Riscrivi e ottimizza per Google Discover questo La Manovra porta alla scuola tagli e non gli attesi investimenti, martedì 3 novembre sindacati a rapporto per decidere sulla mobilitazione: non facciamo sconti a nessuno usando massimo 15 parole e senza dare suggerimenti ma scrivendo tu il titolo migliore possibile. NON USARE MAI TAG HTML

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

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Non vanno proprio giù ai sindacati i tagli alla scuola previsti dalla bozza della Manovra 2027, a partire dalla scarsità di investimenti per il comparto e i circa 7mila posti tagliati tra insegnanti e personale Ata. Se si sommano ai tagli già disposti in passato dallo stesso Governo Meloni, nell’ultimo triennio si arriva ad una riduzione complessiva di 14.808 posti, di cui 10.585 di docenti e 4.223 di Ata.  Nelle ultime ore, più di una sigla ha cominciato a parlare di mobilitazione.

Possibile una contestazione unitaria

l’impressione è che a breve si passerà ai fatti. I segretari generali delle organizzazioni rappresentative si sono dati appuntamento per la mattina di martedì 3 novembre, quindi già nel pomeriggio potrebbero essere ufficializzate le modalità della protesta di un’azione che potrebbe rivelarsi unitaria.

Il clima piuttosto pesante che si respira emerge anche dalle parole espresse alla vigilia dell’incontro dagli stessi leader dei sindacati rappresentativi, anche quelli meno oppositivi al Governo: per dare forza all’azione di protesta potrebbero anche ritrovare quella compattezza smarrita negli ultimi tempi, anche all’Aran.

La delusione nelle parole dei sindacalisti

Gianna Fracassi, numero uno della Flc-Cgil (il sindacato che ha già proclamato lo sciopero generale per il prossimo 20 novembre, a cui si uniranno anche gli studenti), parla di “confermata ostilità del governo nei confronti della scuola pubblica”, perché con queste riduzioni di organico si mettono “in difficoltà le scuole; crediamo sia una scelta sbagliata in continuità con quanto fatto in questi tre anni. E la cosa ancora più grave è che mentre si taglia per la scuola pubblica si aumentano risorse per le scuole private”.  

“Quasi 7 mila posti in meno tra docenti e Ata dal 2027 sono inaccettabili, non facciamo sconti a nessuno, ci aspettiamo un ripensamento”, ha detto Ivana Barbacci, segretaria della Cisl Scuola.

“La denatalità – ha incalzato Giuseppe D’Aprile, a capo della Uil Scuola – non può diventare un pretesto per ridurre il personale scolastico. Al contrario, dovrebbe rappresentare un’opportunità per diminuire il numero di alunni per classe, migliorare le condizioni di lavoro del personale e garantire una maggiore qualità dell’insegnamento”.      

“Invece, si continua a percorrere la strada opposta, riducendo i posti e aggravando le difficoltà di un sistema già segnato da un precariato che supera le 200 mila unità. Una scelta che penalizza gli studenti, le famiglie e il personale scolastico, compromettendo la qualità dell’istruzione e, con essa, il futuro e la tenuta del Paese”,  ha chiosato la leader della Cisl-Scuola.    

Il testo che il Governo ha approvato “è l’ennesima beffa, siamo pronti alla mobilitazione”, ha detto Vito Carlo Castellana, coordinatore della Gilda degli insegnanti.

“Nessun taglio – ha continuato Castellana – è contemplato per le scuole paritarie; di fatto, la scuola pubblica è uno strumento per raggranellare risorse. Di contro, abbiamo un investimento di 1 miliardo e duecento milioni circa, per innalzare da 50 a 55mila euro l’aliquota Irpef del 33%, risultato risibile che non porta quasi nulla a chi ne beneficerà. Inoltre, metà delle spese della legge di Bilancio sarà investito in spese militari. Ma piuttosto, armiamo le menti e disarmiamo i cannoni”.     

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, fa notare che “la Legge di Bilancio di fine 2026 taglia 5 mila posti di docente su potenziamento e questo non ci trova per nulla d’accordo, perché la metà dei posti di sostegno è in deroga e un docente su quattro è precario e tutto questo risulta in violazione di una precisa direttiva europea per l’abuso dei contratti a termine. Inoltre, la manovra finanziaria tagli 2 mila posti di personale ATA, mentre le scuole ne attendono 700 aggiuntivi dai risparmi sul dimensionamento e dopo che sono stati autorizzate le immissioni in ruolo sul 30% di quelli vacanti, in violazione di una recente sentenza della Corte di giustizia europea”.

“La verità è che si stanno spendendo 4,5 miliardi di soldi pubblici per le armi, 3,5 miliardi per la sanità e appena 650 milioni per le scuole, peraltro per una climatizzazione che doveva essere finanziata dai 13 miliardi del Pnrr: più tempo passa e più arrivano segnali di mancato rispetto per la scuola”, ha concluso Pacifico.

Anche i sindacati dei dirigenti scolastici, dall’Anp a DirigentiScuola, contestano le misure e, soprattutto, i tagli del Governo inseriti nella Legge di Bilancio.

Decreto Scuola n. 170, tutto rinviato

Nel frattempo, da Palazzo Madama slitta, probabilmente di una settimana, l’esame del decreto Scuola n. 170 nell’Aula: le votazioni nella commissione Cultura non si sono infatti concluse. Finora sono stati votati poco meno di un centinaio di emendamenti rispetto agli 825 depositati complessivamente (bocciati al momento tutti quelli delle opposizioni e su altri è stata chiesta una riformulazione) e secondo quanto si apprende, i pareri sulle modifiche arrivano a rilento. Le votazioni proseguiranno per tutta la settimana, a partire da domani pomeriggio.Il decreto – che va convertito in legge entro il 29 novembre, compreso il passaggio alla Camera per la seconda lettura – prevede, tra l’altro, il tetto agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di velo integrale.

Secondo l’agenzia Ansa, “non si esclude che se i tempi si allungassero ulteriormente, il provvedimento potrebbe andare in Aula senza il mandato al relatore e poi il governo chiederà il voto di fiducia. Al Senato sono stati presentati 90 emendamenti dalla maggioranza e oltre 700 dal centrosinistra, fra cui 3 unitari che ad esempio chiedono la soppressione dell’articolo 13 che prevede l’introduzione di un tetto per gli alunni stranieri, che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno 2 anni di scuola dell’infanzia, nelle classi dal prossimo anno scolastico”.

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