Scommesse sui biocarburanti: l’Africa rischia una crisi agricola e di sicurezza alimentare
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Il Futuro della Decarbonizzazione nel Settore Marittimo
La prosperità futura dell’Africa dipende dalla rapidità con cui possiamo ridurre le emissioni, in particolare da settori ad alta inquinamento come il trasporto marittimo. Diverse voci esperte avvertono che l’uso di colture come combustibile per diminuire le emissioni può avere conseguenze più negative che positive. Per questo motivo, è fondamentale prestare attenzione alle decisioni che verranno prese nel meeting dell’Organizzazione Marittima Internazionale dell’ONU il mese prossimo.
Durante questo incontro, i governi africani devono assicurarsi che i biocarburanti a base di colture non siano inclusi nella strategia di decarbonizzazione del settore marittimo. Se venisse intrapresa questa strada, l’Africa potrebbe finire col pagare di nuovo un prezzo elevato per una transizione da cui non trarrebbe benefici.
Le Implicazioni della Politica sui Biocarburanti
Il settore marittimo consuma annualmente circa 300 milioni di tonnellate di carburante, contribuendo per il 3% delle emissioni globali, valore pari a quello di paesi come la Germania o il Giappone. Sostituire anche solo una frazione di questo fabbisogno con biocarburanti a base di colture richiederebbe vastissime aree di terra. Esperienze passate con i mandati sui biocarburanti dimostrano quali siano le conseguenze: gli oli vegetali e i cereali vengono dirottati verso i mercati dei carburanti, causando un incremento dei prezzi globali e spingendo gli investitori in regioni con governance debole e terreni economici.
Le cosiddette terre marginali non sono spazi vuoti pronti per lo sviluppo. Esse sostengono pastori, comunità indigene e agricoltori, fungendo da reti di sicurezza in tempi di siccità e condizioni climatiche avverse. La loro conversione in piantagioni per biocarburanti comprometterebbe la resilienza ecologica e l’autonomia comunitaria. Se l’Organizzazione Marittima Internazionale sviluppa un grande mercato per i biocarburanti, potrebbe scatenarsi una corsa all’acquisizione di terre africane, travestita da promesse di occupazione e sviluppo. Questo spostamento dell’uso del suolo metterebbe a rischio la sicurezza alimentare per una popolazione in rapida crescita, aggravando una situazione già critica.
Un Appello alla Responsabilità dei Governi Africani
Negli Stati in cui la sicurezza alimentare è già minacciata e la dipendenza dalle importazioni è la norma, il rincaro dei prezzi globali per oli vegetali e cereali rappresenta un ulteriore onere. In un contesto di estremi climatici, conflitti e debitori, espandere la produzione di combustibili a scapito del cibo è una scelta pericolosa. I governi africani, riuniti a Londra per il meeting dell’IMO, devono esercitare il loro potere per plasmare le regole che guideranno questa transizione, nella ferma convinzione di proteggere le terre, i sistemi alimentari e le comunità africane.
È essenziale che gli Stati africani richiedano l’esclusione dei biocarburanti derivati da alimenti dagli obiettivi di decarbonizzazione del settore marittimo. Ci deve essere una rigorosa adesione a criteri di sostenibilità per prevenire la conversione di foreste, torbiere e altre aree ad alta biodiversità in piantagioni di combustibili. La trasparenza e il rispetto totale dei diritti sulla terra e delle persone devono essere principi non negoziabili.
Decarbonizzare il trasporto marittimo è cruciale, ma l’azione climatica non deve diventare un nuovo territorio di estrazione. Bruciare colture per il trasporto marittimo aggraverebbe ingiustizie esistenti e approfondirebbe l’insicurezza alimentare in un momento in cui è necessario aumentare la resilienza.
Fonti ufficiali: World Resources Institute e IPES-Food.
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