Rifiuti da costruzione e demolizione, Italia a più velocità: il riciclo supera l’82%
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
L’Italia ricicla oltre otto rifiuti da costruzione e demolizione su dieci, superando l’obiettivo europeo del 70%, ma la gestione degli inerti continua a presentare forti differenze territoriali. È il quadro che emerge dai dati relativi alla produzione e al trattamento dei rifiuti speciali, un settore strategico per l’economia circolare e per la sostenibilità delle attività edilizie e infrastrutturali.
Ogni anno le attività di costruzione e demolizione generano oltre 90 milioni di tonnellate di rifiuti. Si tratta di materiali che, se correttamente selezionati e trattati, possono essere recuperati e trasformati in nuove risorse da impiegare nei cantieri, riducendo il ricorso alle materie prime vergini e il quantitativo destinato allo smaltimento.
La distribuzione dei flussi, tuttavia, non è uniforme. Il Nord continua a concentrare la maggior parte della produzione e delle strutture dedicate alla gestione dei rifiuti, mentre in diverse regioni del Centro e del Mezzogiorno si registrano incrementi significativi dei quantitativi generati.
Le differenze territoriali e la rete degli impianti
La Lombardia risulta la prima regione italiana per produzione di rifiuti da costruzione e demolizione, con 16,3 milioni di tonnellate, seguita dal Piemonte con 7,9 milioni e dal Veneto con 7,4 milioni. Tra le regioni con quantitativi rilevanti figurano anche la Campania, con 6,4 milioni di tonnellate, e la Sicilia, con circa 6 milioni.
Accanto ai volumi assoluti, assume importanza anche l’andamento nel tempo. Alcune regioni che partivano da quantitativi inferiori hanno registrato incrementi percentuali particolarmente marcati, segnalando una trasformazione della geografia dei rifiuti e nuove esigenze per il sistema di trattamento.
La distribuzione degli impianti rappresenta un elemento decisivo. In Italia sono presenti 10.563 strutture per la gestione dei rifiuti speciali, di cui 5.808 nel Nord. Gli impianti dedicati al recupero di materia sono 4.620. La disponibilità di strutture adeguate e vicine ai luoghi di produzione può ridurre le distanze percorse dai materiali, contenere i costi logistici e migliorare l’efficienza complessiva della filiera.
Più recupero, ma resta la sfida del riutilizzo
La produzione complessiva dei rifiuti speciali ha superato 172 milioni di tonnellate, con un incremento del 4,6%, superiore alla crescita del prodotto interno lordo. Tra i fattori che contribuiscono all’aumento dei rifiuti da costruzione e demolizione figurano le ristrutturazioni edilizie, la riqualificazione degli immobili, i cantieri infrastrutturali e le opere pubbliche.
Il tasso di riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione ha raggiunto l’82,4%, escludendo terre e rocce e fanghi di dragaggio. Anche per l’insieme dei rifiuti speciali, il recupero di materia costituisce la principale modalità di gestione: 139,1 milioni di tonnellate, pari al 74,3% dei quantitativi gestiti.
Il risultato positivo non esaurisce però le criticità. Recuperare un materiale non significa automaticamente garantirne il riutilizzo: occorre che gli aggregati riciclati trovino una domanda effettiva nei nuovi cantieri e possano competere con le materie prime tradizionali.
La sfida dell’economia circolare riguarda quindi non soltanto l’aumento del riciclo, ma anche la programmazione degli impianti, l’efficienza dei trasporti e lo sviluppo di mercati per i materiali recuperati. Ridurre la distanza tra produzione, trattamento e reimpiego può contribuire a rendere la filiera più sostenibile, trasformando i rifiuti da costruzione e demolizione in una risorsa concreta per il settore edilizio.