Richard Gere: vita semplice, rispetto e un tocco di follia per un’esistenza autentica.
Pubblicato il da Dario Cangemi - Cinema
Si può vedere su Paramount+.
Intervista Esclusiva con Richard Gere: La sua Nuova Serie “The Agency”
«Sei a Roma?». La mia video intervista con Richard Gere inizia con questa semplice domanda. In italiano, il celebre attore mi chiede dove mi trovo. Rispondo: «A Milano». Gere precisa subito, in inglese, che attualmente non si trova a Madrid, ma nel Connecticut, meta principale quando torna in America. Dopo i convenevoli, è tempo di immergersi nella trama di “The Agency”, la serie che ritorna per la sua seconda stagione a partire dal 21 giugno su Paramount+.
In questa serie, Gere interpreta Jim Bosko, capo della stazione londinese della CIA. Un personaggio che affronta quotidianamente missioni internazionali e gestisce spie sotto copertura, con il compito di distruggere governi ostili. Un lavoro senza dubbio complesso.
Il Personaggio di Jim Bosko: Un Leader Rispettato
«Ci racconti un po’ di più sul suo personaggio…». Richard Gere spiega che, inizialmente, la sceneggiatura conteneva riferimenti a una moglie e una famiglia. «Ho chiesto che venissero eliminati», rivela. «Conosciamo Bosko solo attraverso le sue azioni nella fiction. È fondamentale per me che non sia un burocrate, ma un uomo che ha vissuto il dramma della guerra, un leader rispettato dal suo team».
La figura di Bosko non è solo autoritaria; è simile a un buon genitore che sa gestire il suo gruppo. A Gere è stato chiesto se preferisce essere rispettato o temuto nella vita reale. La sua risposta è netta: «Il rispetto è fondamentale. Proprio stamattina ho parlato con un ragazzino di 14 anni su questo tema. Ogni individuo è prezioso e merita rispetto. I genitori hanno il compito di guidare e proteggere i propri figli mentre crescono».
Sensibilità e Improvvisazione
Gere, noto per la sua bravura nell’improvvisare, racconta un episodio curioso. In “The Agency”, Bosko avrebbe dovuto mangiare cibo spazzatura in un modo nevrotico, ma questo non sembrava adatto al suo personaggio. «Così, lo sceneggiatore ha proposto un soldatino di plastica», spiega Gere. «Bosko lo tiene sempre con sé come un legame con la sua infanzia». Questo tocco personale ha reso il personaggio ancora più affascinante e complesso.
Parlando di portafortuna, Gere mostra una collanina nera con una piccola conchiglia, donatagli da uno dei suoi figli. «Non me la tolgo mai. Per me vale milioni di dollari», afferma con un sorriso, evidenziando l’importanza delle piccole cose nella vita.
Filosofia di Vita e Carriera Cinematografica
Essere buddista lo aiuta ad affrontare le sfide quotidiane: «Essere vivi è un dono. Dobbiamo pensare meno a noi stessi e combattere per un mondo migliore», sottolinea. La conversazione si sposta poi su “Pretty Woman”, uno dei film che ha segnato la sua carriera. Gere ricorda con affetto il tempo trascorso sul set insieme a Julia Roberts e al regista Garry Marshall: «Erano momenti divertenti, quasi quattro decenni fa. Ricordo il calore e le risate che ci univano».
Quando ha capito che “Pretty Woman” sarebbe stato un successo? «Riportandomi a quel giorno di premiera, sono andato a vedere il film con Julia e ci siamo camuffati tra gli spettatori. Ogni risata del pubblico ci ha resi orgogliosi di quel piccolo, delizioso film».
Richard Gere e l’Italia: Un Legame Speciale
Il legame di Gere con l’Italia è altrettanto forte. «Il mio primo viaggio qui fu a Positano. Era negli anni ’80 e avevo in programma di incontrare il regista Franco Zeffirelli», racconta. Qui ha anche conosciuto sua moglie Alejandra nel 2014. «Positano è il mio posto del cuore. La bellezza del luogo e i ricordi che ho costruito rendono questo angolo d’Italia speciale».
Infine, il dialogo tocca il tema della moda, in particolare l’impatto di Giorgio Armani nella sua carriera. «Armani era unico. È stato un onore indossare i suoi completi in “American Gigolò”», afferma Gere. Giorgio Armani ha davvero un posto speciale nella storia del cinema.
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