Rifugi insoliti: le tane dei roditori proteggono il più piccolo gatto selvatico dell’Africa.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Rifugi insoliti: le tane dei roditori proteggono il più piccolo gatto selvatico dell’Africa.

Il misterioso rifugio delle gattine a zampe nere

Nuove ricerche hanno rivelato che le gatte a zampe nere (Felis nigripes) dipendono in gran parte dai cunicoli abbandonati dai springhare per trovare riparo e allevare i loro piccoli, utilizzando una rete in continua evoluzione di tane sotterranee per sopravvivere al rigido paesaggio semiarido dell’Africa meridionale. Le madri ruotano frequentemente tra diverse tane, talvolta anche su base quotidiana, una strategia probabilmente mirata ad evitare i predatori e minimizzare le tracce olfattive. Nonostante il loro peso di appena 1 chilogrammo, queste gatte sono tra i cacciatori più attivi ed efficienti tra i felini, esplorando grandi territori durante la notte e ritirandosi nei cunicoli durante il giorno. La sopravvivenza della specie, che conta circa 10.000 individui, dipende dalla protezione dei springhare e dai paesaggi agricoli, dove la perdita di tane, il sovrapascolamento e il controllo dei predatori possono indirettamente minacciare queste gatte.

Minacce e strategia di sopravvivenza

Sotto la copertura della notte, una gatta a zampe nere si muove quasi invisibile tra l’erba del sud della Namibia, cacciando piccoli roditori, uccelli e insetti. La sua pelliccia color sabbia, punteggiata di macchie scure, le consente di mimetizzarsi nel paesaggio notturno. Durante il giorno, scompare sottoterra, rifugiandosi in cunicoli abbandonati — un comportamento raro tra i felini.

Le femmine controllano territori che coprono aree variabili tra i 10 e gli 80 chilometri quadrati, a seconda della disponibilità di prede. I maschi, invece, si spostano su territori che vanno dai 15 ai 90 chilometri quadrati. La loro energia e attività, nonostante le dimensioni ridotte, continuano a sorprendere i ricercatori. Alexander Sliwa, leader del progetto Black-footed Cat Working Group, un network internazionale che monitora le popolazioni selvatiche, osserva: “È davvero piccola, ma molto attiva e unica nel suo comportamento notturno.”

Il recente studio, incentrato sull’attività diurna delle gatte, ha scoperto che queste animali dipendono pesantemente dai cunicoli scavati dai springhare, un grande roditore, per allevare la loro prole. Le femmine ruotano tra diverse tane e, una volta che i gattini iniziano a muoversi, cambiano rifugio quasi quotidianamente, probabilmente per ridurre il rischio di predazione e per evitare di lasciare tracce olfattive che i predatori potrebbero seguire.

Un delicato equilibrio ecologico

La sopravvivenza in questo rigido paesaggio semiarido non dipende solo sulla stealth e abilità di caccia, ma anche su queste complessità nascoste. I springhare, leggermente più grandi delle gatte, non sono un alimento per le gattine a zampe nere. Tuttavia, scavando frequentemente e abbandonando i loro cunicoli, questi roditori creano una rete di rifugi sotterranei che possono anche aiutare a modulare le temperature estreme.

La ricerca, guidata da Harold Brindley, presso l’Institute for Communities and Wildlife in Africa all’Università di Cape Town, ha monitorato cinque femmine dotate di collari radio e ha analizzato oltre 50 tane nel sud della Namibia utilizzando tecnologia lidar. È emerso che ogni gatta ha utilizzato in media 12 rifugi diversi nel periodo di studio di 138 giorni, soggiornando in ogni tana per una media di due giorni consecutivi. Le madri con i gattini seguono un ritmo diverso: prima che i piccoli raggiungano circa sei settimane di età, le femmine tendono a rimanere nella stessa tana per circa sei giorni.

Quando i gattini iniziano a esplorare il mondo notturno, le madri cambiano i rifugi con maggiore frequenza. Questo approccio, dice Brindley, serve a garantire sicurezza e praticità, poiché le madri scelgono la tana più vicina all’alba piuttosto che tornare in lunghe distanze. Il rischio di predazione è massimo quando i piccoli iniziano a esplorare, rendendo questo comportamento una mossa strategica per ridurre l’esposizione a potenziali predatori.

Implicazioni per la conservazione

Le gattine a zampe nere non sono le uniche a trarre vantaggio dai cunicoli degli springhare. Questi ripari offrono un rifugio a numerosi altri mammiferi, rettili, uccelli e invertebrati. Oltre agli springhare, nella regione ci sono anche altri animali che scavano, come aardvarks e scoiattoli di terra, ma gli studiosi hanno notato che solo i maschi delle gattine a zampe nere utilizzano le tane di queste altre specie.

La bassa capacità riproduttiva delle gattine a zampe nere rappresenta una seria sfida: ogni femmina genera al massimo due gattini all’anno, rendendo difficile recuperare le perdite. Inoltre, molte gatte risentono di una malattia renale nota come amiloidosi AA, che le indebolisce e aumenta il rischio di predazione. Con una popolazione che conta circa 10.000 individui, è essenziale proteggere non solo queste gattes, ma anche i roditori delle tane di cui necessitano per sopravvivere.

La protezione delle gattine a zampe nere include anche la collaborazione con le persone che condividono il loro habitat. Molto dell’areale della specie si trova in aziende agricole private, rendendo imprescindibile la cooperazione con i proprietari terrieri. Pratiche come sparare o avvelenare i predatori per proteggere il bestiame possono accidentalmente uccidere anche gattine a zampe nere, mentre il sovrapascolamento può ridurre la disponibilità delle tane necessarie per allevare i piccoli.

Per ottenere maggiori informazioni e conferme scientifiche, puoi consultare le seguenti fonti ufficiali:
– Brindley, H., O’Riain, M. J., & Sliwa, A. (2024). “The underground cat: Burrow use by female black-footed cats (Felis nigripes).” African Zoology.
– Sliwa, A., et al. (2022). “Causes of mortality in a population of black-footed cats in central South Africa.” African Journal of Ecology.
– Lai, S., et al. (2024). “Assessing the effect of predator control on black-footed cat survival in central South Africa.” African Journal of Ecology.

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