Rimborsi per precari: supplenti vincono i ricorsi, ma il Ministero non paga i 500 euro.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
La Carta del Docente e i Supplenti: Una Problematica Persistente
L’ampliamento della Carta del docente per includere anche i supplenti annuali, con contratti che scadono il 30 giugno, ha alleviato solo parzialmente il problema dei ricorsi legali. Negli ultimi anni, migliaia di precari, spesso supportati dai sindacati, hanno fatto ricorso al giudice del lavoro, ricevendo ragione in numerosi casi. Le sentenze favorevoli sono state supportate da pronunce di alto livello come quelle del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea, che hanno criticato il legislatore della Buona Scuola del 2015, responsabile delle lacune normative attuali.
La situazione resta irrisolta, poiché il recente allargamento della platea dei beneficiari ha ridotto il contributo annuale da 500 euro a meno di 400 euro, come confermato dal sottosegretario Paola Frassinetti. Inoltre, questa modifica entrerà in vigore solo nell’anno scolastico 2025/26 e non risolve i problemi legati agli anni precedenti; i supplenti continueranno a presentare ricorso. La normativa consente di richiedere il rimborso fino a cinque anni retroattivi dall’ultima stipula di contratto, con la possibilità di recuperare fino a 2.500 euro per ogni precario. Questo costo per il Ministero si moltiplica, considerando le spese legali e gli interessi.
Secondo Vito Carlo Castellana, leader della Gilda degli insegnanti, stiamo parlando di “decine di migliaia di ricorsi che possono ammontare a diversi milioni di euro”. Oltre ai supplenti annuali, ci sono anche quelli con contratti a breve termine che potrebbero presentare ricorso. Alcune sentenze recenti dai tribunali di Catania e Brescia hanno dato ragione anche a questi supplenti, portando alcuni sindacati, come l’Anief, a sostenere le loro cause.
Un Aumento dei Ricorsi e le Implicazioni per il Sistema Giudiziario
Il 24 febbraio, il presidente del Tar dell’Emilia-Romagna, Paolo Carpentieri, ha lanciato un allerta riguardo all’aumento esponenziale dei ricorsi per accedere alla Carta del docente. Durante la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, ha rivelato che il numero è passato da circa 1.200 a 2.000 ricorsi all’anno. Circa 900 di questi riguardano l’ottemperanza delle sentenze del giudice del lavoro, che ha condannato il Ministero della Scuola a erogare il pagamento per i precari. Questo crea un’enorme mole di lavoro per i tribunali, che già devono gestire un carico di lavoro considerevole.
Carpentieri ha evidenziato come i ricorsi per il mancato pagamento della Carta del docente rappresentino un “notevole peso” per il sistema giudiziario. Secondo le sue parole, questa situazione rallenta la performance complessiva del tribunale, minando la capacità di accelerare i processi e riducendo l’arretrato. Il presidente del Tar ha sottolineato che la problematica del mancato pagamento della carta di formazione dei docenti precari indica una debolezza sistemica del nostro sistema giudiziario.
Il flusso di cause che si replicano tra i giudici civili e amministrativi mette in luce inefficienze che, invece di risolvere un problema, lo amplificano. Quando il Ministero della Scuola perde una causa, non solo deve risarcire i docenti, ma è anche tenuto a coprire le spese legali e gli interessi, aumentando ulteriormente i costi per lo Stato. Come ha concluso Carpentieri, tale situazione crea “una crepa molto grave” nel sistema, evidenziando una sostanziale inefficienza e irrazionalità nelle pratiche amministrative.
La questione della Carta del docente è dunque molto complessa e necessita di un intervento risolutivo per evitare che si crei un ulteriore vuoto nelle casse dello Stato. Con un numero crescente di ricorsi, si prospetta una vera e propria voragine economica, con spese potenzialmente insostenibili. Soluzioni immediate e efficaci sono imperative per migliorare questa situazione che penalizza migliaia di precari e sovraccarica un sistema giudiziario già sotto pressione.
Per saperne di più, è possibile consultare fonti ufficiali come il sito del Ministero dell’Istruzione e delle Politiche Agricole, così come le pronunce del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea.
Non perderti tutte le notizie di Scuola e Università su Blog.it