Ringo Starr, nel 1973 l’album che conquistò le classifiche con Photograph e You’re Sixteen e riunì i Beatles
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Il 2 novembre 1973, Apple Records pubblicava negli Stati Uniti Ringo, il terzo album in studio da solista di Ringo Starr. Un disco destinato a diventare il più grande successo commerciale della sua carriera individuale, grazie a singoli come Photograph e You’re Sixteen, capaci di raggiungere la vetta delle classifiche americane. Ma il suo fascino non si esauriva nei risultati commerciali: per la prima volta dopo lo scioglimento dei Beatles, tutti e quattro i membri della band partecipavano allo stesso progetto discografico.
Registrato tra Los Angeles e Londra, l’album arrivava in un momento di trasformazione per i Fab Four. Dopo la fine del gruppo nel 1970, John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Starr avevano intrapreso percorsi autonomi, cercando nuove identità artistiche. Per il batterista, spesso considerato il membro più discreto della formazione, Ringo rappresentò l’occasione per dimostrare di poter sostenere un progetto solista di grande respiro, circondandosi di amici e musicisti di primo piano.
Prodotto da Richard Perry, il disco mescolava pop, rock e ballate, con una leggerezza che rispecchiava la personalità di Starr. Oltre ai tre singoli più celebri, comprendeva brani firmati o interpretati insieme agli ex compagni di band e collaborazioni con artisti come Billy Preston, Harry Nilsson e i musicisti di The Band. Il risultato fu un album corale, nato dall’amicizia e dalla voglia di fare musica senza rinunciare al carattere distintivo del suo protagonista.
Il momento in cui Ringo Starr trovò la sua dimensione da solista
Dopo la fine dei Beatles, Ringo Starr aveva già pubblicato due album molto diversi tra loro: Sentimental Journey, uscito nel 1970 e dedicato a standard della tradizione popolare, e Beaucoups of Blues, registrato nello stesso anno e caratterizzato da sonorità country. Entrambi avevano mostrato il desiderio del musicista di esplorare territori lontani dal repertorio della band, ma non avevano ottenuto risultati paragonabili a quelli dei suoi ex compagni.
Nel frattempo, alcuni singoli avevano già lasciato intuire il potenziale della sua carriera individuale. It Don’t Come Easy, pubblicato nel 1971, e Back Off Boogaloo, arrivato nel 1972, avevano ottenuto un buon riscontro, dimostrando che la voce immediatamente riconoscibile del batterista poteva funzionare anche al di fuori del gruppo.
Con Ringo, Starr trovò finalmente la formula giusta. Invece di cercare una rivoluzione stilistica, puntò su canzoni melodiche, arrangiamenti curati e collaborazioni prestigiose. Il suo approccio diretto e il tono informale delle interpretazioni contribuirono a rendere il disco accessibile, senza trasformarlo in una semplice operazione nostalgica legata al passato dei Beatles.
Photograph, la canzone che conquistò le classifiche
Il brano simbolo dell’album è Photograph, scritto da Ringo Starr insieme a George Harrison. Pubblicato come singolo prima dell’uscita del disco, nel settembre 1973 negli Stati Uniti, il pezzo raggiunse il primo posto della Billboard Hot 100, diventando uno dei maggiori successi della carriera di Starr.
La canzone si distingue per la melodia immediata, il ritornello memorabile e un’atmosfera malinconica che ruota attorno al ricordo di una relazione finita. L’immagine di una fotografia diventa il simbolo di ciò che resta quando una storia d’amore appartiene ormai al passato: un oggetto capace di conservare la memoria, ma incapace di riportare indietro il tempo.
Il contributo di Harrison fu determinante anche sul piano musicale. La collaborazione tra i due ex Beatles dimostrava che, nonostante la fine del gruppo e le tensioni che avevano accompagnato gli ultimi anni della band, tra alcuni dei suoi membri restava una sintonia creativa. Photograph divenne così una delle canzoni più rappresentative della nuova fase artistica di Starr e un classico del suo repertorio dal vivo.
You’re Sixteen e Oh My My: gli altri successi dell’album
Il successo di Ringo non dipese da un solo brano. Tra i singoli più popolari figurava You’re Sixteen (You’re Beautiful and You’re Mine), una reinterpretazione di una canzone originariamente portata al successo dai fratelli Johnny Burnette e Dorsey Burnette negli anni Cinquanta. La versione di Starr recuperava il gusto del rock and roll delle origini, affidandosi a un arrangiamento vivace e a un’interpretazione giocosa.
