Riscrivi e ottimizza per Google Discover questo “Gli studenti trattati dal Governo come i prof: ultima ruota del carro con cui fare cassa”. Angela Verdecchia: le proteste proseguiranno a oltranza – INTERVISTA usando massimo 15 parole e senza dare suggerimenti ma scrivendo tu il titolo migliore possibile. NON USARE MAI TAG HTML

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

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Novembre è diventato da tempo il mese degli studenti: il 17 si celebra la Giornata internazionale, fioccano le proteste di piazza e si allargano a macchia d’olio le occupazioni delle scuole. Occupazioni che ogni anno, assieme ai problemi dell’Istruzione, crescono di numero: sono oltre 100 gli istituti “presi” solo negli ultimi giorni. Del resto, le scuole si “invecchiano”, due su tre hanno oltre 50 anni, e con i fondi Pnrr ne sono state rimesse a norma solo una piccola parte. A rendere il clima più pesante ci ha poi pensato, venerdì scorso, la pubblicazione del testo della Legge di Bilancio del 2027 approvato dal Governo e che presto sarà al vaglio del Parlamento: un testo che contiene per l’Istruzione pubblica pochissimi investimenti, dei finanziamenti utili ad assicurare i condizionatori d’aria ad una scuola ogni quattro, ma soprattutto sono arrivati altri 7.000 tagli di posti tra insegnanti e Ata e la conferma del bonus fino a 1.500 euro per le famiglie che hanno figli iscritti nelle scuole paritarie. Per comprendere dove vogliono arrivare i ragazzi che protestano, abbiamo intervistato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi, una delle associazioni più attive sul fronte della protesta studentesca.

Con l’autunno, gli studenti tornano a riempire le piazze: rispetto al passato, la sensazione è che le contestazioni siano più sentite, forse avete sviluppato maggiore consapevolezza dei problemi irrisolti. Verdecchia, è così?

Giovani e studenti in piazza ci sono sempre scesi. Negli ultimi due anni la partecipazione giovanile è aumentata progressivamente, prima con le mobilitazioni per il popolo palestinese, poi con il referendum dello scorso marzo e infine con le proteste di questo autunno. Ad essere cresciute sono rabbia e disagio sociale che noi studenti abbiamo collettivizzato e incanalato con piazze e occupazioni, non lasciando spazio ad un senso di solitudine e rassegnazione. Penso che ad aver fatto la differenza sia stata la portata internazionale di ciò che sta accadendo, con giovani di tutto il mondo che si sono attivati per migliorare le condizioni sociali dei Paesi in cui crescono e vivono.

Molti insegnanti e addetti ai lavori dicono di comprendere le vostre ragioni: cosa significa?

Le profondissime criticità strutturali del sistema scolastico italiano chiaramente non riguardano solo la comunità studentesca, ma anche chi nelle scuole ci lavora come docente o in qualunque altra posizione. L’ultima manovra di bilancio ne è la prova: i luoghi della conoscenza vengono considerati dal Governo come l’ultima ruota del carro, un settore politicamente “scomodo” da cui conviene fare cassa, a scapito di chi vi studia e vi lavora, già in condizioni di forte precarietà. Il fatto che nei prossimi tre anni verranno meno 14mila posti di lavoro nella scuola ne è la riprova, così come i 20 milioni stanziati per scuole paritarie a scapito dell’istruzione pubblica.

Di cosa avrebbe maggiormente bisogno la scuola italiana?

Le necessità sono tante e urgenti: dall’edilizia scolastica al problema di viabilità e trasporti; dal dover rendere gratuiti libri di testo e materiali didattici al ripensare la didattica, fino alla stabilizzazione dei precari della scuola, la cui condizione ha un forte impatto anche sul percorso di formazione degli studenti, inevitabilmente.

La mobilitazione del 2026 ha riguardato anche altri Paesi europei, Francia in testa: avete ravvisato punti in comune con gli studenti d’oltralpe?

Assolutamente sì. Intanto credo che le mobilitazioni dello scorso anno in solidarietà con la Palestina ci avessero già mostrato quanto possa essere forte questa dimensione internazionale. In questo caso da un lato è allarmante constatare quanto siano diffusi nei diversi Paesi i problemi strutturali che colpiscono i giovani: dal diritto allo studio non garantito al caro vita. D’altra parte è meraviglioso vedere come, tra i giovani e gli studenti, stiano crescendo la solidarietà e il senso di comunità, mentre ci uniamo attorno alle difficoltà che la nostra generazione condivide. Stiamo affrontando le stesse lotte e chiediamo risposte concrete e soluzioni reali, in una dimensione internazionale ed internazionalista.

Sempre in Francia, il governo ha fornito delle risposte agli studenti, assegnando più docenti alle scuole e meno alunni per classe. In Italia, con la prima versione della legge di bilancio non sembra che le cose stiano andando allo stesso modo.

Vorrei dire che siamo sorpresi ma da questo governo non ci aspettavamo niente di diverso. In questi anni, l’esecutivo Meloni ha scelto di delegittimare e smantellare pezzo dopo pezzo l’istruzione, colpendo quella che per noi dovrebbe essere il cuore di una democrazia: la scuola pubblica. Comunque, di fronte a scelte politiche miopi e gravi come queste, noi non ci scoraggiamo né ci fermiamo qui. Sono settimane che ci mobilitiamo e continueremo a farlo.

Quali sono le prossime manifestazioni che avete in programma?

La tappa più importante per noi in questo autunno mobilitativo è senz’altro il 20 novembre, data dello sciopero internazionale studentesco e dello sciopero generale dei lavoratori proclamato dalla CGIL. Sarà un momento decisivo per portare all’attenzione di tutto il mondo rivendicazioni non solo studentesche, ma più generalmente generazionali, che uniscono i giovani dalla Francia all’Albania, dalla Spagna all’Italia, dagli Stati Uniti al Brasile.

Se i tagli agli organici e i mancati investimenti dovessero essere confermati a fine anno con la versione finale della Manovra, come vi comporterete?

Se il governo avrà l’arroganza di continuare ad ignorare le richieste dei cittadini che dovrebbe rappresentare proseguiremo ad oltranza con le nostre proteste, finché non otterremo un vero cambiamento.

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