Riscrivi e ottimizza per Google Discover questo Il registro elettronico sa tutto di tuo figlio. Tu lo ascolti ancora? usando massimo 15 parole e senza dare suggerimenti ma scrivendo tu il titolo migliore possibile. NON USARE MAI TAG HTML
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Riscrivi e ottimizza per Google Discover questo
Un’insufficienza compare sul registro elettronico e, quando lo studente torna a casa, il genitore potrebbe, inevitabilmente, averla già vista. Il colloquio può cominciare da una contestazione: perché hai preso cinque meno? Prima ancora di scegliere come raccontare la verifica, lo studente si trova a rispondere di un risultato senza avere l’opportunità di trovare le parole giuste per dirlo a casa. Questa possibilità, ormai incorporata nella comunicazione fra scuola e famiglia, merita una riflessione educativa.
Il registro elettronico rende accessibili informazioni che le famiglie hanno bisogno di conoscere, permette di seguire le assenze e facilita il rapporto con la scuola. Il problema riguarda l’uso che facciamo di questa disponibilità continua: conoscere subito un voto ci aiuta sempre a comprendere che cosa è successo? E quanto pesa, nella crescita di un adolescente, poter prendere per primo la parola su una propria difficoltà?
Anche saper raccontare un insuccesso richiede un lavoro che la scuola dovrebbe insegnare agli studenti, perché significa ricostruire la prova, distinguere ciò che non si è capito da ciò che non si è studiato, trovare il coraggio di ammettere una preparazione insufficiente. Talvolta, vuol dire anche esprimere un dubbio sulla valutazione, imparando a motivarlo. Se il genitore anticipa ogni spiegazione con una domanda accusatoria, questo esercizio può ridursi alla ricerca di una giustificazione da parte degli studenti.
Immaginiamo, ad esempio, una verifica di traduzione dal latino. Un cinque meno è una mediocrità che può dipendere da errori diversi: una costruzione fraintesa, lacune grammaticali, una gestione frettolosa del tempo. Il numero, letto da solo, non permette di distinguerli, e come ribadisco più volte ai miei studenti: Voi non siete un numero! Prima di discutere il risultato a casa, lo studente dovrebbe poter esaminare la correzione e capire da dove ricominciare. Anche il docente ha la responsabilità di rendere comprensibili i criteri e dedicare alla restituzione uno spazio adeguato, evitando che l’inserimento del voto esaurisca il confronto.
L’autonomia dei discenti si costruisce anche nella relazione con i genitori, ad esempio, una domanda come Hai visto la correzione? Che cosa pensi di dover rivedere? lascia spazio a una risposta ragionata. Consultare il registro elettronico può diventare l’occasione per ascoltare, purché il dato numerico non sia trattato come una sentenza. Un genitore, legittimamente, chiede conto del lavoro svolto ai propri figli, ma quando inizia a seguire ogni oscillazione del rendimento con una reazione immediata rischia di rendere più difficile imparare a gestirla.
Naturalmente, età e situazioni dei singoli studenti richiedono attenzioni diverse. In quest’ultimo caso le assenze ripetute, i segnali di disagio o le difficoltà persistenti possono rendere necessario un intervento tempestivo da parte sia dei genitori, sia degli insegnanti, anche in nome di quel patto di corresponsabilità stipulato a inizio anno scolastico tra scuola, famiglie e discenti. Certamente, va tenuto conto anche del fatto che accompagnare uno studente, nel suo percorso scolastico e di crescita personale, comporta anche riconoscergli responsabilità progressive: ricordare una scadenza, comunicare una difficoltà, cercare il docente per un chiarimento.
Scuola e famiglie potrebbero discutere di queste abitudini durante i colloqui e gli incontri iniziali, chiarendo come leggere le valutazioni e come parlarne con i figli, senza oscurare le informazioni né rinviare le comunicazioni necessarie, possiamo dare maggiore valore alla voce degli studenti. Il registro informa gli adulti sull’andamento didattico e disciplinare, ma è il dialogo che permette di capire cosa il ragazzo sta imparando, anche quando sbaglia. La qualità della nostra alleanza educativa dovrebbe partire proprio da qui, come ce lo ricordano anche le celebri parole di Maria Montessori, “ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo”.
Valeria Russo
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