Scuola sfruttata come bancomat: la legge di bilancio 2026 rafforza le critiche al governo.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Un Eclatante Colpo alla Scuola Pubblica
La recente manovra finanziaria ha inferto tre gravi colpi alla Scuola, mascherando tagli devastanti per il settore. Le misure includono organici annuali anziché triennali, una decisione che porta a obiettivi di produzione a breve termine, posti di “potenziamento” extra organico e l’assegnazione di supplenze a docenti già in servizio. Già nel 2025/26, 5660 insegnanti sono stati estromessi, mentre nel 2026/27 sarà la volta di 2174 ATA.
Questi temi possono apparire complicati e lontani dalla vita quotidiana, ma affliggono anche i cittadini che contribuiscono con le proprie tasse. È importante analizzare insieme queste scelte politiche e il loro impatto reale sulla scuola e sugli studenti.
Cosa Sono Gli “Organici” Scolastici?
Il termine “organici” si riferisce a documenti fondamentali per il funzionamento delle scuole. Determinano il numero di docenti, collaboratori scolastici (ex “bidelli”), assistenti amministrativi, DSGA (ex “segretari”) e dirigenti scolastici (ex “presidi”). La definizione di questi organici è legata strettamente al numero di alunni iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado, tenendo conto dei requisiti per formare classi e garantire la presenza di un preside e un segretario, condizioni indispensabili per l’autonomia scolastica.
Ma come si sta muovendo il Governo Meloni in merito? La situazione è definibile “schizofrenica”: da un lato, viene richiesto un numero minimo di 900 alunni per mantenere una scuola operativa; dall’altro, attraverso il “Decreto Caivano” (art. 10-bis D.L. 123/2023, convertito in legge n. 159/2023), si prevede di formare classi in otto Regioni, inclusa la Sardegna, con un numero inferiore di alunni rispetto a quanto stabilito dal DPR 81/2009. Tuttavia, gli uffici scolastici regionali non applicano le richieste inviate dalle scuole, a causa della mancanza di cattedre assegnate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara.
La Legge di Bilancio 2026 compromette tre principi fondamentali di stabilità nel sistema scolastico, che erano frutto di politiche implementate dai governi precedenti. La cancellazione degli organici triennali, un passo indietro rispetto al “Piano Triennale dell’Offerta Formativa” definito dalla legge 107/2015, è forse l’aspetto che provoca il maggior danno. Si torna a un modello annuale, che risponde puramente alle “necessità” politiche del momento. Inoltre, la possibilità di tagliare i docenti di “potenziamento” senza considerare il numero di classi e alunni aggrava ulteriormente la situazione.
Inoltre, è prevista l’assegnazione di supplenze ai docenti già in servizio, ignorando la necessità di nominare nuovi insegnanti. Questo potrebbe portare a una violazione delle normative vigenti sugli “straordinari obbligatori”, a meno che il Governo non intenda aumentare l’orario di insegnamento con salario invariato.
Da non dimenticare è anche il fatto che il Ministro Valditara ha già fatto registrare tagli significativi. Con 5660 insegnanti ridotti nel 2025/26 e la prospettiva di 2174 collaboratori scolastici e assistenti amministrativi che salteranno nel 2026/27, la promessa di stabilità degli organici per tre anni è andata in frantumi. Questo è aggravato dall’assegnazione di quasi un miliardo di euro alle scuole private, in violazione dell’art. 33 della Costituzione, e dall’erogazione di un bonus di 1500 euro alle famiglie per iscrivere i propri figli in tali istituti. Alle spese per la Scuola Pubblica viene tagliato il necessario per garantire un’istruzione di qualità.
Impoverire l’istruzione pubblica non solo limita le opportunità di apprendimento, ma incide anche sulla capacità di riflessione critica dei cittadini futuri, rendendoli meno consapevoli delle questioni sociali e politiche che ci circondano. Per comprendere concretezza e verità di queste dinamiche, è fondamentale mantenere alta l’attenzione.
Antonio Deiara
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