Sciopero del 20 novembre: docenti trascurati e mancanza di collaboratori nella scuola.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Tagli e Critiche nel Settore Scolastico: Le Parole di Vito Carlo Castellana

“Le riduzioni di organico verranno accolte da alcuni come un successo, ma sotto la superficie ci sono problemi ben più profondi”, commenta Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, in un’intervista rilasciata ai microfoni di ‘La Tecnica della scuola’. Castellana, con anni di esperienza nel sindacato e nel settore educativo, denuncia come la politicizzazione della scuola abbia radici lontane, richiamando alla mente le parole del suo concittadino Gaetano Salvemini, che parlava di “clientelismo della miseria”. Anche con l’eventuale cancellazione dei tagli, la scuola si troverà a fronteggiare una serie di questioni irrisolte, dal precariato agli stipendi modesti, fino agli organici inadeguati. “Questi problemi sono radicati nella riforma dell’autonomia”, aggiunge Castellana, ribadendo che lo sciopero del 20 novembre rimarrà in agenda.

Le Condizioni di Lavoro nella Scuola

Secondo il sindacalista, uno dei maggiori problemi affrontati dalle scuole italiane è la mancanza di personale di supporto. “Non di rado, le palestre e le sedi non riescono neanche ad essere aperte per la scarsità di collaboratori scolastici”, afferma Castellana. A ciò si aggiunge l’eccessivo carico di lavoro delle segreterie scolastiche e degli assistenti amministrativi, incaricati di gestire pratiche pensionistiche e altre problematiche che dovrebbero essere competenza dell’amministrazione centrale e dell’INPS, non già di chi lavora nelle scuole.

L’aspetto dell’autonomia scolastica solleva ulteriori preoccupazioni. Castellana sottolinea che “con l’autonomia, i docenti si trovano a dover svolgere ruoli che esulano dalle loro competenze tradizionali, come psicologi o assistenti sociali”. Questo sovraccarico di responsabilità lascia poco spazio per il vero obiettivo di un insegnante: insegnare. La burocrazia sempre crescente costringe i docenti a dedicare tempo ed energie a compiti amministrativi, distogliendoli dalla loro missione primaria.

Aggiunge inoltre un’altra questione insidiosa: la riforma degli istituti tecnici, che prevede il taglio di ore di insegnamento e posti di lavoro. “Ci saranno due ore di insegnamento ridotte, anche in italiano, al quinto anno di corso dei tecnici”, spiega Castellana, mettendo in evidenza l’impatto di queste misure sugli studenti e sul personale docente.

La soluzione, secondo Castellana, non risiede in campagne di propaganda, ma in investimenti concreti nel settore. “Abbiamo bisogno di risorse reali per garantire stipendi dignitosi al personale e combattere il precariato”, afferma fermamente. Sottolinea che la vera riforma necessaria è quella che investa nel futuro degli studenti e del personale, migliorando le condizioni di lavoro e la qualità dell’istruzione.

È chiaro che i problemi che affliggono la scuola italiana richiedono interventi strutturali. È fondamentale garantire che il personale scolastico non solo possa affrontare le sfide quotidiane, ma anche che venga valorizzato per il lavoro che svolge. “I tagli sono solo un palliativo che non risolve le problematiche a lungo termine”, conclude Castellana, evidenziando la necessità di un cambiamento duraturo.

Le parole di Castellana risuonano come un campanello d’allarme per sindacati e istituzioni: la vera sfida è quella di riportare l’istruzione italiana a livelli competitivi, garantendo un futuro migliore per tutti gli studenti. Chiudere gli occhi di fronte a queste difficoltà non è un’opzione; l’educazione del nostro futuro richiede attenzione e risorse adeguate.

Ulteriori informazioni possono essere trovate attraverso le fonti ufficiali come il Ministero dell’Istruzione e l’INPS, che trattano le problematiche legate all’istruzione e al personale scolastico. Questi enti sono essenziali per comprendere la reale situazione dal punto di vista burocratico e normativo.

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