Il singolo arrivò al primo posto della Billboard Hot 100 nel gennaio 1974. Alla registrazione contribuì anche Paul McCartney, che eseguì un caratteristico assolo con uno strumento simile a un kazoo, mentre Harry Nilsson partecipò ai cori. Un dettaglio che racconta bene lo spirito dell’intero progetto: musicisti affermati disposti a mettersi al servizio di una canzone pop, senza rinunciare alla voglia di divertirsi in studio.
Un altro titolo centrale fu Oh My My, scritto da Starr insieme a Vini Poncia. Il brano, sostenuto da una sezione ritmica energica e da arrangiamenti ricchi, confermò la capacità del batterista di muoversi con disinvoltura nel pop contemporaneo. Insieme a Photograph e You’re Sixteen, contribuì a rendere l’album uno dei capitoli più fortunati della sua discografia.
La reunion dei Beatles, anche se non tutti suonavano insieme
Uno degli aspetti più interessanti di Ringo è la partecipazione di tutti e quattro gli ex Beatles. Non si trattò, però, di una reunion completa in una singola registrazione: John Lennon, Paul McCartney e George Harrison presero parte a brani differenti, contribuendo ciascuno con composizioni, strumenti o cori.
Il caso più emblematico è I’m the Greatest, scritta da Lennon e interpretata da Starr. Alla registrazione parteciparono anche Harrison alla chitarra e Billy Preston alle tastiere. Il testo, che gioca con l’immagine di una persona convinta della propria grandezza, richiamava ironicamente il personaggio di Ringo e il suo ruolo all’interno della storia dei Beatles.
McCartney contribuì invece a Six O’Clock, scritta insieme alla moglie Linda, oltre a partecipare a You’re Sixteen. Harrison firmò con Starr Photograph e prese parte ad altre registrazioni. La presenza dei tre musicisti non cancellava le divergenze che avevano accompagnato lo scioglimento del gruppo, ma mostrava che la collaborazione era ancora possibile quando si trattava di sostenere un progetto condiviso.
Da Billy Preston a Harry Nilsson: gli ospiti di Ringo
Oltre agli ex Beatles, l’album riuniva una squadra di musicisti che contribuì a definirne il suono. Il produttore Richard Perry, noto per il suo lavoro con numerosi artisti della scena pop, costruì un progetto capace di alternare brani energici, ballate e momenti più sperimentali, mantenendo una notevole coesione tra le diverse registrazioni.
Tra i collaboratori figuravano Billy Preston, tastierista che aveva già lavorato con i Beatles durante le sessioni di Let It Be, Harry Nilsson, cantautore e amico di Starr, e Klaus Voormann, musicista e artista legato da tempo alla cerchia del gruppo. Parteciparono inoltre Marc Bolan, frontman dei T. Rex, e diversi componenti di The Band.
La varietà degli ospiti non trasformò il disco in una raccolta disomogenea di apparizioni illustri. Al contrario, le collaborazioni contribuirono a creare un’atmosfera conviviale, nella quale ogni musicista poteva lasciare il proprio segno senza sottrarre spazio alla voce e alla personalità di Starr. È anche per questo che Ringo viene spesso ricordato come uno dei lavori solisti più riusciti nati dall’universo dei Beatles.
Il successo commerciale e l’eredità di Ringo
Negli Stati Uniti, Ringo raggiunse il secondo posto della classifica Billboard 200, mentre nel Regno Unito arrivò al settimo. In Canada conquistò la vetta della classifica degli album e negli Stati Uniti ottenne la certificazione di disco di platino. Numeri che confermarono il successo di Starr come artista indipendente, in un periodo in cui il pubblico continuava a seguire con attenzione le nuove produzioni dei quattro ex Beatles.
L’album dimostrò che il batterista non doveva necessariamente competere con le ambizioni autoriali di Lennon, McCartney e Harrison per costruirsi una carriera solida. Il suo punto di forza era un altro: scegliere canzoni efficaci, circondarsi di collaboratori affini e offrire interpretazioni capaci di comunicare spontaneità e calore. Una formula che gli permise di raggiungere un pubblico ampio senza perdere la propria identità.
A oltre cinquant’anni dalla pubblicazione, Ringo rimane uno dei momenti più importanti della carriera solista di Starr. Photograph e You’re Sixteen continuano a essere associati al suo nome, mentre l’album conserva il valore di una collaborazione eccezionale tra musicisti che avevano cambiato la storia della musica pop. Più che una reunion vera e propria, fu la dimostrazione che il legame artistico dei Beatles poteva sopravvivere anche dopo la fine della band.