo progredire verso un futuro migliore.


Le informazioni sono tratte da:
– Locke, H., et al. (2026). *Nature Positive: halting and reversing biodiversity loss toward restoring Earth system stability*. *Frontiers in Science*.
– Pettorelli, N. et al. (2019). *Three global conditions for biodiversity conservation and sustainable use: an implementation framework*. *National Science Review*.
– Rockström, J. et al. (2009). *A safe operating space for humanity*. *Nature*.

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