Scimmie in natura consumano alcol da frutta fermentata: scoperta sorprendente!

Pubblicato il da Redazione - aggiornato il - Animali

Scimmie in natura consumano alcol da frutta fermentata: scoperta sorprendente!

Scimpanzé e alcol naturale: lo studio che riapre il dibattito

Dopo alcuni episodi che avevano fatto parlare di scimpanzé apparentemente “brilli”, un team dell’Università della California, Berkeley, ha avviato un’indagine sul campo per comprendere meglio il consumo di alcol tra questi primati. I dati raccolti hanno mostrato concentrazioni alcoliche nelle urine di molti esemplari analizzati, paragonabili a quelle che un essere umano potrebbe registrare dopo uno o due drink.

La fonte non è il vino, ma la frutta fermentata. In particolare, alcuni frutti tropicali – come la mela stella bianca – possono sviluppare naturalmente etanolo durante la maturazione. Le immagini di gruppi di scimpanzé intenti a nutrirsi di grandi frutti caduti a terra avevano già attirato l’attenzione; ora le analisi biologiche confermano che l’assunzione di alcol avviene in modo spontaneo.

Indagine nella foresta: come sono stati raccolti i dati

A guidare la ricerca è stato Aleksey Maro, ricercatore dell’Università di Berkeley, interessato a verificare se il consumo di frutta fermentata fosse episodico o parte integrante della dieta. L’ipotesi era che l’ingestione di etanolo non fosse accidentale, ma collegata alle abitudini alimentari della specie.

Operare in una foresta pluviale ugandese ha richiesto soluzioni ingegnose. Per ottenere campioni di urina in modo non invasivo, il team ha utilizzato rami biforcati rivestiti di sacchetti di plastica, posizionati sotto gli alberi frequentati dai primati. Una tecnica semplice ma efficace, che ha consentito di raccogliere materiale sufficiente per le analisi chimiche.

Dei venti campioni esaminati nell’ultima fase dello studio, diciassette presentavano tracce di metaboliti dell’alcol derivanti da frutti fermentati. I risultati, attesi dalla comunità scientifica, saranno pubblicati sulla rivista Biology Letters. In passato era già stato dimostrato che alcuni frutti consumati dagli scimpanzé possono raggiungere livelli di fermentazione significativi.

Nel lavoro di campionamento Maro è stato affiancato da Sharifah Namaganda, ricercatrice ugandese specializzata nella raccolta di dati sul campo. L’analisi ha evidenziato concentrazioni di alcol compatibili con quelle che, nell’uomo, si registrano dopo un consumo moderato di bevande alcoliche.

Cosa significa per l’evoluzione della dieta

Le conclusioni dello studio aprono nuove prospettive sul comportamento alimentare degli scimpanzé. L’assunzione di frutta fermentata potrebbe rappresentare un tratto adattativo, forse condiviso con antenati comuni dell’uomo. Secondo alcuni ricercatori, la capacità di metabolizzare l’etanolo potrebbe aver avuto un vantaggio evolutivo legato alla ricerca di alimenti energetici.

L’alcol naturale, quindi, non sarebbe un elemento marginale, ma una componente potenzialmente ricorrente della dieta. Ciò potrebbe influenzare dinamiche sociali e scelte alimentari, suggerendo che l’attrazione verso cibi fermentati abbia radici profonde nella storia evolutiva dei primati.

I campioni analizzati provenivano da diciannove individui diversi. I dati indicano che i maschi tendono a consumare quantità maggiori di frutta fermentata rispetto alle femmine, ipotizzando possibili differenze nelle strategie nutrizionali. Pur avendo un contenuto alcolico inferiore rispetto ad altri frutti tropicali, la mela stella contribuisce comunque in modo significativo all’assunzione totale di etanolo.

I ricercatori intendono ora approfondire gli effetti fisiologici e comportamentali del consumo di alcol naturale, valutandone eventuali ricadute su aggressività, interazioni sociali e riproduzione. Lo studio dimostra come l’osservazione sul campo possa rivelare aspetti inattesi della vita animale e stimolare interrogativi sulle nostre stesse origini.

Le ricerche di Maro e dei suoi colleghi riaccendono inoltre l’interesse per l’ipotesi della cosiddetta “scimmia ubriaca”, secondo cui la ricerca di frutti fermentati potrebbe essere un comportamento selettivo e non casuale. Un filone di studio destinato a proseguire nei prossimi anni.

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